martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Festival di Roma, “Border”: due sorelle sulla guerra in Siria
Pubblicato il 15-11-2013


Border-CremoniniPresentato fuori concorso al Festival Internazionale di Roma, “Border” non è un documentario, ma un film dal «valore documentaristico importante» come ha sottolineato il regista Alessio Cremonini. Lo spettatore viene introdotto nella tragedia siriana (circa 100.000 vittime e 2 milioni di profughi, di cui un milione bambini) attraverso gli occhi di due sorelle, caratterialmente diverse, ma unite dalla fede e dal niqab (il velo tradizionale, quello che copre l’intero corpo della donna, compreso il volto, lasciando scoperti solo gli occhi, ndr): Fatima (interpretata da Sara El Debuch) ed Aya (alias Dana Keilani).

LA TRAMA DEL FILM  – Il film a basso costo è stato girato con attori non professionisti, e racconta la vicenda reale di Fatima – più fiduciosa nell’altro, estroversa e socievole – e della sorella Aya che tende invece a essere più diffidente, dopo esser stata violentata ed imprigionata solo perché indossava il velo, sospettata di far parte a un progetto terroristico. Entrambe sono risolute a far valere il loro diritto a professare la religione raggiungendo la Turchia, la terra promessa che garantirà loro la salvezza e la libertà una volta raggiunto e superato il confine (da qui il titolo “border”). Ma il viaggio attraverso i boschi nasconderà parecchie insidie e crudeltà.

L’INCONTRO CON LE DUE PROTAGONISTE – All’incontro con il regista e le protagoniste della pellicola, Dana Keilani (alias Aya) – nonostante sia vestita all’occidentale, in blue jeans, – ha raccontato di essere ancora molto legata alla sua terra ed alla cultura siriana. La giovane donna ha spiegato quanto sia perfettamente inserita nella realtà di Roma: laureata alla Sapienza come architetto d’interni, sta curando una linea di borse firmata da lei e destinata a una clientela mediorientale. L’altra protagonista, Sara El Debuch (alias Fatima) elegante – fiera ed orgogliosa col suo velo – ha raccontato che aveva 14 anni quando decise di indossare il niqab. «Sono riuscita a far vedere che sono una donna islamica che recita, che sono libera, nonostante abbia il velo. Questo è anche il messaggio che vuole trasmettere il film».

Barbara Conti

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