sabato, 19 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Euro e dollaro, collaborazione e competizione
Pubblicato il 11-11-2013


EURO-DollaroCome valutare le politiche monetarie espansive attuate dalle maggiori banche centrali del mondo, con Usa e Giappone che continuano ad immettere liquidità e, quindi, a sostenere domanda e produzione? Quanto tempo potrà reggere un euro stritolato da yuan e dollaro, dumping sociale cinese a parte? L’austerità europea è il cancro dell’economia mondiale? Sono queste, probabilmente, le domande che si deve essere posto il presidente americano Obama, quando ha chiesto alla Merkel e alla Germania di allentare le politiche economiche di rigore che stanno uccidendo il Vecchio Continente, per rilanciare la propria domanda interna, in particolare quella dei Paesi in surplus commerciale, e sostenere gli Stati europei in disavanzo estero, dando così un contributo alla crescita dell’economia mondiale.

Ma un nuovo indirizzo economico che ponga fine alle politiche deflazionistiche e monetariste, dovrebbe prevedere una mission della Bce simile a quella della Federal Reserve statunitense, in grado cioè, divenendo prestatore di ultima istanza, di assumere l’obiettivo della piena occupazione assieme a quello antinflazionistico, in coordinamento con una politica fiscale europea espansiva e non ossessionata dai debiti pubblici sovrani. Questo appare il senso della scelta del presidente della Bce Mario Draghi, di abbassare il costo del denaro, in contrasto con il governatore della Bundesbank, che siede nel Direttorio della Banca centrale europea a Francoforte.

Con molta chiarezza: la Bce non può limitarsi all’Outright Monetary Transactions (il programma di acquisto di titoli della Bce), quale surrogato sostenibile rispetto ad una politica monetaria di intervento diretto; servono più poteri per la Bce, considerata la cessione di sovranità all’Europa (ergo alla Germania…) delle politiche fiscali nazionali, a partire dalla possibilità di garantire i debiti sovrani e di intervenire sulle ragioni di cambio dell’euro.

La guerra valutaria l’ha cominciata l’Europa con la deflazione e l’euro è ora sopravvalutato rispetto alle valute delle potenze economiche mondiali.

D’altronde la Merkel dovrà cedere sui temi della crescita, se vorrà, come è ineluttabile, i socialdemocratici in un governo di “Grande coalizione”: la “Cancelleria di ferro” non potrà che riprendere la strada dell’economia sociale di mercato. Lo stesso Fondo Monetario Internazionale ha lanciato un messaggio chiaro in occasione dell’ultimo World Economic Outlook: la crescita globale rallenta a causa della crisi europea e dei timori sull’America, la Germania deve abbandonare la rigidità delle sue posizioni e contribuire a costruire un’Europa davvero unita.

Come dire che serve da parte di Berlino una simbiosi con gli altri partner europei e non il commensalismo.

Maurizio Ballistreri

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