martedì, 17 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ivica Dacic, la speranza
della nuova Serbia
Pubblicato il 12-11-2013


Dacic-serbia-premierIl suo nome non è molto noto in questa Italia che sembra non uscire ancora dalla logica dei “partiti di plastica” per rientrare nel tradizionale quadro politico di stampo europeo. Ma per i conoscitori di politica internazionale e all’interno dell’Internazionale socialista Ivica Dacic, attuale Premier della Serbia, rappresenta la vera novità politica dell’area balcanica. Dinamico, intraprendente, ma soprattutto autonomo e riformista il Presidente socialista del Governo serbo, in pochi anni, ha risollevato le sorti di un partito su cui gravavano le ombre di Milosevic, sicuramente demonizzato dalla realpolitik americana, ma non esente da gravi colpe e da enormi errori, primo fra tutti quello di non vedere come irreversibile la disgregazione dell’ex Jugoslavia e di contrastare tenacemente qualsiasi ipotesi di indipendenza dei singoli stati.

Dacic, negli ultimi anni, è riuscito a risollevare le sorti del partito socialista serbo portandolo a essere forza di Governo, prima con i democratici di Tadic, poi, una volta travolto il partito democratico dagli scandali di corruzione e dall’eccessivo asservimento agli Stati Uniti, trovando l’alleanza con il partito progressista (già nazionalista) di Nikolic. Non c’è che dire: per noi italiani il paragone con la politica del PSI di Bettino Craxi è veramente attinente. Ma al di là delle formule è nelle scelte politiche che l’intelligenza di Ivica Dacic ha mostrato i suoi riflessi positivi per il partito socialista serbo, che ha riacquistato un ruolo centrale e prioritario e per il suo Paese.

Trovatosi di fronte una Serbia penalizzata dall’intervento militare americano con i bombardamenti e gli enormi danni in vittime e distruzioni provocati dai conflitti interetnici con i croati e i bosniaci ai quali si sono aggiunti in seguito l’indipendenza del Montenegro e quella del Kosovo, Dacic è riuscito a impostare un programma di ammodernamento e risanamento economico del Paese, che lo ha premiato elettoralmente, con una chiara volontà di entrare in Europa, rispettando i parametri economici e di democrazia richiesti e entrando recentemente nei Paesi in via di adesione. Questo suo indirizzo politico ha inevitabilmente tenuto conto di due elementi fondamentali.

Il primo è costituito dalla cooperazione economica e dall’amicizia con la Russia di Putin, con la quale l’accordo economico di una tassazione quasi inesistente per le esportazioni ha dato origine a grandi investimenti di aziende italiane e europee che vogliono produrre per esportare nell’immenso mercato russo. Il secondo sono le relazioni con gli Stati Uniti che è riuscito a confermare positivamente e pragmaticamente dopo la sconfitta elettorale del democratico Tadic, ma su un piano di grande dignità che è stato apprezzato dal popolo serbo. Ma il vero “capolavoro” Dacic lo sta facendo affrontando la delicata situazione dell’indipendenza del Kosovo, dove nei giorni scorsi si sono svolte difficili elezioni in un clima di astensione della minoranza serba. Dacic ha escluso il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo ma ha aperto alla creazione di una forte autonomia amministrativa. Ed è su questo piano che è riuscito a proseguire positivamente i negoziati per l’entrata in Europa della Serbia.

Infine mi piace ricordare che Ivica Dacic è un amico dell’Italia. A parte le visite istituzionali a Napolitano e Letta e il recente incontro di Ancona tra il Governo italiano e quello serbo trascorre le vacanza invernali nelle Dolomiti e ha stretti contatti con i serbi che vivono e lavorano a Vicenza (circa 20.000 ) e a Trieste (18.000 ). Non sono davvero pochi.

Sandro Perelli

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