lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Honduras, senza fine la crisi
iniziata col golpe del 2009
Pubblicato il 28-11-2013


Elezioni-HondurasNell’America Latina dei tre “modelli” (quello della sinistra socialdemocratica di Lula, quello delle avventure bolivariane chaviste e quello delle destre iper-liberiste e securitarie) l’Honduras sembra ancora vagare alla ricerca di una propria identità. La turbolenta Repubblica centroamericana, grande all’incirca quanto l’Italia settentrionale, figura sistematicamente nella zona retrocessione di ogni statistica che misuri qualità della vita e sviluppo umano. L’unico record che Tegucigalpa può “vantare” è quello di paese più violento al mondo, con un tasso di omicidi che nel 2012 ha raggiunto il numero di 82 ogni 100.000 abitanti.

A questa situazione disperata si è aggiunta, dal 2009, la piaga dell’instabilità politica che le elezioni della scorsa domenica (definite trasparenti e pulite da osservatori UE e USA) non sono riuscite a curare. Il golpe militare del giugno 2009 aveva messo fine a 27 anni di alternanza, se non democratica quantomeno elettorale, tra il Partido Nacional e il Partido Liberal del Presidente deposto Manuel Zelaya.

Fuggito in Costa Rica nei giorni del golpe, Zelaya ha fatto ritorno in Honduras nel 2011 ed ha fondato il partito LIBRE (Libertad y Refundación) agglomerando intorno a se i gruppi che si erano opposti al colpo di mano militare e candidando la moglie, Xiomara Castro, alla Presidenza della Repubblica. Zelaya ha abbandonato, soprattutto dopo la morte di Hugo Chavez, le posizioni radicali assunte nell’ultimo anno di presidenza, presentando la consorte come paladina di un socialismo honduregno e gentile.

La sfida lanciata dalla coppia Zelaya-Castro al bipartitismo ha frammentato l’arco parlamentare (grazie anche all’irruzione sulla scena del Partito Anti-corruzione del popolare personaggio televisivo Salvador Nasralla, arrivato al 15%), ma non è riuscita ad imprimere una svolta radicale nelle stanze dei bottoni honduregne.

Il candidato della destra ex-golpista, Juan Hernández, ha raccolto il 34% dei voti contro il 28% di Xiomara Castro, che ha però rivendicato la vittoria denunciando centinaia di brogli ed irregolarità in tutto il Paese.

I gravissimi problemi sociali ed economici della Repubblica dell’Honduras, che avrebbero bisogno di una democrazia equilibrata, forte e stabile, rimangono sullo sfondo, mentre il

campione delle destre ex-golpiste si appresta a governare il Paese con un supporto popolare minoritario ed un quadro politico e sociale estremamente frammentato.

Riccardo Galetti

 

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