sabato, 19 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Il socialismo non va reinventato,
è la politica che manca
Pubblicato il 22-11-2013


Partito socilaista Di recente si è svolto a Roma il convegno “Per il ritorno al socialismo delle origini”, autogestito da intellettuali di sinistra, tra i quali spiccavano i nomi di Alfredo Reichlin, Salvatore Biasco, Gianfranco Pasquino, Gian Enrico Rusconi, Carlo Galli ed altri ancora. Secondo Mario Pirani, de “la Repubblica”, è difficile ricavare dagli interventi dei partecipanti un discorso comune; è possibile solo derivare due linee di argomentazione: quella che imputa alle trasformazioni del capitalismo il degrado qualitativo della democrazia, da un lato, e quella che ritiene possibile il ritorno al socialismo delle origini con il rilancio dei valori propri della socialdemocrazia, dall’altro.

Si può fare confluire le due linee argomentative in una soltanto se si conviene in che cosa debba consistere il ritorno al socialismo originario. Se si scarta l’ipotesi di avvalorare la pretesa della sinistra attuale di saper “regolare” il capitalismo meglio della destra, allora il ritorno all’idea socialista non può che identificarsi nel ricupero, senza inquinamenti di qualsiasi genere, degli ideali socialdemocratici espressi, come sostiene Carlo Galli, dalle tre “parole d’ordine della Rivoluzione Francese”: libertà, nel senso di “libertà di” e di “libertà da”, di ognuno da qualcosa o da qualcuno; uguaglianza, senza appiattimento delle aspirazioni dei singoli; fraternità-solidarietà, per affermare l’interdipendenza delle posizioni di tutti di fronte al bisogno di alcuni.

Per un ritorno alle origini del socialismo, questi ideali devono essere intesi congiuntamente, nel senso che il governo democratico della società capitalistica deve svolgersi nella consapevolezza che non sarà possibile garantirne uno senza che, contemporaneamente, siano garantiti anche gli altri; ovvero, che non sarà possibile garantire la libertà e l’uguaglianza disgiuntamente dalla fraternità-solidarietà, così come non sarà possibile garantire quest’ultima disgiuntamente dalle prime. I tre ideali dovranno essere perseguiti senza la pretesa, propria della società capitalistica, di garantire, rispetto al tempo di svolgimento del processo di valorizzazione del lavoro sociale, la libertà e l’uguaglianza “a priori”, come diritti naturali, e l’uguaglianza-solidarietà con provvedimenti-tampone di natura ridistribuiva “a posteriori”, come diritto sociale.

La garanzia “a priori” del principio di fratellanza-solidarietà, inteso anch’esso come diritto naturale, è percepito come estraneo alla cultura prevalente delle società capitalistiche; tuttavia, la mancata percezione della fratellanza-solidarietà, al pari degli altri principi, come diritto naturale non dimostra l’infondatezza di una democrazia basata sull’accoglimento delle “tre parole d’ordine” della Rivoluzione francese; dimostra solo che una democrazia che non istituzionalizzi congiuntamente in termini pre-politici i tre principi proclamati nel 1789 è una democrazia incompleta e “zoppa”, dominata da un eccesso di individualismo.

Il ritorno al socialismo delle origini potrà perciò essere giustificato se ad ispirarne la futura strategia politica sarà la realizzazione di una società democratica al cui interno sia eliminata, in termini pre-politici, ogni forma di diseguaglianza; ovvero, sia realizzata una qualità della democrazia in grado di governare il progresso della società, inclusivo della crescita e dello sviluppo di tutti i suoi componenti, in modo che il progresso sia continuo, stabile e socialmente condiviso. In conseguenza di ciò, il progresso in sé e per sé considerato dovrà essere assunto, rispetto all’evoluzione sociale ed economica delle sistema sociale, come condizione, non solo necessaria, ma anche sufficiente. L’esperienza ha sinora evidenziato che l’evoluzione sociale ed economica delle società capitalistiche ha mancato di essere stabile, libera e condivisa; ciò perché, al loro interno, il progresso è stato considerato solo condizione necessaria dell’evoluzione sociale ed economica, ma non anche condizione sufficiente.

Il progresso potrà certamente favorire l’ulteriore crescita e l’ulteriore sviluppo delle società individualistiche, anche senza alcuna assunzione a priori di qualche vincolo riguardo alla distribuzione equa degli esiti. Si tratterebbe però di società all’interno delle quali mancherebbe l’istituzionalizzazione delle tre condizioni portanti della qualità della loro organizzazione in senso democratico. Per questo motivo, non sempre un incremento della crescita e dello sviluppo di queste società ha rappresentato, e continua a rappresentare, un reale incremento del loro progresso: si sarebbe trattato o si tratterebbe di incremento, se la distribuzione prevalente degli esiti generati fosse avvenuta o avvenisse in assenza di tutte le possibili forme di diseguaglianza; non si è trattato e continua a non trattarsi di incremento, in quanto la distribuzione degli esiti, in mancanza di una rimozione preventiva delle disuguaglianze, ha concorso e continua a concorrere ad un approfondimento degli squilibri personali.

È questa un conclusione significativa; il socialismo delle origini ha ancora molto da dire e da fare sul come “addomesticare” il funzionamento delle società capitalistiche, nel senso che è ancora grande il suo ulteriore impegno per concorrere a garantire che il progresso di queste società avvenga, sempre nel rispetto dei diritti naturali sanciti nel 1789, subordinando al valore dell’uguaglianza-fraternità la distribuzione degli esiti della crescita e dello sviluppo. In tal modo, la giustizia sociale cesserebbe di rimanere un’aspirazione ideale da soddisfare con politiche pubbliche ridistributive caritatevoli, per divenire uno dei “pilastri” fondamentali di un’organizzazione istituzionale ed economica della società, all’interno della quale sia garantita una giustizia distributiva che consenta a tutti di perseguire, nella libertà, il proprio progetto di vita. Non era questo l’obiettivo del socialismo democratico delle origini? Non c’è bisogno di reinventarlo; occorre solo sostenere l’attuazione di un’azione politica finalizzata a realizzarlo, tenendo conto dei cambiamenti nel frattempo intervenuti nell’organizzazione delle società capitalistiche e nelle modali di funzionamento delle loro economie, ma anche dei limiti con cui è stato realizzato nel passato l’”addomesticamento” del capitalismo da parte della socialdemocrazia.

Gianfranco Sabattini 

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