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Opinioni e commenti
 

La frattura del Pd passa da Strasburgo
Pubblicato il 13-11-2013


PD-Strasburgo-sm

«Non aderire al PSE è davvero assurdo, significa guardare al passato e non al futuro». Non ha dubbi Sandra Zampa, parlamentare, co-fondatrice del PD e portavoce di Romano Prodi che, intervistata dall’Avanti!, risponde alle polemiche degli ultimi giorni sul tema dell’adesione del PD alla famiglia del Socialismo europeo.  Secondo l’esponente democrat, la posizione critica assunta da alcuni esponenti del PD – vedi Beppe Fioroni – dopo l’annuncio di Epifani che il partito avrebbe organizzato a Roma il congresso dei socialisti europei,  «ha una natura prettamente identitaria che si basa sulle vecchie collocazioni politiche precedenti alla nascita del PD e che si sviluppa meramente all’interno del contesto nazionale senza tenere conto della necessaria dimensione europea delle problematiche attuali».

Una posizione che mette l’accento su un’anomalia tutta nostrana, una delle tante, che l’appuntamento elettorale del prossimo maggio con le europee evidenzia in tutta la sua serietà e sulla quale si giocano, in parte, i destini delle tre principali forze politiche e, almeno nel caso del PD e del PDL, anche gli equilibri interni. Il rischio è che, mentre l’Europa chiama, invitando le forze politiche nazionali a esplicitare l’appartenenza alle famiglie storicamente presenti nel Parlamento europeo, l’Italia si presenti scollegata da questa realtà. Ma, se per il PDL di Berlusconi il problema è di natura “esterna”, ovvero di essere accettato dal PPE, diversa e opposta è la situazione del PD.

La resa dei conti in casa democratica sull’irrisolta questione dell’adesione al PSE difficilmente potrà trascinarsi a lungo e sembra arrivato il momento di chiarificare quell’ambiguità che accompagna il PD sin dalla fondazione. È il peso politico stesso del partito come rappresentante delle forze della sinistra italiana in Europa ad imporre il chiarimento, soprattutto dopo che dal PSI e da SEL è giunta la richiesta di presentare una lista unica che si richiami alla famiglia del socialismo europeo. Del resto, come ricordava Vannino Chiti in un’intervista su questo giornale, «se c’è un punto di convergenza nel programma di tutti e quattro i candidati alle primarie per la segreteria del PD, bene questo è proprio l’adesione al PSE». Sono, dunque maturi i tempi per fare questo passaggio storico?

Non per Beppe Fioroni che all’Avanti! ha ribadito che «si è costruito il PD sciogliendo la Margherita e i DS per superare le vecchie famiglie europee e creare un nuovo soggetto politico che includesse altre tradizioni politiche». L’ex esponente della Margherita adduce a dimostrazione della sua tesi proprio la fotografia di quello stato di cose che rende diversa l’Italia dagli altri grandi Paesi dell’Europa: «Tanto è vero – dice – che oggi abbiamo a Strasburgo un gruppo con parlamentari iscritti a due famiglie diverse».

L’ombra della rottura interna del PD passa, dunque, per Strasburgo? Per Fioroni «è legittimo che chi vuole entrare nel PSE faccia la sua battaglia e prendo atto dell’orientamento prevalente nel partito di presentarsi alle europee con una lista comune con SEL, iscriversi al PSE e addirittura all’Internazionale Socialista». Di fronte a questo scenario l’esponente dell’area cattolica democrat lascia intendere che tutte le opzioni sono sul tavolo: «Mi chiedo perché abbiano chiuso il vecchio partito. Se si vuole modificare il PD da forza di centrosinistra a forza di sinistra, credo che si abbia un “vocazione peggioritaria”», dice Fioroni lasciando intendere che una rottura non è impossibile. E se si concretizzasse comunque l’adesione come sembra probabile? «Quando lo faranno, ne prenderemo atto. Non mi voglio fasciare la testa prima di essermela rotta. Ci saranno organismi chiamati a discuterne. Si assumano dunque la responsabilità con piena autonomia, ma anche consapevoli che si ritorna ad un modello che prevede ci sia un partito di sinistra. Di fatto, così torniamo all’esperienza iniziale del ’96, ammettendo che il PD come amalgama dei riformismi di culture diverse si è definitivamente arenato. Sicuramente, per il momento, trovo assurdo fare uscire un’agenzia dicendo che noi organizziamo il Congresso del PSE. Non si è mai visto che ad organizzare un congresso sia un partito non aderente».

Che dire allora a Renzi, che ha ribadito la volontà di aderire al PSE pur provenendo dalla tradizione democristiana? Per Fioroni «Renzi, che proviene da una certa cultura e da una certa tradizione, avrà una grossa responsabilità: spero davvero non voglia svendere quei valori per un piatto di lenticchie. Non abbiamo sciolto la Margherita per diventare un partito di sinistra: oltretutto questo sarebbe anche un errore politico visto che un partito di sinistra, come dimostrano anche le ultime elezioni, prenderebbe meno voti del Fronte Popolare di Togliatti».

È dunque vero, come afferma Zampa, che «la frattura è già nei fatti perché ci si rifiuta di fare un passo avanti nel dibattito non entrando nel merito delle scelte»? Probabilmente la partita si gioca sull’eterno filo che vede contrapporsi la visione politica da un lato, e i tatticismi dall’altro. Mentre molti vogliono vedere l’apertura di Renzi verso il PSE come il tentativo di ingraziarsi la larga parte dell’elettorato di sinistra per realizzare la sua scalata al PD, per  Zampa il tema ha una valenza profondamente politica: «Quest’idea che per essere cattolici si debba indossare un abito che impedisce di fare passi avanti davvero non va bene: io sono sempre stata contraria perché è un atteggiamento non utile, non fa crescere i cattolici né la causa politica che noi serviamo». Sandra Zampa, infatti, sottolinea che la sua eventuale adesione al PSE sarà tutt’altro che passiva: «Questo non significa che poi che non si possa pensare legittimamente di lavorare dall’interno del PSE per promuovere una diversa collocazione europea che vada nella direzione dell’innovazione. Del resto tutta la sinistra europea chiede uno sforzo innovativo che è quello che il PD sta compiendo. Non penso, dunque, che il PSE sia l’approdo definitivo, ma un punto di partenza per andare oltre verso uno schieramento più ampio dei riformisti e dei democratici».

Una visione che Fioroni rifiuta in toto: «Io rispetto le vocazioni missionarie di tutti, specialmente dei cattolici che hanno in testa fare una evangelizzazione del PSE. Certo mi risulta difficile immaginare come si possa spiegare certe idee al presidente bulgaro del PSE, ma non dobbiamo mai mettere limiti alla divina provvidenza. Se proprio si vuole contribuire a dare un’altra linea alla famiglia dei socialisti europei, credo lo si debba fare prima di aderire al PSE, non dopo. Del resto è quello che abbiamo cercato di fare con il gruppo».

Intanto dal PSI si fa sapere che i socialisti parteciperanno «attivamente, insieme al Pd, al coordinamento del congresso PSE, che si svolgerà il prossimo febbraio a Roma». Lo ha postato ieri sera il senatore Riccardo Nencini, segretario del Psi, sulla pagina Facebook, “PSI Senato”.

«La notizia è giunta dal Consiglio dell’Internazionale Socialista che ha appena avuto luogo a Istanbul.  A comunicarcelo – ha scritto Nencini – il responsabile per gli italiani all’estero del PSI, Luca Cefisi, l’unico rappresentante di un partito italiano nell’Ufficio di Presidenza del PSE». Fino a oggi.

Roberto Capocelli

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@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Veramente incomprensibile politicamente la posizione di Fioroni ed altri ex Margherita, perchè le forze Europee a cui aderire sono:PSE, PPE, Comunisti, Liberali, Fascisti e Verdi. A quali di questi intende aderire?. Forse ancora al PPE insieme a Berlusconi, pur sapendo che non è una forza di soli Cattolici. Nel PSE hanno militato cattolici del calibro di Delors e di molti altri, perchè da piena cittadinanza a tutti nel rispetto delle diverse Religioni. Comunque è un bene che si sia aperta questa discussione nel PD sulla adesione al PSE, in modo da chiarire finalmente una più precisa identità politica e farla finita con le incomprensibili dichiarazione che “il PD non è una forza di Sinistra”, come se essre di Sinistra fosse una bestemmia. E’ auspicabile un processo che superi questa “amalgama mal riuscita” e si recuperino i valori e i principi di giustizia sociale propri della Sinistra Riformista e Socialista.

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