mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Disuguaglianze, mappa dell’Italia in crisi
Pubblicato il 20-11-2013


Italia-disuguaglianzeIl permanere degli effetti della crisi e le difficoltà che si frappongono alla loro rimozione ripropongono l’attualità dell’importanza di una conoscenza più puntuale delle disuguaglianze distributive a livello, non solo settoriale e personale, ma anche e soprattutto a livello territoriale. Com’è noto, molti economisti hanno individuato nell’aumento delle disuguaglianze una della cause della crisi, mentre altri hanno privilegiato l’approfondimento dei pericoli connessi all’impatto degli effetti della crisi sulla distribuzione del reddito e sulla tenuta della coesione sociale dei sistemi economici coinvolti. Sia che si consideri l’una o l’altra linea d’analisi, conoscere cosa sia intervenuto nel periodo successivo al 2008 nei rapporti tra le diverse parti territoriali che compongono l’Italia può essere di grande interesse per chi è preposto all’elaborazione di politiche pubbliche orientate ad un tempo al superamento della crisi in generale e, contemporaneamente, all’affievolimento dei suoi effetti sull’operatività del sistema economico nazionale e sulla tenuta delle coesione del sistema sociale.

Giunge, perciò, a proposito l’indagine di Paolo Acciari e Sauro Moretti; essi, in una loro recente indagine (Politica economica 3/2012), usando per la prima volta i dati delle dichiarazioni dei redditi, hanno effettuato un’analisi spaziale delle disuguaglianze reddituali italiane, non solo a livello di grandi circoscrizioni, ma anche a livello di singole aree provinciali. L’analisi di Acciari e Moretti rimedia in parte ai limiti dei risultati sinora conseguiti nello studio delle disuguaglianze, utilizzando le informazioni desunte dai bilanci della famiglie, oppure quelle desunte dalle indagini condotte sulle condizioni economiche delle famiglie. Gli autori, sulla base dei dati sulle dichiarazioni dei redditi, hanno potuto costruire, in alternativa a quelli tradizionali, degli utili indicatori di disuguaglianza a livello provinciale dal 2000 al 2011, utilizzando il “coefficiente di Gini” (dal nome dello statistico italiano che lo ha costruito), col quale è misurato il grado di diseguaglianza nella distribuzione del reddito o anche della ricchezza. L’indice è un numero compreso tra 0 ed 1; valori bassi del coefficiente prossimi a zero indicano una distribuzione abbastanza omogenea, mentre valori alti prossimi ad uno indicano una distribuzione più diseguale, corrispondente alla massima concentrazione, ovvero una situazione in cui, al limite, una sola persona “concentra nelle proprie mani” tutto il reddito del Paese, mentre tutti gli altri hanno un reddito nullo.

I risultati cui sono pervenuti Acciari e Moretti consentono, al di là del puro interesse localistico, di leggere come, nell’arco di tempo compreso tra il 2010 e il 2011, si sia modificata in Italia la “mappa della disuguaglianza” a livello spaziale; ciò è importante per due ragioni: in primo luogo, perché il dato medio nazionale può nascondere realtà molto diverse tra loro; in secondo luogo, perché alcune delle cause determinanti la “mappa”, concernenti la struttura produttiva e la tenuta della coesione sociale, hanno una “natura” prevalentemente locale. Il risultato dell’analisi dei due ricercatori è riassumibile in poche osservazioni: nel 2011, l’indice di Gini a livello nazionale era pari a 40, inferiore di oltre tre punti rispetto all’intero Mezzogiorno; mentre in alcune province, come quelle di Caltanisetta, Foggia e Ragusa, era maggiore di 44 e in alcune altre del Centro-Nord, come quelle di Lodi, Biella e Vercelli, era intorno a 35. Rispetto al 2007, l’anno prima della crisi, l’indice di Gini al 2011 è aumentato di un punto a livello nazionale, interrompendo una tendenza che aveva interessato la maggioranza delle province italiane dopo il 2000.

Le stime effettuate hanno consentito agli autori di mettere in evidenza che le disuguaglianze territoriali, dipendono, sia dalla caratteristiche del sistema produttivo prevalente all’interno delle singole circoscrizioni territoriali, sia da quelle del mercato del lavoro; tenuto conto di queste caratteristiche, l’indice di Gini è risultato minore nelle province che hanno presentato una maggiore incidenza del settore industriale e maggiore nelle province in cui è risultata presente, da un lato, un’offerta di forza lavoro non specializzata e, dall’altro, un’offerta di forza lavoro straniera e una maggiore incidenza del numero dei laureati rispetto al totale della popolazione. Esistono numerose spiegazioni del perché un alto livello di disuguaglianza può influenzare negativamente la performance economica di una circoscrizione territoriale.

Una prima spiegazione indica che le opportunità produttive variano in funzione del grado di disuguaglianza distributiva esistente, nel senso che le province e le regioni “povere” non hanno le stesse chance produttive di quelle “ricche”, nel senso che lo status reddituale non consente di realizzare a pieno il loro potenziale produttivo. Un’altra spiegazione sottolinea l’importanza dei conflitti sociali provocati dalle disuguaglianze, nel senso che il conflitto sociale persistente aumenta la quota di risorse destinate alla composizione del conflitto, per cui a causa di ciò, è ritardato il superamento di un’eventuale crisi produttiva. Per finire, senza la pretesa di esaurire l’elenco, esiste anche la spiegazione secondo cui il grado di eguaglianza distributiva a livello territoriale incentiva il crimine e l’evasione fiscale, riducendo quindi le entrate dei governi locali e limitando i loro spazi di manovra fiscale.

In conclusione, per migliorare le performance economiche potenziali delle singole circoscrizioni territoriali occorre che la diminuzione del grado di disuguaglianza nelle distribuzione del reddito di un sistema economico divenga una delle preoccupazioni centrali dell’azione politica, non solo ai fini delle realizzazione di una maggior giustizia distributiva, ma anche e soprattutto ai fini del rilancio della crescita produttiva. A tale scopo, il lavoro di Acciari e Moretti giunge perciò a proposto, in quanto, pur coi limiti che essi non mancano di evidenziare sui risultati cui sono pervenuti, uno degli obiettivi che dovrà essere perseguito dai governi che saranno chiamati a liberare il Paese dalla crisi che l’affligge non potrà che coincidere con la diminuzione delle diseguaglianze distributive presenti tra i diversi territori che compongono il sistema economico nazionale.

Gianfranco Sabattini

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