mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Fallisce la spallata dei grillini
Crocetta ora è più forte
Pubblicato il 05-11-2013


CROCETTA-grilliniIl quadro politico nazionale appare ancora ingabbiato in un travaglio di cui il Paese paga le spese ma di cui purtroppo non si intravede la fine. Quello siciliano, invece, dopo la crisi determinata dalla tensione tra il PD e Crocetta s’è mosso e ha imboccato una strada che appare nuovamente aperta a sviluppi positivi. Determinante in questo senso sono stati la fine del “modello Sicilia”, risultante com’è noto dal rapporto di simpatia reciproca e di collaborazione tra i grillini e il governo Crocetta, caso unico in tutto il Paese, e la riapertura del dialogo tra il presidente e la dirigenza dei Democratici. A spazzare via il suddetto modello è stata una mozione che in modo assolutamente improvviso ha capovolto la fiducia nell’uomo già definito da Grillo “l’unico politico per il quale vale la pena di scendere in Sicilia”.

Crocetta, s’era detto per mesi, è l’uomo nuovo, veramente libero da ogni sudditanza ai partiti, capace di combattere contro i gruppi d’interesse da tempo impegnati a condizionare la vita dei governi regionali, e per ciò merita sostegno. Questa posizione è però apparsa sempre più in contrasto con la strategia dell’attacco forsennato portata avanti negli ultimi tempi e ulteriormente irrigidita contro il governo e le istituzioni nel fine ultimo dello sfascio del Paese. Occorreva collocare la Sicilia sullo stesso piano delle altre regioni. Così i grillini isolani hanno riposto le rose e imbracciato il fucile per colpire mortalmente il governo e imporre il ricorso alle urne.

È da pensare che a spingere in questa direzione e affrettare i tempi sia stata la volontà di approfittare del momento favorevole rappresentato dai contrasti recentemente insorti tra il presidente Crocetta e la dirigenza regionale del PD oltre che dal sostegno alla mozione di sfiducia subito annunziata dalla destra di Musumeci.
Dieci ore di dibattito e un voto chiarificatore hanno però vanificato le speranze nella riuscita della spallata. I grillini, infatti, si sono ritrovati bastonati e isolati. Intervenendo in aula con inaudita violenza verbale, scomodando personaggi illustri della storia per fare citazioni colte, citando persino i Vangeli, essi si sono accaniti su Crocetta e il governo certi di distruggerli. La destra di Musumeci ha fatto del suo meglio per seguirne l’esempio.

Il senso di responsabilità s’è però imposto in seno all’Assemblea con l’intervento del segretario regionale del PD, che ha denunciato il tentativo dei grillini e associati, e affermato che bisognerà “rilanciare il programma sottoscritto da Crocetta prima della sua elezione” e dai Democratici condiviso, con ciò ridando forza a una posizione di dialogo e di confronto costruttivo con Crocetta, nunzia di superamento di ogni divergenza.
Nella sua replica il presidente è stato molto duro. Ha bollato la mozione di sfiducia del M5S come atto etero diretto di uomini che all’inizio della legislatura s’erano detti “nuovi e pronti a sostenere il rinnovamento dell’isola”, e alla fine si sono invece rivelati dei vecchi politicanti, calcolatori e nemici della Sicilia. Mentre nell’aula si svolgeva una attività frenetica per fare ottenere alla mozione di sfiducia i voti necessari, ha poi ricordato con puntualità di riferimenti l’attività svolta dal governo, i primi risultati raggiunti con le operazioni di trasparenza per colpire interessi trasversali tra privati e politica, coi risparmi nella spesa e il risanamento del bilancio in una situazione estremamente difficile e che tale resta per la resistenza che forze ben individuate continuano a opporre al rinnovamento.

Ha infine confermato l’impegno a lavorare “col concorso di tutti i volenterosi” perché l’isola, chiusa questa giornata, che ha comunque definito “dolorosa”, possa finalmente ricollocarsi sulla via della ripresa. E il successo è stato pieno e senza ombre: all’atto dell’insediamento, nell’autunno del 2012, i voti favorevoli all’Esecutivo erano stati 39; ora su 77 votanti, i favorevoli sono stati 46, e solo 31 i contrari.
Tutto fa dunque pensare che buonsenso e ragione siano rientrati nell’Assemblea regionale, e che la strada dell’impegno costruttivo si sia nuovamente aperta. Ad attendere i parlamentari sono ora scadenze improrogabili: le variazioni di Bilancio, il disegno di legge di stabilità, l’istituzione dei Liberi Consorzi di Comuni e delle città metropolitane, la sistemazione dei precari e altro ancora. Buon lavoro a tutti, dunque, per il superiore bene dell’isola.

Giuseppe Miccichè

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