domenica, 17 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Pd e la tessera
Pubblicato il 07-11-2013


Che adesso il Pd incespicasse anche sul tesseramento non era previsto. Il partito che aveva lanciato in Italia le primarie aperte guarda su cosa ti va a cadere. Proprio sui pacchetti di tessere, come i vecchi partiti che si fronteggiavano con logiche solo interne per risolvere le loro beghe. Neanche fossero improvvisamente ricomparsi i vari Gava e Pomicino. Eppure non ci voleva un genio per prevedere un esito simile. Hanno stabilito un regolamento per l’elezione del segretario che nemmeno un sapiente mago illusionista avrebbe saputo partorire. I quattro candidati alla segreteria dovranno fronteggiarsi in una sorta di consultazione tra gli iscritti, o primo turno, che servirà solo per eliminarne uno. Badate bene. Di quattro ne rimarranno tre e a decidere la decapitazione del poveretto devono pensarci gli iscritti.

Ma mica quelli dell’anno prima, come avveniva in tutti i congressi, se poi hanno sottoscritto anche la tessera dell’anno in corso. No, possono votare tutti gli iscritti che sottoscrivono la tessera del partito anche il giorno del voto. Potevano davvero pensare che non ci sarebbe stata la corsa all’iscrizione dal parte dei vari candidati? Infatti i più deboli, Civati e Pittella, si sono detti subito contrari al fermo del tesseramento. Per forza.

Uno dei due sarà decapitato. Mors tua, vita mea. Poi i tre sopravvissuti si fronteggeranno in primarie aperte. E così poi potrebbe essere che il vincitore della consultazione degli iscritti non sia lo stesso di quello delle primarie. In questo modo verranno certificati due fatti. Che il segretario del partito non è quello scelto dai suoi iscritti e che il partito non conta un tubo perché non rispecchia l’elettorato.

Ci voleva un genio del male, anzi del farsi male, per inventare regole simili. Sarà anche questa colpa di Berlusconi?

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