domenica, 19 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Giornata dei diritti dell’infanzia, è ora di agire
Pubblicato il 18-11-2013


Authority infanzia adolescenza“L’umanità deve all’infanzia il meglio di ciò che ha da offrire“. Queste parole furono pronunciate di fronte al’Assemblea delle Nazioni Unite dall’allora Segretario Generale, Kofi A. Annan, nel 1989. L’Assemblea adottava la Convenzione sul  tema dei diritti dei bambini. Furono 193 i paesi ad aderire, tra i quali, due anni dopo, l’Italia. L’anniversario di quella storica decisione cade il 20 novembre, giornata in cui, nel mondo, si celebra la giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Un passaggio cruciale di un lento cammino verso il riconoscimento dei diritti umani dell’infanzia. Fu solo nel 1924 che la Società delle Nazioni approvò la prima Dichiarazione dei diritti del fanciullo, quando in Italia c’erano ancora tanti, tantissimi “Rosso Malpelo in miniera o nei campi”. Da allora si è giunti al 1989 con la richiesta a tutti gli Stati di ratificare e assumere l’impegno solenne di “promuovere il benessere dell’infanzia “ attraverso azioni politiche di massimo livello. La consapevolezza che i bambini sono persone portatrici di bisogni pone costantemente la società degli adulti di fronte al problema di come rispondere adeguatamente a queste esigenze, di quali politiche possano assicurare il miglior futuro possibile ai bambini indipendentemente dalle condizioni di partenza, dalla famiglia , dal contesto sociale. In una parola, di affermare e rendere realtà il diritto di ogni bambino di essere aiutato a sviluppare le proprie potenzialità individuali, a crescere scegliendo l’adulto che vorrà essere.

L’invito dell’Onu agli Stati membri era, dunque, quello di interpretare la necessità di riconoscersi come “comunità educante, mettendo in campo politiche in grado di sostenere la famiglia nel delicato compito di crescere , curare, investire in politiche che sappiano offrire opportunità reali ai nostri bambini. Diritti come luoghi del benessere e dell’agio”.

Altra dimensione della problematica riguarda la capacità di misurare quanto la nostra società sia in grado di incentivare azioni e progetti di tutela, di proteggere i bambini quando si misurano con le crisi familiari o quando sono oggetto di violenza e abuso, fenomeno che si affianca a quello del femminicidio la cui ricorrenza è, peraltro, il 25 novembre.

Prevenzione, protezione e sensibilizzazione sul concetto dei diritti, rimangono ancora le parole chiave su cui lavorare attraverso politiche mirate e investimenti “forti” e sistematici, non occasionali.

Vi sono Associazioni come Unicef che svolgono un ruolo importante anche a livello internazionale per monitorare  e intervenire affinché la tutela dell’infanzia non sia assoggettata ai confini territoriali.

Purtroppo, spesso, assistiamo a continue violazioni in molte parti del mondo: fenomeni di sfruttamento del lavoro minorile, quando non vere e proprie forme di schiavitù dove l’abuso sessuale diventa normalità. Sono molti, troppi, i bambini nel mondo costretti a prostituirsi, vivere in strada, subire gli orrori della guerra, essere discriminati.

Anche nel nostro Paese, seppure in forma diversa dobbiamo lavorare di più e meglio in materia di diritti, basti pensare alla legge 91 (cittadinanza) che trova fondamento nello Ius Sanguinis, (chi nasce ha la cittadinanza del genitore). Legge ormai anacronistica, perché i bambini che nascono nel nostro Paese non sono stranieri, ma rappresentano il futuro.

Per tale ragione, come socialisti, da tempo sosteniamo lo Ius Soli, legislazione che, del resto, è adottata già in molti Paesi come gli Stati Uniti.

Per questo, in vista del 20 novembre, l’invito è quello di promuovere iniziative che rafforzino la tutela e il benessere delle bambine e bambini, sostenendo anche la necessità di riformare una legge che, nei fatti, finisce per non tutelare i circa 500.000 bambini e ragazzi nati e cresciuti nel nostro Paese e che ritengono giustamente l’Italia la loro terra.

Rita Cinti Luciani 

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