domenica, 17 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Seconda giornata: Il tempo del coraggio
Pubblicato il 30-11-2013


Martelli_ClaudioAffollata seconda giornata del congresso socialista a Venezia con gli interventi dei delegati e quelli di alcuni ospiti.
Sul palco nella prima parte della mattinata anche il direttore dell’Avanti Mauro Del Bue.

Sintesi dell’intervento Mauro Del Bue

Siamo qui per risolvere il famoso dilemma di Amleto. Siamo qui per essere, per vivere, e progettare il futuro. Ma per essere dobbiamo potere affermare la nostra diversità. Come nel febbraio del 1957 proprio a Venezia, il PSI di Nenni sviluppò la sua autonomia politica, così oggi, ancora da Venezia, noi affermiamo la nostra volontà di esistere, cioè di fare, non per testardaggine o per abitudine, ma perché il nostro spazio non si è esaurito. Anzi pare oggi dischiudersi sia pure in forme nuove.

 La nostra proposta congressuale è l’unità dei socialisti europei, la presentazione di un’unica lista alle prossime elezioni europee. Questo è il tratto unificante delle tre mozioni, che invece si differenziano sul come essere socialisti in Italia e sul apporto col governo Letta. Francamente non penso che Pd e Sel accoglieranno la nostra proposta di unire le forze con un’unica lista del socialismo europeo alle prossime elezioni, anche se con noi voteranno Martin Schulz al vertice della Commissione.

 S’apre per noi alla luce di questa novità una nuova, vecchia questione. Essere solo socialisti europei e dunque dichiarare chiusa la nostra esperienza nel momento in cui altri sono ormai avviati a divenire quel che siamo sempre stati o continuare a essere, perché non siamo solo socialisti europei, ma anche e soprattutto socialisti italiani ed è col socialismo italiano che costoro dovrebbero confrontarsi. (…)

 La nostra scelta è chiara.
Noi siamo stati socialisti liberali. Io lo sono più che mai ancora oggi e credo che tra noi e gli altri partiti della sinistra restino almeno quattro questioni ancora non risolte, rispetto alle quali non è venuta meno la nostra diversità, rispetto alle quali non vale la nostra omologazione, quattro questioni richiamate nella nostra mozione e solo in essa, sulle quali concentro il mio intervento.

 La prima riguarda il giudizio su questo ventennio che noi abbiamo definito seconda repubblica mai nata  (…).

 Giudicare il ventennio della speranza smarrita per le nuove generazioni con oltre il 40 per cento di disoccupati, con la democrazia in soffitta, con il Parlamento dei nominati, i listini regionali dei raccomandati, popolato da finte igieniste dentali e da consiglieri specializzati in gite turistiche e hotel di lusso con cene a base di ostriche e champagne, con tesorieri che rubano nelle casse dei loro partiti e partiti che rubano la libertà ai loro iscritti. Il ventennio del dipietrismo col suo vate ispiratore scopertosi abile immobiliarista e ricco proprietario mentre noi senza soldi e potere e animati solo dalla nostra passione ci siamo rintanati nei sottoscala dei condomini di periferia per continuare a fare politica. ll ventennio del falso bipolarismo. Un bipolarismo in cui sono costretti a collocarsi i partiti italiani e che si sfalda sempre il giorno dopo le elezioni. Il bipolarismo truffa perchè si presenta in un modo agli elettori e in un altro in Parlamento. Un bipolarismo che è in default sia nella forma bastarda, italiana, sia nella forma classica di stampo europeo, soprattutto a causa della crisi che ha partorito dal suo seno forti movimenti di contestazione di destra, di sinistra e senza collocazione, che rendono meno distanti i partiti socialisti e popolari di quanto non lo siano entrambi da questi movimenti di contestazione radicale. Questo ventennio che appartiene anche al Pd, non ci appartiene. E prima si concluderà e più saremo contenti, non solo per noi, ma soprattutto per l’Italia.  (…)

Alla denuncia la proposta. Dobbiamo voltare pagina. Al più presto e in modo netto. Occorre un vero e proprio piano di risanamento e di rilancio di un paese in ginocchio, varare una nuova legge elettorale che io auspico dunque proporzionale di stampo tedesco e un rafforzamento del presidente, con partiti identitari di carattere europeo, con una proposta di unità politica ed economica dell’Europa non più schiava del folle rigore che scambia gli investimenti per spese e con banche al servizio delle imprese, con tasse ridotte sulle imprese e sul lavoro.  (…)

 Poi c’è un secondo versante che riguarda la libertà. Noi non possiamo delegare la libertà a un popolo che si è affidato a un partito senza libertà. Né possiamo accettare una sinistra che si è dimenticata delle libertà perché le considera di destra. In questo ventennio ha sostenuto e orientato lo scontro politico un duplice conflitto d’interesse. Quello di Berlusconi che ha mischiato politica e informazione, quello dei magistrati che hanno mischiato politica e giustizia. due conflitti d’interesse noi possiamo combatterli, siamo gli unici, assieme ai compagni radicali, che li possono combattere entrambi. Questo duplice conflitto d’interesse ha giustificato questo bipolarismo. Con una destra che ha visto solo il conflitto della magistratura e con una sinistra che ha visto solo quello di Berlusconi. Per di più quando hanno reciprocamente governato non hanno saputo e voluto risolvere il conflitto opposto. Quando ha governato il centro-destra non è stata varata alcuna riforma organica della giustiza, quando ha governato il centro-sinistra non si è partorita alcuna legge sul conflitto d’interesse d Berlusconi, come se il bipolarismo italiano vivesse di questa duplice illegalità, e da questa sola traesse la sua legittimazione. (…)

Noi dobbiamo ringraziare Enrico Buemi per le posizioni assunte sulla vicenda della decadenza di Berlusconi al Senato, sulla questione del voto segreto e anche sulla legge attorno ai presunti reati di negazionismo. I principi della tolleranza e del rispetto delle leggi e delle normative deve essere applicato anche a fronte degli avversari e delle teorie più ingiustificate e assurde. E così sul caso Cancellieri il partito, e in primis Riccardo Nencini, ha fatto bene ad esprimere una posizione contraria alle dimissioni. Sfidando le ire dei dimissionisti di professione, del giornale delle Procure “Il fatto quotidiano” (caso Tortora) e di Marco Travaglio, dal cui volto non traspare mai un minino cenno di umanità, di pietà, di tolleranza. Ma solo un sorriso acido e compiaciuto. E basta, compagni amici, del Pd con quella continuo ritornello che le sentenze non si giudicano, non si commentano. Pensate se avessimo fatto tutti così con Enzo Tortora. Riprendete la parola, esponetevi con noi in battaglie di libertà. (…)

 Un terzo versante è ancora rappresentato dalla laicità, dalla concezione dello stato che non può mai essere etico, fautore di principi non condivisi e imposti ad altri. Questo vale ancora per la questione riferita al fine vita ed un sincero, imperituro affetto noi dobbiamo esprimere ancora al nostro compagno Beppino Englaro per la sua battaglia che non è stata vinta, sulle leggi che riguardano le coppie di fatto, la fecondazione assistita, ma anche il principio dello ius soli, a fronte dei drammi della popolazione immigrata, delle continue Lampedusa che torturano le nostre coscienze, richiamate come vergogna da Papa Bergoglio.  (…)

Una quarta diversità, diciamo cosi di comportamento, riguarda la coerenza con la cultura del riformismo. Che è anche capacità di remare contro corrente, di sfidare spesso l’umore popolare. La politica riformista non la si fa con i sondaggi, ma con le idee, che possono trasformare i risultati dei sondaggi. Penso che nessuno dei leader di oggi avrebbe avuto il coraggio di sfidare e poi riformare i sondaggi ai tempi del taglio della scala mobile. Glielo avrebbero sconsigliato i Mannaheimer di turno. Oggi pare che il Pd sia ancora schiavo di questa cultura da piacioni, un po’ berlusconiana e un po’ cattocomunista.

 Oggi è tempo di coraggio. Lo è per il governo, l’unico governo possibile, altro che inseguire i grillini per un governo non del cambiamento ma del deragliamento, caro Bersani. E mi fanno ridere quei compagni che mi criticano perché sull’Avanti sostengo Letta e Napolitano. Sono con Martin Schulz che nella conferenza recentemente promossa dall’associazione di Pia Locatelli manifesta stima e consenso proprio a Letta e Napolitano. È nel momento in cui il governo delle larghe intese si trasforma nel governo delle piccole intese, con uno spostamento a sinistra del suo asse e con noi che rischiamo di diventare determinanti, che propongono le mozioni due e tre, di staccare la spina e di passare all’opposizione? Io penso invece che dobbiamo pretendere mai come adesso di entrare al governo e con una posizione non marginale.

Si aprono spazi di iniziativa intorno a noi, nel Pd si annuncia una singolare nemesi. Gli ex comunisti che non hanno voluto diventare socialisti nel 1989 oggi sono estromessi degli ex democristiani. Sembra la profezia di Ulrica nel Ballo in maschera di Verdi. Ti ucciderà il primo che ti darà la mano. Mai fidarsi delle mani dei democristiani. Lo diceva anche Gaber. Dall’altra parte si è consumata una divisione del partito che fu di Berlusconi e che rende possibile un governo al Paese con una maggioranza più esile, ma politicamente più compatta. Al centro si consuma nell’ira la divisone tra montiani e popolari, mentre nella Lega si prendono a schiaffi Bossi e Maroni. I grillini sono perennemente in preda al furore di un Grillo parlante, urlante, delirante, che espelle chi dissente, ispirato da una specie di Fantasma del lago di nome Casaleggio. C’è un terremoto politico segnalato alto nella Scala Mercalli. E noi che facciamo. Rispondiamo con Lucio Battisti. “Tu chiamale se vuoi tre mozioni”. Avremmo potuto presentarci diversamente, magari con una nostra lista alle elezioni? Forse si, l’avevo anche suggerito. Ma non è che coloro che invece fino all’ultimo hanno accettato di inserire candidature nelle liste del Pd e non hanno trovato la propria, oggi possono scoprirsi improvvisamente autonomisti. Vabbé.

Oggi serve una ricomposizione per andare avanti insieme. Questo è possibile e necessario. Votiamo tutti insieme Riccardo Nencini segretario del partito perché se lo merita. (…)

Noi non usiamo il dentifricio Clorodont, caro D’Alema, ma possiamo dire quel che vogliamo. Facciamolo sempre e ognuno faccia nella nostra comunità il suo dovere. Io sto tentando di farlo all’Avanti, una testata storica che ho l’onore di dirigere. Ognuno lo faccia dalla propria postazione. E porti il suo granello di sabbia. Che dobbiamo tirare addosso agli altri e non a noi stessi, come troppo spesso facciamo. E lo dico al popolo socialista di Facebook che scrive spesso solo per parlar male di se stesso, in un misto di autocommiserazione, masochismo e di frustrazione da inesistenza del PSI. Noi non possiamo rifare il Psi come l’abbiamo conosciuto. Vent’anni non sono bastati per farlo capire? Ma possiamo, dobbiamo rendere questo nostro drappello di donne e uomini appassionati a una storia, a un’identità, a una politica, un movimento politico attivo, combattivo, coraggioso. Che sa essere, che vuole esserci. Capace di allearsi con altri, ma di rimanere se stesso e di non avere troppa preoccupazione di perdere qualche poltrona quando si afferma la nostra identità. È molto più facile perdere le poltrone quando non si serve a nulla. Ecco tutto questo noi possiamo fare, tutto questo dobbiamo fare, questo dipende solo da noi. Dalla nostra intelligenza, dalla nostra creatività, e anche dalla nostra unità.
L’intervento integrale di Mauro Del Bue

IL SEGRETARIO UIL ANGELETTI, PRESTO L’ITALIA CONOSCERA’ LA MISERIA – Il segretario del Uil è intervenuto al Congresso socialista con un’analisi lucida e molto dura sulla realtà italiana: “Il Paese si appresta a vivere una situazione in cui conoscerà una nuova virante della povertà: la miseria”.

Disoccupazione giovanile alle stelle,  l’unico paese dell’Ocse ancora in recessione, sono solo alcuni secondo il leader sindacale dei dati che danno l’idea della gravità della situazione alla quale “forse non siamo in grado di porre rimedio”. “Il governo di larghe intese ha fatto una legge id stabilita che, ad essere benevoli, e’ inutile e, in una situazione come questa, una politica economica inutile e’ estremamente dannosa perché mantiene la deriva sulla quale siamo incanalati”.

Angeletti afferma che, se siamo il Paese peggiore probabilmente abbiamo la classe dirigente peggiore che ha, tra le sue responsabilità più gravi, quella di “non porsi una drammatica domanda e cioè se questo sistema abbia uno cultura economica e sociale che la metta in grado di far uscire il Paese da questa condizione”

Il segretario generale del Uil ricorda che, in assenza di un approccio del genere, la sinistra italiana tende a ricreare attraverso “eventi” della aspettative su miracolose soluzioni che non verranno. Il riferimento e’ alle prossime primarie del PD. “I problemi dell’Italia devono essere risolti dagli italiani” ha detto Angeletti perché l’Italia e’ l’unico paese al mondo in cui “a causa di un sistema fiscale scandaloso, la media delle tasse pagate dagli imprenditori e’ inferiore alla media delle tasse agate dai dipendenti”.

Di fronte a questa realtà, Angeletti confuta le teorie populiste che accusano la Germania di egemonia: “La Germania e’ l’unico esempio di capitalismo industriale che e’ riuscito sconfiggere il capitalismo finanziario. I tedeschi, a differenza nostra, hanno capito che il produrre e il fare erano meglio della finanza”.

VENDOLA: IL RIFORMISMO SONO DI VITTORIO E DI VAGNO.

Nichi Vendola strappa l’applauso del congresso socialista con un personale esame di coscienza: “Basta con i feticci. Per me che sono stato comunista dico che non è più possibile usare le menzogne a fin di bene, aspettando il sol dell’avvenire”. L’affermazione di Vendola verrà poi commentata da Nencini che appena terminato l’intervento, prende il microfono per ringraziare l’ospite: “Oggi Nichi ha smesso in discussione la sua storia personale lo ha fatto con noi, è una bella giornata”

Per tornare a Vendola, il leader di SEL aggiunge anche una considerazione per l’Europa: perché guardiamo alle elezioni europee con preoccupazione? Perché rischiamo di avere un parlamento contrario all’Europa. Siamo stati complici della costruzione della Europa come fortezza.

La parola riformismo è stata mistificata. Ci vorrebbe un riformismo audace capace di avanzare. Ci stiamo congedando da generazioni che hanno conosciuto la povertà. Le generazioni del dopoguerra l’hanno accantonata. Le nuove generazioni rischiano di conoscere la povertà di nuovo, sono incapaci di avere una prospettiva di futuro. “Dico no alla parabola guerrafondaia di Hollande. Trovo assurdo che sia il Papa, e non la sinistra, a criticare il liberismo. Io voglio portare in Europa un riformismo audace”.

Tocca solo a Papa Francesco criticare il liberismo selvaggio? Nessuno ha più rendite di posizione a sinistra, ma occorre ricostruire la credibilità di una sinistra in grado di intrecciare lavoro e libertà. Importante ridefinire il cammino che vogliamo compiere. Il terreno del Governo, quando diventa il terreno del trasformismo, è un terreno che ci condanna. Dove è il limite delle esperienze di Hollande, Obama, Dilma Rousseff. Occorre ricostruire delle idee forza in grado di riavviare un cammino.
Con il Governo Monti è stata sospesa la politica, anche la possibilità dell’analisi politica. Si sono create aspettative, poi disilluse: 40 percento di disoccupazione giovanile, si parla dell’uscita di Berlusconi dal Parlamento, per esorcizzare il berlusconismo che è dentro le viscere del mostro Paese. Occorre mettere la qualità della vita al centro della nostra azione. Occorre avere coraggio per guardare in faccia la nostra sconfitta, quando la gente più povera dice che siete tutti uguali,m siete tutti una razza. Si può sconfiggere il populismo solo ad una condizione: non blindarsi nei palazzi, ma tornare nei luoghi di formazione e di lavoro

Il leader di SEL prevede di incontrare prima di Natale il candidato del PSE alla Commissione Ue Martin Schulz. Gennaro Migliore, capogruppo alla Camera di SEL, ha avuto incontri con vari dirigenti socialisti europei e rimane aperta la domanda di verificare con il PSE un possibile percorso di adesione. Lo stesso Vendola ha partecipato a Bruxelles a una riunione del comitato socialista delle regioni. Un tema che tornerà a gennaio uando SEL terrà il suo congresso. “Il socialismo europeo – dice Vendola – non è il mio approdo ideale. Mi interessa portare nel socialismo europeo un riformismo audace, di cui in Europa c’è molta carenza. La crescita dei neonazisti in tutta Europa è un termometro che misura la febbre di una società impaurita e impoverita. Bisogna dire no alla subalternità al liberismo, o la politica affronta i temi sociali oppure i veleni penetreranno nel corpo europeo”.

Vendola  rimprovera poi il PSI di avere tolto dal proprio simbolo la falce e il martello: “Lo faceste per intercettare il ceto medio e la borghesia. Ma oggi la crisi e l’impoverimento stanno facendo saltare i corpi intermedi della società. In Italia c’è un milione di bambini che vivono nella povertà assoluta”. “Noi possiamo sconfiggere il populismo se non ci chiudiamo nei palazzi. La sinistra deve intrecciare il lavoro e la libertà. Il riformismo non è resa. Il riformismo sono Di Vittorio e Di Vagno.

NASSO: CONTRARI A ULTERIORE SVENDITA, RAI BENE NAZIONALE

“Il Psi è assolutamente contrario a questa ulteriore svendita di un bene nazionale”. Lo ha detto Paolo Nasso intervenendo dal placo del Congresso a proposito dell’ipotesi di una privatizzazione della Rai. “Della Rai si può dire tutto – ha spiegato – ma resta comunque la maggiore azienda culturale del PaeseLa Rai “deve essere liberata dal controllo diretto dei partiti, cambiando la legge che ne determina l’assetto azionario e i criteri di nomina, ma deve continuare a rappresentare le grandi correnti politiche, sociali, religiose dei padri costituenti, nel rispetto dello spirito e degli intenti con i quali fu scritta la Costituzione a garanzia della libertà di espressione”. “Propongo che ad ogni abbonato sia riconosciuto in assemblea lo stesso diritto di un’azionista” perché solo così i cittadini potranno avere un ruolo nella riforma del servizio pubblico.

ANGELO SOLLAZZO: SOCIALISMO, LA RICETTA GIUSTA PER USCIRE DALLA CRISI

Occorre ridare alla politica la nobiltà che le compete e, dopo il fallimento del comunismo e del capitalismo senza regole, ritornare alle culture politiche escludendo quelle chiaramente fallimentari. Chi pensa di inventarsi nuove sigle fa finta di non ricordare il fallimento della Rosa nel Pugno e di trascurare il travaglio che sta vivendo il PD. Bisogna invece riunire tutti coloro che si richiamano realmente alla sinistra riformista che oggi non può che essere una promanazione del socialismo europeo. Pensare di coinvolgere di nuovo i radicali, ormai con numeri inferiori ai nostri, i liberali e laici, inesistenti e svaporati, improbabili Circoli e associazioni non ben individuati, significa essere velleitari e rinunciare al nostro ideale forte e vincente in Europa e nel mondo.

Non possiamo fare politica con le solite trovate che poi lasciano il tempo che trovano. Un’invenzione al giorno non toglie il medico di torno, ma crea confusione e sconcerto quando invece abbiamo la nostra stella polare che potrebbe tornare a brillare senza mutuare alcunché da altri. (…)

Avevamo, infine un’occasione storica, dovuta alla legge elettorale detta porcellum. Si poteva cioè, dopo tanti anni, eleggere sotto le nostre vere insegne un gruppo nutrito di parlamentari socialisti. Si è scelto di imboscarsi nelle liste del PD, partito in crisi perché senza identità, garantendo qualche amico, ma perdendo una grande occasione. Ciò che non si comprende è il fatto che nessuno si assume la responsabilità delle disfatte, come se fosse dovuto il tutto al destino cinico e baro. Boselli dopo la cocente sconfitta che ridusse il PSI allo 0,9%, con dignità fece un passo indietro. Oggi che siamo allo 0,5%, e forse meno, nulla si muove, coem se le colpe fossero di altri e il Congresso, che si sarebbe dovuto celebrare un anno fa, viene spostato all’autunno.

ROBERTO BISCARDINI: UN GRANDE PROGETTO DI CAMBIAMENTO DELLA SOCIETÀ

Basta primum vivere. Ieri Riccardo Nencini nel suo intervento ha fatto un elenco lunghissimo di cose da fare. Una sorta di shopping list del socialismo italiano che richiederà anni per essere portata a termine. Qual è l’idea forza di questa shopping list come identità dei socialisti per il futuro? Forse manca un sintesi. Io ho cercato di immaginarla e sono tornato indietro nella storia per andare a leggere le ragioni per cui i socialisti perché nacquero 120 anni fa: la prima era costruire uno Stato che fosse garanzia di libertà per tutti, democratico, giusto; invece noi oggi abbiamo la vera questione che dovremmo porci è l’efficienza dello Stato per dare risposte ai cittadini. Se lo Stato non funziona non ci sono riforme che tengano.

Questo congresso ha discusso anche di noi stessi e ho sentito qualcuno lamentarsene. Ma non è un delitto parlare del partito. Non sono d’accordo col segretario con la sua linea politica. Il partito dovrebbe rendere conciliabili due cose che non sono conciliabili: il socialismo europeo e l’appoggio acritico al governo Letta. Non possiamo essere acquiescenti col governo e essere socialisti perché questo governo non può dare risposte alle domande del socialismo.

Costruiamo dal partito per iniziativa del partito un movimento socialista per dare vita a riforme socialdemocratiche importanti. Basta con questa adesione acritica al governo; misuriamo il nostro appoggio in Parlamento in base a quello che il governo può fare. Diamoci appuntamenti concreti.

Come affronteremo per esempio l’appuntamento elettorale europeo? Io credo che ci siano spazi per proporre una lista socialista alle elezioni europee che non è una lista del PSI, ma una lista ‘socialista’, di proposte socialiste. Dobbiamo lavorare per un grande progetto di cambiamento della società. Lo status quo è il declino del partito.

ORESTE PASTORELLI, AMBIENTE E TERRITORIO RISORSE CENTRALI PER IL PAESE E BATTAGLIA POLITICA SOCIALISTA
«Organizzare una politica socialista che sia immediatamente riconoscibile agli occhi dei cittadini e degli elettori». Così il deputato socialista e tesoriere del Partito, Oreste Pastorelli, ha esordito nel suo intervento al 3* Congresso Socialista di Venezia. Pastorelli ha ricordato che l’impegno per il prossimo futuro, «è quello di creare uno spazio politico che renda il PSI immediatamente riconoscibile», facendo proprie «battaglie che siano capaci di migliorare la vita dei singoli, dei cittadini, dei piccoli imprenditori e di tanti giovani che aspettano solo un’occasione per essere messi alla prova e dare un possibilità di crescita al Paese». Di fronte a questa realtà, sottolinea il deputato socialista, «senza dubbio uno dei temi su cui battersi è quello dell’ambiente. Ambiente inteso come quel complesso di fattori che riguardano il territorio, l’economia, la cultura e la visione del futuro del nostro Paese». Parole alle quali ha fatto eco l’intervento del segretario generale della CGIL, Susanna Camuso, che ha parlato di «ambiente e territorio» come delle «più importanti risorse del nostro Paese». In riferimento agli ultimi disastri ambientali che hanno interessato la Sardegna, infatti, Camusso ha posto anche il problema della relazione tra ambiente e occupazione: «Quanto costa riparare il territorio invece di dare lavoro a tanti giovani senza più dover affrontare periodicamente spese straordinarie oltre che un pesante costo di vite umane?” si chiedeva retoricamente il segretario generale della CGIL.

In quest’ottica, Pastorelli ha ricordato l’importanza di «raccogliere la sfida posta dalla salvaguardia dell’ambiente attraverso politiche volte a favorire la “green economy”» sottolineando come si tratti di «un’economia del know-how e della conoscenza che non si limita, per tanto, al mero settore agricolo, ma innesta processi virtuosi per l’intero sistema-paese, una trasformazione economica, ma anche culturale».

Pastorelli ha concluso ribadendo che «ci troviamo in una fase storica di transizione che ha cambiato inesorabilmente i paradigmi tradizionali e che ci obbliga a ridefinire le priorità e le strategie».

 SUSANNA CAMUSSO, NECESSARIA UNA PATRIMONIALE SUI GRANDI CAPITALI 

«Partire dalla patrimoniale per uscire dalla crisi». Segretario generale della CGIL, Susanna Camusso, intervenuta al 3* congresso socialista non ha dubbi sulla necessità per la politica di «tornare a fare delle scelte, anche forti». Tra queste, quella della patrimoniale proposta dal segretario Nencini, secondo Camusso è centrale perché «vi è un’imprescindibile necessità di ridistribuire la ricchezza, investendo verso il basso». IL segretario CGIL ha parlato del rischio che l’impoverimento faccia crescere la rabbia, soprattutto perché, «nella stagione in cui bisognerebbe abbandonare finanziarizzazione dell’economia, ci si inventa la finanziarizzazione achimistica della Banca d’Italia, un vero e proprio pericolo per le Istituzioni». «Stiamo diventando l’Italia del rancore», ribadendo che «come Cgil abbiamo proposto in tempi non sospetti che quello era il terreno, così come lo è quello dell’equilibrio nella tassazione delle rendite finanziarie».
“L’unica cosa seria sarebbe rimettere l’Imu. Che serietà ha un Paese che in pochi anni toglie e mette l’Imu 6 volte?” e sulla patrimoniale aggiunge: “La Cgil l’ha proposta in tempi non sospetti”.


BOBO CRAXI: UNA LISTA UNICA DEL SOCIALISMO EUROPEO

La politica fa oggi fatica a rispondere alla crisi. Questo Congresso socialista non può non risentire l’eco di una preoccupazione più forte e più fondata circa lo stato della nostra economia, della nostra democrazia e le condizioni generali del Paese in cui viviamo e in cui si esercita la nostra lotta politica. Una crisi così prolungata non può non essere valutata e giudicata per quello che è, in un contesto più ampio di crisi economica di tutto l’occidente in cui, tuttavia, salta agli occhi il caso italiano, che sottolinea in modo eloquente una crisi della classe dirigente di questi ultimi venti anni, economica, politica e sociale.

Per questa ragione, e non per altre la figura istituzionale del capo dello Stato è l’ultimo filo che lega la democrazia alla realtà italiana, l’ultimo filo logorato che cuce il rapporto fra democrazia e pace sociale, in attesa che si formino classi dirigenti diffuse e partiti omogenei e democratici e non personali, leaderistici, flessibili o ‘virtuali’ in rete”.

Fa impressione avere un’Europa dei burocrati e dei banchieri, un’Europa di nuovo dominata dalla supremazia germanica. Avremmo invece bisogni di un’altra Europa, Di un’Europa che parli con una voce unica e che si occupi e risolva i problemi dei suoi cittadini, che superi l’odioso parametro del 3% per fronteggiare sul serio la crisi.

Ci sono state prima del congresso discussioni tra di noi. È vero che possiamo dire oggi che il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno, ma dobbiamo riconoscere i nostri errori, errori di tutti come ad esempio quella di negare ai socialisti la possibilità di partecipare col loro simbolo alle elezioni, di partecipare alle primarie. Errori politici e l’unico rimedio che può esserci è solo uello di non ripeterli più. Per questo penserei anche a preparare la nostra partecipazione alle eventuali primarie del centrosinistra.

Approfittiamo del prossimo Congresso del PSE per chiedergli di sovrintendere alla ricostruzione del perimetro socialista in Italia. Progettiamo una lista unica del socialismo europeo che faccia riferimento nel nostro Paese al socialismo, quel socialismo fondato nel 1892.

 Il testo integrale dell’intervento di Bobo Craxi

Martelli: ricostituire l’unità socialista

Una platea silenziosa ed attenta ha ascoltato l’intervento di Claudio Martelli al congresso socialista. Innanzitutto il tema del rapporto tra politica e giustizia. Rapporto tossico tra una parte, politicizzata, della magistratura, e una parte, non la migliore, della politica. Già Norberto Bobbio, in un libro dal titolo Teoria della giustizia, metteva in guardia dal rischio di confondere l’idea di giustizia da quella di legalità. Se per legalità si intende l’immutabilità della legge, allora commetteremmo un’ingiustizia. La tensione dialettica tra legalità e giustizia deve sempre vivere, nell’interesse proprio della giustizia. Bisogna evitare sconfinamenti tra politica e giustizia. Ma mentre non ci sono sconfinamenti della politica nella giustizia, in passato ci sono stati straripamenti della giustizia nella politica. Lo scudo, predisposto dai padri costituenti, fu travolto nel 1993. Ora, quello che avvenne, viene riconsiderato alla luce della storia recente del nostro Paese.
Martelli ricorda anche il ruolo da protagonista che ebbe nell’approvazione deI regime carcerario duro, cosiddetto del 41-bis. Non si tratta di uno strumento di tortura ma è l’isolamento dei criminali per evitare che dalle carceri possano continuare ad esercitare il comando all’esterno ed impedire che nelle carceri possano sopraffare gli altri detenuti o ricattare i secondini. Questa misura si è rivelata fondamentale per contrastare e debellare la parte più sanguinosa della mafia.
Martelli non si è sottratto ad una disamina della situazione attuale. E’ vero che ci muoviamo oggi in un paese impoverito, incattivito e risentito e questo forse è il sintomo più grave della crisi italiana. Ma a volte si assiste a passeggiate sulle nuvole, come quelle di chi vuole uscire dall’Euro. Occorre affrontare i problemi in modo costruttivo e razionale, ma non possiamo scaricare le nostre responsabilità sull’Europa. La Germania è cambiata in pochi anni, grazie innanzitutto ai socialdemocratici tedeschi, che hanno sciolto alcuni nodi che impedivano lo sviluppo del loro Paese, anche a costo della popolarità del loro Partito. Le leve del successo tedesco sono state la contrazione della spesa pubblica, compresi salari e pensioni del comparto pubblico, e l’aumento delle ore di lavoro settimanali. Se la Germania è riuscita a ripartire solo adottando queste misure, noi italiani dobbiamo chiederci come potremmo riuscirci senza adottare un percorso simile. I sindacati italiani dovrebbero agevolare questo percorso, anche alla luce dei tanti giovani disoccupati e non ridursi ad un ruolo semplicemente conservatore.
Occorre anche combattere l’evasione, incrociando i dati. Perché non si fa in Italia? Ma soprattutto è necessario rimettere in moto il meccanismo di sviluppo. Martelli non crede che il governo attuale e quelli precedenti abbiano fatto tutto quanto era in loro potere. Quando nel 1983 l’Italia era sull’orlo del baratro, con un tasso di inflazione del 17 percento, una disoccupazione di massa ed un tasso di evasione confrontabile con quella odierna, i socialisti affrontarono con spirito riformista il tema della scala mobile. In quattro anni l’inflazione passò dal 17 al 4 percento e l’Italia conquistò la tripla AAA. Dunque anche oggi esiste lo spazio per una azione riformatrice risoluta. Questo è un grande tema di discussione, non solo di sinistra.
Quali le prospettive politiche ed il ruolo del socialismo oggi? A fine Ottocento, quando si trattò di scegliere tra Partito democratico interclassista o Partito socialista classista, si optò per la seconda, per la paura degli anarchici. Oggi al posto degli anarchici ci sono i grillini. Poco sembra essere cambiato. Sostiene Martelli: “Non mi dispiace la carica di adrenalina di Renzi, ma mi interessa capire se Renzi vuole essere un Blair o qualcuno che galoppa tra comizi e talk show, se vuole impersonare un nuovo Schroeder oppure la controfigura di un vecchio democristiano”. Poi continua: “Questo congresso potrebbe essere qualcosa di importante se cominciasse ad essere la fine della diaspora socialista”. E’ dunque fondamentale ricostituire l’unità delle varie esperienze socialiste. Occorre ricostruire città per città, paese per paese, la comunità socialista, che può spiegare ancora una forza straordinaria. Occorre essere portatori di alcune idee forza e di una visione geopolitica dell’avvenire. A livello internazionale, spaventa l’apertura della Germania troppo ad est e la rinascita dell’impero sovietico, anche se si chiama Russia. E’ questo che bisogna contrastare. Al contrario di quanto generalmente si pensa, gli Stati Uniti non sono finiti, per fortuna loro e nostra. Va preservata la solidarietà fra Europa e USA e bisogna lavorare per creare un sistema monetario comune fra l’Euro ed il Dollaro. Bisogna rimodulare l’Unione Europea, che ha bisogno di nuove idee e nuove responsabilità, ma l’Europa non sarà credibile se non sarà in grado di provvedere alla propria sicurezza. Basta osservare l’incapacità di creare una forza di pronto intervento comune, l’atteggiamento nei confronti degli immigrati, la rinascita dei populismi. Ma il populismo è un sintomo, il male è la saturazione delle conquiste europee, per cui ci si sente satolli.
Martelli conclude: “oggi si può iniziare uno sforzo generoso di ricomposizione, di dialogo, di ricostruzione di questa comunità socialista, aprendo innanzitutto agli interlocutori più affini, come quelli che nel PD condividono un senso di responsabilità comuni”. Riformare e far progredire, questo vuol dire essere socialisti oggi.

UGO INTINI: SENZA IDENTITA’ NON C’E’ FUTURO
Intervento Congresso PSI Venezia 30 novembre 2013 (sintesi)

Nello slogan c’è  già la risposta alla domanda che sta nel cuore dei  compagni. “Serve un piccolo partito socialista?”. La radice nel tempo è la storia gloriosa del socialismo democratico. La radice nello spazio è la famiglia socialista internazionale. Stiamo parlando non del passato, ma del congresso del PD. Senza radici, un partito diventa una foglia al vento delle mode del momento. E dei personalismi. Una foglia al vento che rischia di finire nel precipizio.

La cancellazione della storia provoca l’analfabetismo politico. Grazie a voi e al compagno Mauro Del Bue.

La verità.”Le sole conquiste durature sono quelle che saranno costruite non sulla furberia, ma sulla verità”. Il ventennio è giunto alla resa dei conti finale, come il fascismo. E’ giunto alla “Italia del rancore”, come diceva la compagna Camusso.

Il ventennio perduto è nato non sulla verità, come l’Italia della ricostruzione, opera dei partiti democratici. Sulla menzogna che ha indicato quegli stessi partiti democratici come partiti di ladri e basta. I partiti sono stati distrutti. Siamo arrivati al punto che gli amministratori dei partiti rubano ai loro partiti.

Hanno fatto credere a una generazione di italiani che i governi di socialisti, democristiani e laici fossero stati delegittimati dal voto popolare già alla vigilia della rivoluzione di Mani Pulite. Il governatore della Banca d’Italia, nel 1946, fotografava a Nenni la realtà.“Pagare meno, pagare tutti- dicevano i vecchi socialisti. La crisi della giustizia. Lo scontro con una parte della magistratura non lo ha inventato Craxi. La magistratura italiana svolge ormai la funzione dei militari turchi o egiziani. A Istanbul, come al Cairo, come a Roma.

I padri della sinistra, nel 1953, hanno fatto le barricate (letteralmente), ci sono stati i morti nelle strade, perché i democristiani centristi volevano la legge truffa. Ma quelli rispetto ai bipolaristi di oggi erano dei gentiluomini in guanti bianchi. Si può rinunciare al proporzionale? Si, certo. In nome della stabilità e della governabilità. L’Italia ci ha rinunciato sino alla violazione dei principi di democrazia costituzionale, come spero sarà tra breve decretato dalla Corte Costituzionale stessa. L’Italia ha rinunciato al proporzionale più di qualunque altra democrazia. E’ fallito perché in tutti i sistemi bipolari normali, all’interno dei due poli, l’area dell’estremismo e della irrazionalità è ininfluente. Avventurieri. Avventurieri e irresponsabili. Socialisti e democristiani, i pilastri della sinistra e del centro, si sono alleati in Germania nonostante le loro forti e diverse identità. L’ho ripetuto al congresso di Montecatini del 2008, quando per questo potevo essere considerato al di fuori della realtà. “ Il meglio della sinistra e il meglio del centro –dicevo- devono trovare una intesa. I quali stanno sia nella sinistra sia nella destra. I falchi alla Santanchè e i falchi del PD. Vogliono correre il più presto possibile alla roulette del Porcellum e tentare il colpo grosso. Parlando sin qui dell’Italia, ho lasciato da parte i temi della grande politica. Nella politica, come nella musica, i tempi sono decisivi. Nenni ricordava sempre: “la politica è l’arte del possibile”. Senza i partiti non c’è democrazia. Applaudendo, ad esempio, l’assemblea dei giovani imprenditori, ovvero dei figli degli imprenditori. Nascosta dalla grande stampa, ovvero dai giornali degli imprenditori e dei loro figli. La grande politica, la politica vera, deve tornare. Lo diceva Turati nel 1896(1896!): abbiamo bisogno degli Stati Uniti d’Europa. Parafrasando lo slogan del congresso socialista del 1947 si può aggiungere: “Non c’Europa senza politica, non c’è politica senza Europa”.

La grande politica deve indicare la battaglia epocale, la battaglia epocale, che attende una nuova generazione di socialisti. Martelli ne parlava poco fa’. I socialisti che sono cresciuti allo stesso modo, evidentemente, la pensano sul futuro allo stesso modo. I nostri nonni socialisti hanno combattuto i padroni delle ferriere all’inizio del ‘900. Ma la casta (quella si, non quella politica) dei finanzieri senza frontiere è molto peggio. Loro, i padroni delle ferriere, credevano nell’etica del lavoro. Una ricchezza immane rubata a noi e nascosta dai moderni pirati nelle isole del tesoro degli anni ‘2000. Loro (i padroni del ‘900) scommettevano sullo sviluppo e sulla conseguente crescita della Borsa. Come si è persa la bussola del buon senso e della morale comune? Si è persa perché, finita la terza guerra mondiale tra Est e Ovest, la destra ha puntato non più soltanto sullo Stato minimo, ma sulla politica minima, sulla privatizzazione della politica. Se ci fossero stati la politica e i partiti con la P maiuscola avrebbero arginato il liberismo sfrenato. La sinistra italiana senza identità è caduta in pieno nella trappola, si è associata al coro della antipolitica e ha tagliato così il ramo sul quale sedeva. Purtroppo, anche sul tema del cuore, la sinistra italiana costituisce un caso unico al mondo. E’ l’unica, assolutamente l’unica, dove i militanti non si chiamano compagni.

 L’intervento integrale di Ugo Intini

 

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Commenti all'articolo
  1. Sono un vecchio socialista che non ha mai cambiato idea ed è rimasto nel”deserto” perchè non si è mai riconosciuto nel PD e tanto meno nel PDL.Ho letto gli interventi che confermano le qualità politiche ,democratiche di tanti vecchi dirigenti socialisti:E’ mai possibile non riuscire a far rinascere un Partito Socialista come c’è in tutta Europa magari chiedendo un aiuto concreto (non denaro!!) ai partiti inglesi,francesi ,tedeschi ect..?

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