martedì, 17 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

La risata di Nichi Vendola
Pubblicato il 15-11-2013


Lasciamo un attimo stare la questione giudiziaria che pure l’ha coinvolto e che certo potrebbe legittimare richieste di dimissioni. Ma processare Nichi Vendola per una risata, dovuta a “uno scatto felino” del responsabile delle relazioni esterne dell’Ilva Archinà, compiuto in una conferenza stampa ai danni di un cronista, ci pare davvero troppo. Anche perché abbiamo ascoltato la telefonata, ormai è abitudine passarle al Fatto Quotidiano, che è organo delle procure, e la risata era chiaramente riferita allo scatto, non certo ai tumori, come invece titola il giornale più giustizialista della storia d’Italia. Tanto giustizialista da giustificare anche il comportamento della Procura di Napoli sul caso Tortora. Questo giornale ha un solo obiettivo. Sempre e solo condanne, dimissioni, carcere, se necessario. Basta una risata e vai con le manette.

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Commenti all'articolo
  1. La notizia pubblicata da Il Fatto Quotidiano, delle risate di Nichi Vendola di fronte alle domande di un giornalista sui morti per cancro provocati dall’Ilva di Taranto mi ha ricordato altre storie. Tante storie degli ultimi cinquant’anni. Indignazione per le risate sul dramma della morte? Proprio no. L’indignazione è la trappola per sempliciotti a cui vuole trascinare Il Fatto, seguito immediatamente da Il Giornale, da Libero, e dai senatori grillini che hanno immediatamente dichiarato: “Disgusto. Solo disgusto. E’ quello che hanno provato i cittadini a 5 stelle, in primo luogo quelli eletti in Puglia, nell’ascoltare l ‘intercettazione della telefonata diffusa da Il Fatto Quotidiano tra il Presidente della Regione Puglia Nicola Vendola e Girolamo Archinà, uomo delle pubbliche relazioni della famiglia Riva, i patroni dell’ILVA di Taranto.”

    Ascoltando bene la telefonata ho capito tre cose: che Nichi Vendola è un patacca, superficiale, vanaglorioso ed esibizionista; che tutti sono convinti dell’ignobile montatura, con la complicità dei magistrati, costruita attorno all’Ilva e agli operai, al solo scopo di abbattere l’ultimo baluardo dell’industria Italiana; che nessuno ha il buon gusto di raccontare le cose come stanno, forse perché è troppo complicato, forse perché conviene scaricare una vagonata di merda sull’ultimo malcapitato. Poi si vedrà!

    Fatto sta che in Puglia, con l’industrializzazione, negli ultimi cinquant’anni è aumentato il benessere, sono diminuite le malattie ed è quasi raddoppiata la vita media. Che l’industrializzazione ha comportato squilibri enormi ma ha anche restituito enormi benefici. Molti hanno fatto i furbi, e i Riva sono stati fra questi, ma demolire il l’industria di Taranto sarebbe come tagliare la testa al paziente per curargli un tumore al cervello.

    Poveri italiani che hanno messo a capo di almeno due dei tre poteri (legislativo e giudiziario) altrettanti capponi che si beccano come quelli di Renzo sulla strada dell’Azzeccagarbugli.

    Daniele Leoni

  2. Perchè non si rendono oggettivamente responsabili i magistrati titolari delle inchieste che vanno a finire sui giornali spesso ancora prima che gl iindagati ne vengano a conoscenza?
    Che il “Fatto quotidiano” sia diventato il bollettino del giustizialisti è ormai noto ma, sarà bene dire che i giornalisti di questo quotidiano sono regolarmente inviata a calcare la mano nelle trasmissioni TV.
    Non potrebbe il PSI assumersi il difficilissimo ruolo di ROTTAMATORE di tanti giornalisti della TV e della carta stampata che si copiano a vicenda, ripetono tutti le stesse cose, che sanno difendere prima di tutto la magistrarura con la “m” minuscola e, accusando di tutti i mali del mondo la politica hanno, nei fatti, assolto o distolto l’attenzione sulla quella burocrazia che ha contribuito in modo determinante a
    fare di questo paese il malato terminale d’Europa?

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