lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Esuberi aziendali, prepensionamenti al via
Pubblicato il 06-11-2013


Via libera al prepensionamento per gli esuberi aziendali. Con il messaggio n. 17768. Infatti, l’Inps ha diffuso i modelli di domanda preliminare e di richiesta di prestazione al fine di rendere operativa la misura introdotta dalla riforma Fornero (legge 92/2012) per far fronte alle eccedenze aziendali attraverso l’incentivazione dell’uscita dal lavoro dei dipendenti prossimi al pensionamento.
Nel dettaglio, il comma 1 dell’articolo 4 della citata legge 92/2012 (Riforma del Lavoro) prevede un accordo di prepensionamento fra impresa e sindacati (quelli maggiormente rappresentativi a livello aziendale)  ma anche l’assenso formale del lavoratore come presupposto fondamentale  per arrivare effettivamente alla risoluzione del contratto di lavoro. Questo tipo di cessazione del rapporto si considera consensuale. Nello specifico, l’articolo 34, comma 54, lettere b, c, della legge 221/2012 (Decreto Sviluppo bis) modifica il richiamato articolo 4 estendendo l’accordo nelle procedure di licenziamento collettivo (ex articoli 4 e 24 della legge n. 223/1991). Oltre all’intesa fra impresa e rappresentanze sindacali aziendali (a differenza delle procedure di mobilità), è indispensabile che nell’accordo siano individuate la situazioni di eccedenza di personale chiarendo espressamente il criterio di selezione dei lavoratori (art. 5, comma 1, della legge 223/91) in base alla “prossimità al perfezionamento dei requisiti per il pensionamento“. Una modalità peraltro stabilita dalla circolare del Ministero del lavoro n. 24/2013. Il lavoratore non può contestare ma può invece scegliere fra prepensionamento e altri ammortizzatori sociali come la mobilità. Se opta per la pensione anticipata, il datore di lavoro non deve corrispondere il contributo di mobilità (art. 5, comma 4, legge 223/91) e nemmeno quello Aspi (art. 2 comma 31, legge 223/91), acquisendo il titolo al recupero delle somme eventualmente pagate mediante conguaglio con i contributi dovuti (circolare Inps n.119 del 2013). Inoltre, può praticare nuove assunzioni, anche presso le unità produttive interessate dai licenziamenti, in deroga al diritto di precedenza (articolo 8, comma 1, legge 223/91). La stessa procedura prefigurata per i licenziamenti collettivi è estesa pure ai casi di riduzione del personale dirigente, sempre con riferimento all’articolo 34, comma 54, lettere b,c, legge 221/2012, che muta in questo senso la Riforma del Lavoro. L’unica diversità è che l’intesa va firmata dal sindacato dei dirigenti, a prescindere dalla sua rappresentatività in azienda.
Agli accordi di prepensionamento possono aderire tutti i datori di lavoro con almeno 15 dipendenti (con esclusione degli apprendisti e dei contratti di inserimento lavorativo o di reinserimento). I lavoratori, invece, devono soddisfare i requisiti minimi anagrafici e/o contributivi richiesti per la pensione di vecchiaia o anticipata entro 4 anni dalla cessazione dell’attività lavorativa, secondo le regole previdenziali vigenti a quel momento (inclusi gli adeguamenti alle aspettative di vita); in caso diverso la risoluzione può essere spostata in avanti per farli maturare. Al riguardo giova precisare che per il requisito contributivo sono considerati utili a tutti gli effetti (validi cioè per il diritto e la misura della prestazione di quiescenza) anche i periodi maturati all’estero in Paesi ai quali si applica la regolamentazione comunitaria in materia di sicurezza sociale o legati all’Italia da convenzioni bilaterali stipulate in materia di sicurezza sociale. Il lavoratore ammesso all’operazione ha diritto ad un assegno di importo pari al trattamento pensionistico che gli spetterebbe in base alle regole vigenti, in base all’anzianità assicurativa raggiunta e alle retribuzioni percepite fino a quel momento. Il trattamento, erogato per 13 mensilità, è posto in pagamento dall’Inps ma è il datore di lavoro a finanziarlo.Aumento del 27% nei primi nove mesi

INPS: BOOM DI DOMANDE DI DISOCCUPAZIONE

Nei primi 9 mesi del 2013 sono state presentate 1.431.627 domande di disoccupazione, con un aumento del 27,7% rispetto alle 1.121.277 richieste dello stesso periodo del 2012. Lo rileva l’Inps spiegando che a settembre sono arrivate 116.002 istanze di ASpI, 68.240 di mini ASpI e 377 domande di disoccupazione tra ordinaria e speciale edile. L’Istituto ricorda che da gennaio è cambiata la normativa di riferimento e che dal 2013 sono entrate in vigore le nuove prestazioni per la disoccupazione involontaria, ASpI e mini ASpI. Le richieste che si riferiscono a licenziamenti avvenuti entro il 31 dicembre 2012 continuano ad essere classificate come disoccupazione ordinaria, mentre per quelli avvenuti dopo il 31 dicembre 2012 le istanze sono classificate come ASpI e mini ASpI. A settembre 2013 sono state inviate 116.002 domande di ASpI, 68.240 richieste di mini ASpI e 377 istanze di disoccupazione tra ordinaria e speciale edile. Nel medesimo mese sono state trasmesse 9.123 domande di mobilità, mentre quelle di disoccupazione ordinaria ai lavoratori sospesi sono state 1.128. Nel complesso nel mese le prestazioni richieste sono state 194.870. Nei primi nove mesi del 2013 sono state avanzate in totale 1.431.627 istanze, con un rialzo del 27,7% in confronto alle 1.121.277 domande inoltrate nel corrispondente lasso di tempo del 2012.

Cig ottobre -11,9%, crolla deroga (-58,7%)  – Le richieste di cassa integrazione a ottobre calano (-11,9% tendenziale) grazie al crollo della cassa in deroga (-58,7%): nel mese, rileva l’Inps, nel complesso sono stati autorizzati alle aziende 90,7 milioni di ore di cig con un progresso per la cig ordinaria (+7,4%) e per la cig straordinaria (+9,5%) mentre gli interventi in deroga crollano.

Carlo Pareto

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