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Opinioni e commenti
 

La scissione di Alfano. Saranno solo i cugini d’Italia?
Pubblicato il 16-11-2013


Era evidente che il Pdl, e futura Forza Italia, non poteva reggere. Alfano e i suoi volevano che il partito continuasse ad appoggiare il governo, i falchi no. Potevano stare insieme? Neppure Berlusconi, travestito da Spirito Santo, poteva riuscirci. Così è stato e la scissione è stata consumata. Il governo avrà un’altra maggioranza. O meglio le larghe intese lasciano il posto alle più limitate intese. Con un netto spostamento a sinistra. E con i tre senatori socialisti che diventano molto importanti e che pretenderanno giustamente l’ingresso del Psi nell’esecutivo.

Ma, se volgiamo lo sguardo altrove registriamo un più ampio terremoto politico, con un sistema ormai entrato in crisi. Il centro subisce una mini-separazione, tra montiani e popolari, mentre nella Lega lo scontro è sempre più aspro, e forse inconciliabile, tra Bossi e Maroni. Che succede, e soprattuto che succederà nel Pd? Lo scontro all’arma bianca tra Renzi e Cuperlo, col secondo che nel partito sta ottenendo risultati superiori alle attese, lasciano il campo a diverse ipotesi. La più probabile è che Renzi diventi segretario senza ottenere la maggioranza degli iscritti. E sarà un bel problema per lui che dovrà cucire rapporti e stabilire mediazioni. Con Renzi segretario il governo che fine farà? Reggerà, indebolito numericamente, anche se forse non politicamente? Lo vedremo. Non c’è dubbio che la scissione del Pdl apre nuovi scenari. Alfano e i suoi accetteranno il ruolo di “cugini d’Italia” al quale pare li voglia relegare Berlusconi? Saranno solo una piccola pedina del futuro centro-destra filo berlusconiano? O giocheranno la carta del superamento del berlusconismo attraendo quel che resta del centro? Oppure segneranno la fine del bipolarismo all’italiana che solo una legge proporzionale senza premio di maggioranza potrebbe garantire?

Sono tre ipotesi diverse. Per ora, oltre alle lacrime di Berlusconi e di Alfano, ci sono i numeri. La maggioranza reggerà. Letta e Napolitano hanno per ora vinto al partita. Fino al congresso del Pd, almeno. Perché dopo sarà tutta un’altra storia. Forse la storia di una sfribrante rincorsa neanche tanto nascosta alle elezioni. E Berlusconi potrebbe avere il futuro segretario del Pd dalla sua. L’interesse dell’Italia credo invece sia un altro. E cioè governare davvero una fase di cambiamento fino al 2015, portare l’Italia fuori dalla recessione, spingere l’Europa ad accordarci una politica di sviluppo, abbassare le tasse, lenire la disoccupazione. La scommessa di Alfano in questo si sposa perfettamente con quella di Letta e Napolitano.

Ma, per battere la tentazione elettorale che unisce falchi di destra e di sinistra occorre che il governo innesti la quinta. In fondo questa più esile maggioranza e le larghe intese di opposizione impongono un nuovo e più impegnativo passo al governo. La scissione di Alfano rimette la palla a Letta.

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Commenti all'articolo
  1. Mi sembra ingeneroso ridurre la rottura nel Pdl a governo sì – governo no, come fa Berlusconi. Mi è parso, almeno nelle personalità con maggiore caratura politica, come Cicchitto, che ci fosse nella presa di distanze, anche una chiara critica alla gestione del partito padronale, alla totale mancanza di democrazia nelle diverse istanze di partito. Tardi ma meglio che mai.

  2. E bravo Angelino Alfano. Stile asciutto, competente, assolutamente privo di demagogia e di anatemi. Assomiglia a Enrico Letta. Come Enrico Letta taglia chirurgicamente gli affabulatori preferendo la prosa degli ingegneri. Mette nel conto la gratitudine sincera e l’affetto per il vecchio padre ma vuole andare avanti. Non è disponibile a demolire, per amore paterno, i pilastri della costruzione ardita che cresce sul “ground zero” della prima e della seconda repubblica. E’ il progetto di Giorgio Napolitano. Chi pretende di paragonare Alfano a Fini non si rende conto dello spessore del disegno di oggi a fronte dell’inconsistenza di ieri. Matteo Renzi, futuro segretario, dovrà fare i conti con questo disegno che è incardinato nel progetto che fu di Bettino Craxi per far grande l’Italia, distrutto violentemente dai giudici di tangentopoli. Ci si renderà conto che non c’è più il muro di Berlino? E che per dare lavoro ai giovani ci vogliono la tecnologia, l’industria, e le infrastrutture? Io credo di si. Credo che anche i socialisti avranno il posto che loro compete. Che Bebbe Grillo tornerà a calcare la scena dello spettacolo di cui è superstar e la politica, timidamente, riproverà a governare.

  3. Caro direttore,condivido la tua analisi.
    I Socialisti saranno capaci di trarre qualche vantaggio politico da questa situazione di posizionamento dei nuovi gruppi?
    Ora la palla è in mano al P.d più di prima, la vorrà giocare in campo o buttarla in fallo laterale?

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