mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

De Blasio sindaco di New York un comunista?
Macché un riformista
Pubblicato il 07-11-2013


De Blasio-New York

New York, Queens – “Bengali interpreter available”, “Korean interpreter available”, “Spanish interpreter available”. Una fila di cartelli, rombi rossi con scritte in Hindi, Cinese e Spagnolo, accoglie e guida l’elettore fin dentro il seggio, su cui campeggia la scritta Vote Here/Vote Aquì. Stessa grandezza dei caratteri, stessa dignità per la prima e la seconda lingua di questa città. Per coloro i quali (nonostante abbiano diritto di voto) non si trovino a proprio agio né con l’Inglese, né con lo Spagnolo, i banchi di scuola sono stati trasformati in mini uffici per interpreti.

La natura meticciata e multiculturale della città non potrebbe essere più evidente. Ed è su questa natura che Bill de Blasio ha vinto le elezioni. Supportato da Afroamericani e Latinos (ma non molto dagli italo americani, tradizionalmente conservatori) ha conquistato la città con una vittoria schiacciante. Non esattamente una sorpresa per l’italo americano democratico che aveva stravinto le primarie (quelle sì, inaspettatamente).

Comunista, sandinista, filosovietico, Bill de Blasio ha ottenuto in questi mesi ogni sorta di appellativo più o meno lusinghiero che riporta alla sua politica “estremista” e Robinhoodiana, prendere ai ricchi per dare ai poveri. Ma nemmeno la copertina del New York Post alla vigilia delle elezioni, una gigantesca falce e martello sovrastata da una sorridente foto di de Blasio sulla scritta “Back in the URSS” è servita a fermare il candidato democratico e la sua perfetta famiglia multirazziale: moglie bisessuale afro americana, conosciuta durante gli anni di attivismo, figlio quindicenne, protagonista della campagna contro lo “Stop and Frisk” (l’abitudine della polizia di procedere a fermi “a campione” e ingiustificati, generalmente di latinos o afroamericani), che porta con lo stesso orgoglio il nome del Sommo Poeta e una capigliatura afro da far invidia a Jimi Hendrix e figlia diciottenne, prima supporter del padre.

La forza di de Blasio sta proprio in questa immagine, e nella tenacia con la quale, anche quando i sondaggi gli davano torto, ha mantenuto salde le proprie posizioni “estremiste”, in realtà molto vicine ad una social democrazia di stampo europeo. Non ha mai rinnegato né i viaggi in Russia durante la guerra fredda, né quelli in Nicaragua a supporto della rivoluzione sandinista; con un passato da militante e un lavoro costante a favore della scuola pubblica, dei diritti LGBT e delle minoranze, Bill de Blasio sembra davvero un cambiamento importante dopo i tre mandati di Bloomberg.

La sua campagna si è fondata su alcune parole chiave, come la retorica delle “due città”, una estremamente ricca ed una estremamente povera, e su una serie di provvedimenti volti alla riduzione dell’ineguaglianza sociale. Ma de Blasio, seppur radicale rispetto alla politica americana, non è affatto un folle o un estremista come lo si dipinge; la sua proposta di tassare l’1% di ricchi (che gli è valsa l’accusa, da parte del Wall Street Journal, di voler “governare col programma di Occupy Wall Street”) per destinare quei fondi agli asili e alle scuole pubbliche, è una tassazione molto utile per i fondi comunali, già in deficit, ma molto bassa per i diretti interessati che, infatti, dopo aver parlato direttamente con lui, hanno smesso di ostacolarlo. Le proposte del nuovo sindaco, da quella di potenziare le scuole pubbliche, a quella di dare maggiore attenzione alle zone più disagiate della città, sono meno radicali di quello che possa sembrare, anche se la svolta a sinistra è chiara e marcata. Sembra comunque che il nuovo sindaco, che si insedierà a gennaio, abbia tutte le carte in regola per riuscire a mantenere il giusto equilibrio fra intensificazione delle politiche sociali e mantenimento dello status quo.

La sfida, però, è molto dura; Bloomberg, infatti, lascia quella che è riuscito, grazie all’intenso lavoro di Giuliani, a rendere la grande città più sicura degli Stati Uniti, con una percentuale di criminalità in costante calo.

Nonostante sia innegabile il fatto che Bloomberg si sia concentrato sopratutto su Manhattan, inoltre, l’ex sindaco ha contribuito allo sviluppo di nuovi, importanti quartieri al di fuori dell’isola, vere e proprie sacche di ricchezza in zone prima impensabili.

A questo va aggiunto che, per poter mettere in pratica il proprio programma, de Blasio avrà bisogno di alzare le tasse, come annunciato, ma cercando di non spaventare gli investitori, in contrasto alla politica del suo boss durante la campagna presidenziale di Clinton, il Governatore Cuomo. Nonostante i due siano in ottimi rapporti, e politicamente vicini, sono infatti destinati a scontrarsi sulla questione tasse, un tema cruciale che, alla fine, potrà decidere del successo o meno di questo “gigante buono” dal cuore socialista.

Costanza Sciubba Caniglia

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