domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il PD e la questione del PSE
Pubblicato il 11-11-2013


La notizia è stata battuta dall’ANSA attorno alle 19,30 di sabato 09 novembre e comunque in tempo perché la 7 ed altre Tv potessero usarla  per lanciare l’apertura dei loro Telegiornali: nel PD dopo quello delle tessere gonfiate, è scoppiato il caso del Congresso PSE, cioè la polemica sull’invito da parte dell’attuale Segreteria Nazionale pidiina ai socialisti europei affinché organizzino a Roma il loro prossimo Congresso.
Certo un evento di questa portata potrebbe essere il prologo di una prossima adesione del PD al PSE, oppure no, soltanto l’ennesimo espediente della dirigenza democratica per eludere il problema, continuando nella farsa equivoca del dire o non dire: sì a Schulz Candidato PSE per la presidenza, ma riserva o silenzio sull’adesione; sì al Gruppo Parlamentare socialista e democratico, no o silenzio quasi assoluto sull’ingresso nella Casa socialista continentale.
Insomma un “guelfo non fui, né ghibellin m’atteggio” di dantesca origine, ormai imparato a memoria da tutte le cancellerie e le segreterie europee con annesso il commento immancabile sui “soliti italiani” ormai ampiamente recepito anche da un povero cadetto di Guascogna come me in dialoghi personali e/o telematici con compagni d’oltre confine.
Ma cerchiamo di essere ottimisti, ipotizzando che – come si dice a Siena – la mossa questa volta sia quella valida. In questo caso la vittoria ai punti del pensiero socialista e riformista non potrebbe che essere dichiarata netta.
Una vittoria basata su cose concrete e di soluzioni indovinate che hanno consentito negli anni post seconda guerra mondiale ai partiti oggi membri del PSE di essere forza di Governo o maggior partito di opposizione in molti dei 27 Paesi dell’attuale Unione Europea.
Se poi lo sguardo dell’indagine si sposta su di un livello più alto – quello mondiale – la considerazione della vittoria ai punti si conferma ancora più chiara e netta vista la tradizione politica  dei membri dell’ Internazionale Socialista che comprende, naturalmente, non solo movimenti di questo continente, ma anche delle altre terre  del globo.
Per noi socialisti italiani, unico partito da sempre presente nel PSE, sarebbe una soddisfazione ed un trionfo.
Infatti sia pur dal nostro ristretto recinto elettorale non potremmo che trarre motivazione positiva per la nostra esistenza che avrebbe la valenza di garanzia di una continuità sino a quando la situazione non trovasse un consolidamento effettivo, magari contando anche sull’ingresso di SEL.
L’ho scritto su questo giornale due mesi fa e lo ripeto: tre eravamo (PSI, PSDI, DS) tre saremmo destinati ad essere (PSI, SEL, PD) uniti in una federazione tutta da sviluppare.
Inoltre sarebbe un bel trionfo. L’ennesimo.
‘Graecia capta ferum victorem cepit’ scrisse Riccardo Nencini commentando l’elezione dell’ex-iscritto PSI Guglielmo Epifani alla Segreteria del PD; lo stesso verrebbe spontaneo ripetere adesso.
Ma al di là dei trionfalismi proviamo a ragionare un po’ sull’argomento, cioè a “fare della politica” ,
un’arte la quale – come mi ha insegnato il mitico compagno Vittorio Mazzoni della Stella già Sindaco di Siena – deve essere fatta “dalla cintola dei pantaloni in su e non viceversa”.
Dunque sviluppiamo un ragionamento per quanto ipotetico , vista l’ennesima indecisione dei democratici. Se il PD arivasse al traguardo dell’adesione ciò vuol dire che esso ha compreso  almeno sette cose e cioè:
1° – La non esportabilità “tout court” della ricetta americana in Europa;
2° – L’imprescindibilità dalla tradizione del Walfere di stampo europeo;
3° – La storica propensione a schemi bipolari multipartitici dell’Italia e dell’Europa intera, Gran Bretagna compresa dove attualmente viene registrata la presenza non più di due ma bensì di tre formazioni di rilevanza nazionale.
4°- La conseguente impossibilità immediata nel nostro Paese di addivenire ad un bipartitismo puro.
5°- La non esattezza di certe analisi del ” veltron -pensiero” sulla base delle quali, stante l’americanizzazione dell’economia europea e considerato che in essa la socialdemocrazia non ha mai attecchito, anche la nuova Europa versione” american’s boys” può fare a meno della tradizione socialista riformista.
6°- Che a confutare simili equazioni ci ha pensato recentemente proprio l’attuale Presidente USA Obama con una serie di provvedimenti normativi, come la riforma sanitaria, che hanno introdotto dosi enormi di garantismo nel minimo assistenziale. La nuova sanità  statunitense  sono sicuro che sarebbe piaciuta tanto al compagno Luigi Mariotti, Ministro e padre della nostra riforma sanitaria basata sul walfere universalistico così inviso al PLI ed a una parte consistente della DC.
7° – Che i rapporti sinistra Europea – Sinistra americana non si devono tracciare sulla scorta di una colonizzazione reciproca , ma su una collaborazione : gli europei diventando un po’ più “americani”, gli americani un po’ più “europei”.
Se il PD farà il “grande passo” vuol dire che ha metabolizzato tutto questo, ed altro ancora.
Certo ci saranno, come già ci sono  stati, i “maldipancisti”, gli scontenti.
Come ha dimostrato l’on. Fioroni il quale, non appena resa ufficiale la notizia relativa all’invito al PSE per il Congresso a Roma, subito si è scatenato dichiarando che” questo è un blitz ” , “così sfrattate dal PD i cattolici democratici…” che al momento della formazione del PD, nelle clausole di fondazione stava scritto che la nuova creatura non avrebbe dovuto entrare nel PSE.”
Sulla base quindi del classico  “pacta sunt servanda” è arrivato sino a minacciare una rinascita della Margherita.
Con queste affermazioni l’on. Fioroni ha dimostrato solo una cosa: il PD non è nato per unire, ma per garantire un patto ad excludendum verso i settori socialisti riformisti e laici, considerati  forse un po’ troppo laici  dai cattolici rappresentati dall’on. Fioroni.
Al netto delle opinioni personali, capisco, ma non condivido tale impostazione.
L’on. Fioroni deve tener presente infatti alcune cose.
1° – Il PSE non è un coacervo di atei e fustigatori di cattolici. Certo la presenza Protestante e, dal 1989 in poi con l’arrivo – etiam dio – dei compagni dell’est Europa, pure Ortodossa è consistente .
Ma con un Papa che predica l’ecumenismo queste categorie sono un po’ fuori moda.
2° – L’apertura del PSE al mondo cristiano in genere  e cattolico in particolare credo che sia ben testimoniata dal fatto che Presidente dell’ Internazionale Socialista a cui tutti i membri del PSE appartengono è stato dal 1999 al 2005 il compagno Antonio Guterres portoghese legato all’ala cristiano-sociale del Partito Socialista di quel Paese.
3°- Restando su di un’analisi europea , l’on Fioroni deve valutare che , stante la permanenza del PDL/FI nel PPE, l’approdo di una ricostituita Margherita non potrebbe che essere quello da cui la stessa è partita e cioè l’ ALDE ( Alleanza dei Liberali e Democratici Europei).
Ma l’ALDE di oggi è un po’ cambiata rispetto a qualche anno fa e se l’on FIORONI pensa di far bene a sfuggire quei “mangiapreti” dei Socialisti rientrandovi ebbene ci troverà ad attenderlo il Partito Radicale con quel “chierichetto” di Marco Pannella.
4° – Le elezioni nazionali dei Paese UE hanno dimostrato che socialdemocratici e liberali – inclusi i quindi i cattolici democratici – sono destinati ad una convivenza di Governo , in certi casi con aperture anche a destra , per arginare l’ondata di anti-europeismo dilagante.
Perciò , si scinda pure on. Fioroni, è un suo diritto. Però ricordi che in politica non è come in amore, non sempre vince chi fugge, e lei con i membri del PSE dovrà ancora fare i conti .
In Europa come in Italia.

Fabrizio Manetti

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