domenica, 19 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il futuro della legislatura
nelle mani del PD
Pubblicato il 27-11-2013


La legge di stabilità che si profila dopo il voto del Senato non può certo suscitare entusiasmo. I tentativi di inversione di tendenza sono talmente timidi, come nel caso degli interventi sul cuneo fiscale che rischiano di suscitare ironia prima ancora che dissenso o approvazione, mentre ad esempio quelli relativi all’indicizzazione delle pensioni emergono con brutale chiarezza. Su questa parte della legge sarà necessario ritornare più a lungo.

Nell’avanzare critiche e riserve, va tenuto anche conto che Enrico Letta si è trovato proprio nella fase finale dell’elaborazione della legge al centro di una vera e propria tempesta con Alfano, che ha compiuto una scelta di rottura con Berlusconi, ma non può dirlo, almeno fino a quando non emergerà chiaramente che Brunetta, Verdini, Bondi sono solo l’effetto e non la causa di scelte fatte dal Cavaliere.

Il caso Cancellieri ha danneggiato il Presidente del consiglio in modo grave, con il PD incerto e traballante e con Matteo Renzi che, con l’eleganza di un elefante in un negozio di cristalli, assume il ruolo di padre-padrone del PD prima ancora di essere formalmente insediato nel ruolo di Segretario, e dichiara che con lui la Cancellieri sarebbe stata cacciata.

Per il dopo 8 dicembre, il messaggio a Letta è chiaro: il partito (cioè Matteo Renzi) detterà la linea al governo e se non verrà rispettata, manderà tutti a casa.

Sentendo queste affermazioni, vengono alla mente i tanti discorsi sul partito-azienda o quelli ben più impegnativi sull’autonomia delle Istituzioni dai partiti e sull’esigenza di evitare i “re travicello” o personaggi alla Berlusconi.

Dovrebbe essere chiaro a tutti, quindi anche a Renzi, Cuperlo e Civati, che senza un Presidente del consiglio forte e reso tale dal sostegno del PD, non ci potrà essere nessun passo avanti serio e la richiesta di voltare pagina sarà solo una provocazione o, peggio, un pretesto per chi ha fretta di mandare a casa il governo per andare alle elezioni subito.

In questi pochi giorni, che ci separano dall’8 dicembre è augurabile che i tre candidati a segretario del partito parlino chiaro sulle sorti del governo.

I cittadini hanno diritto di sapere se Cuperlo, Renzi e Civati sono impegnati a fare sì che Letta possa durare fino al 2015 e oltre. Si dica chiaro che, se sarà necessario andare alle elezioni anticipate, ovviamente con una legge elettorale nuova, che verrà fatto con una rosa di candidati da sottoporre alle primarie e tra questi anche il Presidente del consiglio uscente assieme ai candidati che dovessero emergere da forze della coalizione diverse dal Pd, oltre ovviamente a Renzi candidato da sempre.

A nessuno dovrebbe sfuggire, tanto meno ai tre contendenti, che non è più possibile ed è comunque indecente, continuare nella tattica di chi approva e poi smentisce e non perde occasione di ricorrere all’“io l’avevo detto” o di affermare “io avrei fatto diversamente”. Un modo come un altro di rimanere fedeli alla logica del “vai avanti tu che a me viene da ridere”.

Comportamenti che Berlusconi ha sicuramente contribuito a insegnarci e che dovremmo dimenticare in fretta. E ciò ovviamente se davvero aspiriamo ad un centrosinistra capace oltretutto di recuperare anche il valore e l’esperienza dell’area laica e socialista e diventare anche attraverso questa scelta una forza vincente e, soprattutto, convincente.

Silvano Miniati
Network sinistra riformista

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Commenti all'articolo
  1. Se non farà ancora dichiarazioni manettare, andrò a votare Renzi alle primarie del PD. Abbiamo bisogno di una forte discontinuità nel metodo, in senso europeista, senza mettere in crisi il Governo. Matteo Renzi è il solo a garantire entrambe le cose. Per le correnti va benissimo anche perché io aderirò al PSI. L’adesione al gruppo socialista di Carlo Rubbia ed Elena Cattaneo hanno fatto crollare l’ultimo dubbio.

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