martedì, 17 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Gutgeld, quanto fumo sulle pensioni!
Pubblicato il 11-11-2013


In una intervista a Roberto Mania (La Repubblica di domenica 10 novembre), l’on. Yoram Gutgeld cerca di spiegarci meglio la proposta di ricalcolare tutte le pensioni nate con il metodo retributivo. Obbiettivo delle scelte accertare il rapporto concreto oggi esistente per ogni pensione liquidata in regime retributivo tra contributi versati e reddito percepito. Lo scopo principale della proposta è quello di individuare chi ha usufruito del fatto che su 270 miliardi di pensioni erogate, 210 sono coperte da contributi versati, mentre per 60 si tratta di uscite mancanti di copertura e quindi coperte dal bilancio pubblico.

A chi ha beneficiato della copertura pubblica del differenziale esistente tra quanto versato e quanto ricevuto sarebbe del tutto lecito, secondo Gutgeld chiedere un contributo di solidarietà da distribuire ad es. per gli asili nido.
La proposta è, secondo me, del tutto impraticabile, anche se sostenuta da argomentazioni apparentemente realistiche e non prive di suggestioni sul versante dell’etica.
Impraticabile perché, di fatto, con quella proposta si cancellerebbe il sistema retributivo, passando anche per un passato che copre molti decenni dal retributivo al contributivo.

La proposta sembra fatta su misura per dare ragione a quelli del “sarebbe giusto, ma impossibile”. Un modo di ragionare che rischia di portarci pari pari all’approdo di scelte ingiuste, ma inevitabili, come quella di evitare soluzioni complicate e per andare sul sicuro. Esistono, infatti, milioni di pensionati per i quali non c’è niente da ricalcolare, si tratta dei soliti noti che ogni anno sono vittime sacrificali di una politica dei tagli che colpisce sempre gli stessi.

Pur rimanendo convinto che la proposta del Ricalcolo delle pensioni rappresenti l’ennesima bufala, sarei curioso di conoscere i dati precisi che concorrerebbero a colmare il divario tra la parte coperta dalla contribuzione e quella scoperta. Sarei, cioè, molto grato se chi parla di 70 miliardi di spesa previdenziale non coperta mi spiegasse se i miliardi abbonati agli imprenditori alla voce “fiscalizzazione degli oneri sociali” fa parte o no dei 70 miliardi? Personalmente, non sono affatto contrario alle fiscalizzazioni dei contributi, se fatte evitando mance e truffe. Si tratta comunque di forme di aiuto che non sono caricabili né materialmente né moralmente su chi sia stato coinvolto in tali politiche in qualità di lavoratore dipendente.

Questo argomento vale anche per la copertura previdenziale del servizio militare, dei congedi di maternità, dei congedi parentali.
Non crede Gutgeld che sia venuto il momento di incominciare a prendere atto che su due questioni, l’istituzione del conto previdenziale unico e la separazione netta tra previdenza e assistenza, non ci sono colpe e peccati comuni da scontare collettivamente.

Esistono, e sono tanti, anche quelli convinti che la separazione tra previdenza e assistenza e l’istituzione del conto previdenziale unico, se attuati quando furono proposti, oggi non ci farebbe discutere in modo spesso ridicolo di pensioni d’oro, spostando l’asticella più in alto o più in basso con la logica ferrea che vuole che le pensioni d’oro e i privilegi siano sempre quelli degli altri.
A Gutgeld chiedo di approfittare della sua esperienza di matematico per calcolare, in presenza di un sistema che confonde tra previdenza e assistenza, con l’esistenza di tanti fondi speciali e di una legge che prevedeva l’armonizzazione dei trattamenti, ma era stata gestita con una ferrea logica classista. La legge, infatti, prevedeva l’armonizzazione dei trattamenti. Nell’applicazione della legge, però, si è deciso che per militari, magistrati, deputati, manager e tantissimi altri il principio della armonizzazione non dovesse valere. Ciò è avvenuto grazie al centrodestra, anche se dobbiamo ammettere che non sempre il centrosinistra si è opposto con la necessaria decisione.

A ben vedere, quando si riconosce che il principio di armonizzazione ha comunque fatto risparmiare tanti soldi, ci si riferisce solo ai lavoratori dipendenti, il cui fondo è stato piegato al principio della solidarietà interna solo quando si è trattato di salvare situazioni come quella dei dirigenti d’azienda, dell’Alitalia e di tanti altri trattamenti previdenziali, tutti comunque più favorevoli di quelli previsti dal Fondo per i lavoratori dipedenti.

Infine, sarei curioso di conoscere il pensiero e la proposta di Gutgel sulla ventilata soluzione per lo sfoltimento del personale dipendente dell’esercito.
Concedere a un gruppo di lavoratori un periodo molto lungo di non lavoro, lautamente pagato (l’85% del salario) dovrebbe far indignare tutti e, prima di tutto, coloro che nell’ansia di tagliare brutalmente la spesa previdenziale, propongono di colpire anche le vedove e i vedovi.
Spero tanto che Gutgel ci tranquillizzerà sul fatto che, se domani dovesse toccare a lui, come ministro, non ci riproporrebbe in forme più educate e anche con maggiore competenza rispetto ai ministri Fornero e Sacconi, la stessa cura dei tagli, che ha già dimostrato di essere efficace solo per aggravare la malattia e non per curarla.

Silvano Miniati
Network sinistra riformista

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Commenti all'articolo
  1. Queste proposte non fanno altro che dimostrare che il nostro Paese è soggetto ad una classe dirigente incompetente, arrivista e opportunista. Nessuno però analizza che nel nostro paese ci sono quasi due milioni di “individui” che vivono di politica. Oggi tutti i laureati in legge, scienze politiche ed economia e commercio hanno come sbocco lavorativo e principale aspirazione avere un lauto impiego come amministratore pubblico: comunale, provinciale o regionale. Se eliminassimo le regioni, le province e accorpassimo i comuni il nostro debito pubblico si ridurrebbe drasticamente e due milioni di cittadini potremmo metterli a produrre ricostruendo le fabbriche che hanno distrutto in questi venti anni di dissennata politica e distruzione dell’Italia.

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