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Opinioni e commenti
 

La Germania non è prepotente, è sola
Pubblicato il 14-11-2013


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Dopo le prese di posizione anti-tedesche del Tesoro americano, ora anche la Commissione europea vuole vederci chiaro. Il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, entro la primavera, ha chiesto un report approfondito per fare chiarezza sulla natura del surplus delle partite correnti tedesche: “Dobbiamo capire se questo attivo ha un impatto negativo sul funzionamento dell’economia europea, anche se siamo consapevoli che il surplus tedesco riguarda il rapporto commerciale della Germania con il mondo, non con la zona euro”. Sotto la lente di ingrandimento di Bruxelles non c’è solo Berlino, ma anche altri 16 paesi dell’Unione. Italia inclusa e per motivi molto più gravi come il debito pubblico, ormai a un livello superiore al 130% del Pil.

«Il problema è che i tedeschi non riescono a spiegarsi come mai li si rimproveri visto che l’economia va bene e l’effetto negativo indotto non dipende da loro, non hanno una responsabilità diretta del fatto che gli altri paesi europei non abbiano lo stesso ritmo e rimangono indietro», ha spiegato all’Avanti! il professor Gian Enrico Rusconi, storico e politologo, professore emerito di Scienze politiche presso l’Università di Torino.

«Certo, è vero che saranno i tedeschi stessi a risentire di questa situazione, ma ci troviamo di fronte al classico circolo vizioso», continua Rusconi, che respinge con forza le accuse nei confronti della Germania di voler lanciare una politica egemonica nei confronti dell’Europa e di provocare deflazione: «I tedeschi hanno contribuito a coltivare il mito dell’Europa con sincerità e solo ora capiscono quanto dia delicato e complesso il tema. Di sicuro il governo di Berlino non è affatto spinto da una volontà egemonica, affermare questo è una pura stupidaggine, anzi, sono dispiaciuti che le cose vadano così. Il punto è che non c’è fiducia reciproca. Chi accusa la Merkel di una visione antieuropeista non capisce che, al contrario, la Merkel cerca di contenere le spinte isolazioniste che vengono da settori della popolazione tedesca. Man mano che si va verso il basso, nell’opinione pubblica, la voglia di andarsene è enorme».

Cosa si può davvero imputare a Berlino? Per il professore emerito «è legittimo dire che la classe politica tedesca non trova la forza, e soprattutto la visione, per scegliere di assumere l’onere di mandare avanti l’Europa a prescindere dagli umori della propria opinione pubblica». Rusconi, infatti, identifica come un elemento «indicativo in questo senso la caduta di quello che prima era un tabù, ovvero la possibilità di considerare un referendum sulla permanenza», segnale che «la classe politica tedesca è rigida e imbarazzata nell’osservare l’evolversi della situazione e teme il precipitare degli eventi. Ma nei fatti ancora sostiene l’Europa».

Schiacciata tra la sfiducia verso le economie del sud Europa, prigioniere degli apparati corporativistici e inefficienti, la crisi economica, un’opinione pubblica sempre più irrequieta e, in ultimo, le accuse di “spendere poco”, quali spazi di manovra ha la “locomotrice tedesca”? «La soluzione che adotta la Merkel, brontolando, è quella dei piccoli passi. Fino ad ora si muove su un terreno molto difficile e lo fa con molta diffidenza. Davvero credo abbiano difficoltà a spiegarsi i forti pregiudizi intorno al loro operato perché erano convinti di aver fatto bene: continuano a sentirsi accusati e rispondono che loro sono dentro i limiti imposti dai trattati, da Lisbona fino a Maastricht, mentre sono altri i paesi che li violano. Del resto non li si può nemmeno rimproverare per avere uno stile di vita sobrio, dovuto, peraltro a vari fattori».

Secondo il professor Rusconi, però il problema è eminentemente politico. La Germania «sarebbe anche pronta a rivedere il famoso limite del 3% nel rapporto tra deficit e PIL se solo sapesse di poter contare su paesi che, sinceramente, si muovessero nella direzione delle riforme strutturali sia del sistema produttivo che dell’apparato istituzionale».

L’austerity come estrema ratio per mantenere in piedi l’impalcatura europea di fronte al tentativo, non riuscito, di unificazione culturale, economica e politica? «Il vero problema è che, visto che l’Europa (paesi mediterranei in primis) non si adegua agli standard e non si trova una soluzione diversa, potrebbe succedere che tra un po’ siano proprio i tedeschi ad andare via e il distacco sarebbe un cataclisma. Immaginiamo che fra qualche anno questa situazione di un’Europa a due velocità diventi insostenibile, che i governi dei paesi in difficoltà non riescano ad avviare riforme reali e allora la Germania decida, legittimamente, di andarsene. Che succede? Immaginiamo che si crei un caso Grecia-bis, magari in un paese importante come l’Italia dove, per assurdo, si verificasse un successo elettorale dei grillini: la baracca si sfascerebbe».

Possibile, dunque, che non ci siano responsabilità di Berlino? «Il punto è che, semmai, alla classe politica tedesca manca una visione. Prenda quello che è successo con il governo Monti in Italia: c’è stato un momento in cui i tedeschi hanno investito in maniera ingenua su Monti, sopravvalutandolo. Credevano che sarebbe riuscito a risolvere i problemi di un Paese complesso come il nostro. Ma il problema dell’Italia non è tanto nel colossale debito, quanto nell’incapacità di fare un passaggio politico in avanti. È questa la ragione per cui i tedeschi guardano male all’Italia. La Germania è spaventata da scenari simili, altro che le stupidaggini che si raccontano sulla volontà di egemonia da parte di Berlino o sul rilancio di un fantomatico “piano Marshall”: chi dice queste cose non ha nemmeno idea di cosa stia parlando e la cosa più grave è che queste sciocchezze arrivino soprattutto da sinistra».

Insomma viene da chiedersi su quali pilastri poggi il progetto europeo, su quali leve si possa operare per modificare l’attuale congiuntura e andare avanti, rafforzandosi. Anche su questo punto l’analisi del professor Rusconi è lucida: «C’è poi un altro grande tema del quale in pochi parlano: la debolezza politica, psicologica ed economica della Francia. Non è un tema di poco conto. La Germania non è affatto prepotente, è sola. Schiacciata tra una Francia assente e un’Italia assolutamente inaffidabile».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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