martedì, 17 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il sonno della democrazia
e il sogno socialista
Pubblicato il 19-11-2013


Trattare del rapporto tra  giovani e democrazia è argomento assai complesso.
Infatti, parlando oggi con la popolazione adolescenziale italiana, indiscussi continuatori del popolo elettore e prossima classe dirigente, riguardo al tema politico, le risposte sono ferme all’apolitica, all’estremismo e raramente si incontrano posizioni moderate e aperte al confronto. Questo disinteresse volontario porta e continuerà a portare la democrazia in un lungo sonno. Durante questo sonno appaiono come bui incubi i vari movimenti che inneggiano ad una rivoluzione priva di contenuti o inefficace ai reali bisogni del popolo e della nazione. Questa indecisa massa si rivela un potenziale pericolo, poiché facilmente manovrabili dai vari capi dei movimenti stessi. Già in passato l’Italia, oltre che molti altri stati mondiali, ha  subito la furia del popolo adirato e confuso. Dagli scontri fra optimates e populares nell’ antica Roma, ai più recenti scontri fra fascisti e membri di sinistra, di maggioranza comunisti. Oggi quella nera ombra si propaga ancora nelle menti della gioventù italiana e non solo, desiderosa di vendette e sangue contro le ingiustizie nazionali e internazionali. Questi vecchi estremismi di destra, razzisti, totalitaristi e intolleranti, non possono che portare ad un nuovo periodo antidemocratico, ed a una errata interpretazione e attuazione dello stato sociale e dei rapporti internazionali.
Insieme a queste ideologie estremiste, non solo di destra, ma anche di una sinistra guidata da pensieri utopistici e inconcludenti, troviamo molti giovani, nascono e sono cresciuti movimenti secessionisti, che, consapevolmente o non, mirano a formare nuovi stati deboli e non più uniti fra di loro. Si formano movimenti populistici, con la presenza di giovani, molti dei quali disoccupati o con gravi difficoltà, con nomi fantasiosi, improbabili e intenzioni fasulle e con motti e discorsi, molte volte volgari e offensivi, tipici della assenza di cultura, al di fuori dalla sana politica,  della retorica e della diplomazia.
Anche nei movimenti anarchici militano parti giovanili che lottano contro le loro stesse istituzioni e che, con atti vandalici e terroristici credono di fare una giusta “crociata”, guerreggiando inutilmente per un mondo che non assomiglia neanche lontanamente ai pensieri di Rosseau o di Bakunin o di Godwin.
Come siamo giunti a questo? Come può mai la maggioranza dei giovani accettare certi ideali, aderire a tali movimenti, anche se inneggianti ad azioni basse, dannose e violente? Tutto ciò è il risultato di una rabbia repressa in venti anni di inefficienza politica. Disoccupazione, povertà crescente, gravi squilibri sociali e immobilismo di tante, troppe questioni irrisolte hanno aumentato il pessimismo, l’odio e il disprezzo verso la politica, tanti problemi fissi a cui non ha saputo porre rimedio. Qui giungiamo all’ apogeo dell’incubo: un’inefficiente stato sociale, inadatte istituzioni e inutili, se non dannosi , comportamenti da parte dei governatori del popolo, insofferenti ad una sempre più arrabbiata, stremata e insoddisfatta massa popolare. In questo caos ideologico contrapposto ad un’ alta richiesta di pace, ordine e sicurezza, oltre che di riforme, il socialismo deve levarsi come un sogno. Non appagando i desideri violenti e iracondi delle masse, ma proponendo il socialismo come vera riforma, sia sociale sia istituzionale. Ricordiamoci che i sogni, quando sono condivisi, possono avverarsi e che il sogno socialista non è una vaga ideologia, ma una missione con obiettivi ben precisi, basi inamovibili e con un traguardo ben definito: una società internazionale basata su libertà, merito e rispetto.

Niccolò Musmeci

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Commenti all'articolo
  1. La tua analisi, caro Niccolò, è impietosa. È vero, come scrivi, che la posizione di tanti giovani sulla politica è di contestazione globale, molti hanno votato per Grillo, e addirittura di rifiuto. Ma sono motivate, come ricordi, dalla situazione di grave disagio in cui le nuove generazioni vivono. Resto personalmente dell’idea che i giovani debbano tuttavia partecipare attivamente e anche criticamente alla cosa pubblica. La mia generazione l’ha fatto in blocco aderendo a molti miti oggi in disuso. E tuttavia credo che l’impegno politico abbia più senso quando è ispirato a valori di società. Se no diventa pure protesta e per di più asfittica. Improduttiva. Può essere che la mia generazione abbia delle colpe. Io penso tuttavia che la gran parte delle colpe vada attribuita a questa cosiddetta seconda repubblica mai nata, che ha bloccato la ripresa e ingigantito la disoccupazione giovanile oltre a confinare la politica nel ludibrio generale. Dobbiamo cambiare. E penso che le nuove generazioni debbano governare questo cambiamento,

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