mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

DOPO LA CANCELLIERI
TOCCA A NAPOLITANO?
Pubblicato il 20-11-2013


NAPOLITANO-pensa

La Camera boccia la sfiducia dei grillini alla Cancellieri, ma l’obbiettivo vero era il governo Letta da far cadere a ogni costo e se non cade, ora tocca a Napolitano, l’argine più importante al dilagare del partito delle elezioni subito.

I no alla mozione di sfiducia sono stati 405; 154 i sì e tre gli astenuti. A favore della mozione hanno votato M5S, Lega, Sel e Fratelli d’Italia. No tutti gli altri e così per dirla con le parole pronunciate dal presidente del Consiglio all’assemblea del Pd di ieri sera, si è concluso “un passaggio politico a tutto tondo”, la spallata non c’è stata e il Governo ha incassato la seconda fiducia dopo quella del 2 ottobre che sancì la rottura del PDL.

La giornata si è aperta con la Procura di Torino ha aperto un fascicolo contro ignoti sulla fuga di notizie relativa al caso Cancellieri-Ligresti perché una cosa è chiara, contro la Cancellieri c’è stata non solo una campagna di stampa, ma anche la solita ‘fuga’ controllata e ben indirizzata di notizie vere, presunte, inventate.

L’ipotesi è che qualcuno degli investigatori abbia violato il segreto d’ufficio sull’inchiesta Fonsai e si vuole sapere soprattutto chi ha dato la notizia, pubblicata da La Repubblica, dell’esistenza di tabulati telefonici sulle telefonate tra il ministro della giustizia e Antonino Ligresti.

Ma non c’è solo il partito dei giudici, c’è anche quello delle elezioni anticipate, o meglio del ‘o la va, o la spacca’. Insomma di quanti puntano a far cadere Letta per andare subito, per i motivi più disparati, alle elezioni anticipate con la legge porcata che assicura vantaggi insostituibili ai leader dei partiti e la possibilità del terno secco con il premio di maggioranza al primo arrivato, fosse pure solo col 20% dei voti.

E c’è un ostacolo, anche piuttosto duro da superare: Giorgio Napolitano. Il Quirinale ha battezzato il governo delle ‘larghe intese’ nel momento in cui il Paese stava per andare a rotoli e le maggiori forze politiche, escluso Grillo che comunque puntava allo sfascio ieri come oggi, avevano l’esatta percezione della mancanza di alternative. Torniamo alla Cancellieri.

Lo stillicidio di rivelazioni sui verbali e le intercettazioni continua. “A prescindere dal contenuto” – spiega il senatore Enrico Buemi, Capogruppo Psi in Commissione Giustizia – “su cui si è già pronunciata la magistratura inquirente di Torino, è necessario capire a quale disegno corrisponda lo stillicidio di notizie riguardanti i comportamenti del ministro, ritenuti irrilevanti dal punto di vista penale. Quali interessi di grandissimo rilievo sta toccando, nella sua azione, il ministro per scatenare una reazione così rabbiosa e continua? È evidente che sullo sfondo si voglia colpire il governo e il Presidente del consiglio, fatto che esula e travalica le questioni strumentali che vengono utilizzate. Questa fibrillazione continua non può essere un fatto casuale, ma determinata da un disegno che vuole permanentemente in crisi la politica italiana”.

Difatti neppure avevano finito di votare in Aula che già il partito delle elezioni ricominciava il bombardamento. Sulle agenzie di stampa c’è notizia di un nuovo verbale, questa volta di Salvatore Ligresti, patron di Fonsai, che sostiene di essere intervenuto presso l’allora presidente del consiglio Berlusconi per far prorogare l’incarico di prefetto a Parma alla Cancellieri. Una bufala. Il ministro spiega di non essere mai stata prefetto a Parma, ma commissario prefettizio una prima volta nel 1994 e poi solo per pochi giorni nell’ottobre 2011, poco prima di essere chiamata da Mario Monti al governo come ministro dell’Interno. Quindi si chiede come possa Salvatore Ligresti sostenere di aver fatto una raccomandazione che chiaramente non poteva avere fondamento.

Ma non fa nulla, perché queste accuse servono a tenere il fuoco acceso, a scaldare gli animi girotondini dei pentastellati, a indirizzare la collera della gggente contro il PD inciucista tanto che nel pomeriggio, i manifestanti NO Tav giunti a Roma per protestare contro il vertice italo-francese (è stato annunciato ufficialmente l’avvio della ferrovia Torino – Lione tra fine 2014 e inizio 2015), vanno a fare guerriglia urbana sotto la sede del PD. Servono al PDL, o a Forza Italia, per poter sostenere che si sono usati ‘due pesi e due misure’, intransigenza sulle telefonate di Berlusconi in Questura per affidare a Nicole Minetti – che poi la sub-affiderà a una signorina con assai discutibili referenze – la ‘nipote di Mubarak’, e quelle tra la Cancellieri, la signora Ligresti e il fratello del patron di Fonsai, a proposito delle condizioni di salute di una delle due figlie incarcerata con padre e sorella. Servono anche per alimentare le primarie all’italiana che stanno terremotando il PD.

Lo dice in aula la deputata socialista Pia Locatelli che intervenendo sul voto di sfiducia, cita un ’editoriale di questo giornale del direttore Mauro Del Bue. Per “il congresso del Pd – dice – Renzi ha agitato le dimissioni della ministra Cancellieri come una clava, Cuperlo ha incassato e ripiegato su una posizione intermedia, Civati si proponeva di superare Renzi in questo campo non avendolo superato in altri”.

E Napolitano? Napolitano c’entra perché non solo è il garante del governo delle larghe intese, ma è anche cocciuto e intransigente oppositore della linea delle elezioni subito per le banalissime ragioni che tutti conoscono legate alla legge elettorale, alla sua parziale incostituzionalità, alle difficoltà del Paese di mostrare al mondo di possedere un minimo di stabilità politica.

Ecco dunque i pentastellati con Grillo che dopo aver insultato più o meno un po’ tutti conclude spiegando che Napolitano è il collante di questa situazione. Lui è responsabile dell’aborto delle Large Intese che oggi sono un colabrodo, lui è responsabile della sua rielezione che avrebbe dovuto rifiutare per dar spazio a un rinnovamento come poteva essere Rodotà” e di “questo governo spudorato che non caccia la Cancellieri in nome della stabilità, la stabilità dei morti e dei decrepiti, deve durare a qualunque costo, con qualunque mezzo. Lo ha deciso Napolitano. Vuolsi colà dove si puote”. Segue richiesta di impeachment, che in Italia non esiste. Silenzio del PD, che pure dovrebbe aver memoria del ruolo di Napolitano, mentre il socialista Marco di Lello, a proposito del voto di fiducia, osserva che “quanto accaduto può piacere o non piacere, si possono avere diversi e legittimi obiettivi politici, ma chiamare in causa il Capo dello Stato è un atto senza fondamento alcuno, frutto di ignoranza o di malafede”.

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Coraggio compagni, che l’Italia è ben messa.
    La Repubblica , è anche e sopratutt0 frutto della nostra volontà politica, non permettiamo che vada allo sfascio.
    Compagno Maurizio Molinari fed. di Torino

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