sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il reddito minimo:
una legge che si deve fare
Pubblicato il 27-11-2013


Giovani-lavoroTra le tante novità appena approvate nella legge di stabilita al Senato compare anche il reddito minimo. Ma cosa è il reddito minimo? L’Europa raccomanda sin dagli anni ’90 a tutti gli Stati membri di riconoscere, nell’ambito della lotta all’emarginazione sociale, l’accesso per le persone escluse dal mercato del lavoro a risorse e prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana. Negli anni, questa raccomandazione in Europa è stata recepita e convertita in una legge che si chiama “reddito minimo garantito”.

È una misura di welfare esistente in molti Paesi dell’Unione europea. A differenza degli altri ammortizzatori sociali come la cassa integrazione o il sussidio di disoccupazione, riservati solo a chi ha perso un lavoro contrattualizzato a tempo indeterminato e determinato, il reddito minimo serve a sostenere tutte quelle persone che vivono sotto la soglia di povertà, ma sorattutto i precari durante l’arco temporale che va dalla fine di una prestazione lavorativa all’inizio di una nuova attività, i disoccupati con una famiglia a carico, gli stagisti.

In molti credono che sia difficile trovare la copertura finanziaria per il reddito minimo garantito. In Italia purtroppo vi è ancora un deficit culturale. Da una parte vi è il mondo imprenditoriale che vede in tale misura un modo utile per ridurre il ricatto dal bisogno e dalla dipendenza del lavoro, dall’altra le perplessità dei sindacati che non vogliono accettare questa soluzione considerata dagli stessi come un ammissione di sconfitta nei confronti dell’occupazione. In realtà non è così.

Secondo le indagini statistiche condotte dalla Commissione Parlamentare contro la povertà e l’esclusione sociale, coloro che si trovano nel 2011 ad avere un reddito individuale al di sotto della soglia di povertà relativa ammontano a circa 8 milioni e mezzo di persone. Al netto dei sussidi oggi esistenti di uguale entità (pensioni sociali, di invalidità, sussidi di disoccupazione, indennità e casse integrazioni), le risorse da aggiungere non sarebbero una mera chimera. Una cifra non impossibile da reperire che dovrebbe essere a carico della collettività (e non finanziata dai contributi sociali dell’Inps, come avviene oggi).

Le risorse vanno trovate. Questo deve essere un punto di riferimento necessario per un nuovo modello sociale. Molti sostengono sia più realistico, data l’attuale crisi economica, estendere e potenziare il sistema di ammortizzatori sociali esistenti piuttosto che introdurre il reddito minimo garantito. Purtroppo però la riforma Fornero rischia di far scomparire anche i pochi ammortizzatori sociali già esistenti, è ha limitato fortemente quei parametri di accesso già oggi in vigore per il sussidio di disoccupazione e che tagliano fuori da qualsiasi forma di sostegno al reddito la maggior parte dei precari.

Per recuperare fondi si potrebbero tassare i diritti di proprietà intellettuale, l’uso delle forme contrattuali atipiche: ad esempio, introducendo l’Iva sull’intermediazione di lavoro effettuato dalle agenzie interinali, dimezzando le spese militari, le spese della pubblica amministrazione, abolendo definitivamente le province, applicando una patrimoniale sulle grandi ricchezze che da sola porterebbe nelle casse dello Stato più di 10 miliardi.

In altre parole, la questione non è di fattibilità, ma di volontà politica. I tempi sono maturi per una seria discussione e l’iniziativa, anche se limitata e sperimentale, intrapresa con coraggio dal governo Letta lo dimostra.

Quella del reddito minimo garantito è una tematica di grande importanza, comune alle politiche sociali di tradizione progressista, ecco perché deve essere accompagnata nelle sedi parlamentari dal nostro partito. I tempi, i modi ed il quantum procapite eventuale da stabilire sarà tema di una lunga e forse aspra discussione parlamentare, ma è doveroso iniziare nei prossimi mesi una seria riflessione per rafforzare questa prima fase di sperimentazione abbastanza debole anche se importante.

Luigi Iorio

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