lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La soluzione non è meno Europa, ma più Europa
Pubblicato il 07-11-2013


Unione-europeaCi sono già l’Euro, la Corte di Giustizia e la Banca centrale, adesso serve un Parlamento Europeo Federale, composto da due Camere, una dei cittadini (tipo l’attuale Parlamento Ue) e una degli stati (organo di secondo livello al posto dell’attuale Consiglio Europeo), il PEF avrà così pieno potere legislativo, vincolante per i cittadini e per gli stati. La Commissione si trasformerà nel governo federale, responsabile davanti al suddetto Parlamento, e il suo presidente sarà nominato in base ai risultati delle elezioni, come in ogni buona democrazia federale i vari schieramenti politici proporranno infatti un candidato che dovrà realizzare un programma. Questa potrebbe verosimilmente essere la struttura istituzionale della futura Federazione Europea. L’ “Happy end” di quella storia iniziata ufficialmente a Parigi il 9 maggio 1950 con la dichiarazione dell’allora Ministro degli Esteri del governo francese, Robert Schuman, la cosiddetta “Dichiarazione Schuman”. Per procedere in tale direzione, ad esempio, il Governo Italiano nei prossimi mesi potrebbe seguire i suggerimenti che il Movimento Federalista Europeo gli sta inviando con le cartoline della campagna “Action Weeks”, ovvero:

1)     l’istituzione di un bilancio autonomo dell’Eurozona finanziato con risorse proprie – come la tassa sulle transazioni finanziarie, la carbon tax, e l’emissione di euro-obbligazioni –, votato e controllato dai parlamentari europei dell’Eurozona;

2)     la firma di un “patto pre-costituzionale” da parte dei paesi dell’Eurozona e aperto ai paesi che vi vorranno aderire, che contenga l’impegno di realizzare un governo democratico e federale della moneta, della fiscalità e dell’economia dell’unione economica e monetaria;

3)     la convocazione, entro la prossima primavera, di una Conferenza composta da parlamentari europei e nazionali, per avviare la discussione sulla riforma delle istituzioni europee;

4)     la convocazione, dopo le elezioni europee, di una Convenzione costituente europea con il mandato di elaborare una costituzione federale e di stabilire le norme per regolare le relazioni tra i paesi dell’Eurozona e il resto dell’Unione Europea.

A giugno potremmo quindi trovarci con un Parlamento europeo rinnovato, un bilancio aumentato dallo scarso 1% odierno a, magari, un 5% del Pil Europeo (senza aumento delle tasse, ma semplicemente spostandole dal livello nazionale a quello federale) e l’accordo tramite il quale almeno un gruppetto di stati si decida a cedere la parte della propria sovranità necessaria alla nascita della Federazione Europea. La realtà è che siamo in mezzo al guado… e piove. “Uno stato senza controllo della moneta e senza il sostegno di un bilancio federale è come un pugile mandato a combattere sul ring con le mani legate. Un’assurdità dal punto di vista economico. Ed è quello che sta succedendo in Europa alla Grecia, alla Spagna e all’Italia” scrive il federalista Michele Ballerin in “Gli Stati Uniti d’Europa spiegati a tutti” e prosegue “Negli anni settanta i federalisti si batterono con successo per la moneta unica, sempre però ammonendo che l’unione monetaria richiedeva anche quella politica, e che senza un governo federale e un bilancio adeguato la moneta unica non avrebbe potuto resistere agli shock economici. Poiché i governi europei rifiutavano di condividere la sovranità politica, i federalisti appoggiarono comunque l’unione monetaria convinti che essa avrebbe obbligato gli stati, alla prima grossa crisi, a fare quello che serviva completando l’unione monetaria con quella economica e politica. Fu uno stratagemma per rendere inevitabile la federazione”. Anche chi ci ha portato nell’Euro naturalmente sapeva a cosa saremmo andati incontro, gli stati deboli non possono più correggere gli squilibri con svalutazioni competitive e quelli forti si approfittano della loro necessità di ricevere crediti, per imporre misure di austerità e provvedimenti a loro favorevoli. Dopo essere giunti fino all’approvazione del Fiscal compact di sovranità se n’è veramente ceduta tantissima, “lo stratagemma” funziona eccome, e, che piaccia o no, per l’Italia, l’unica via d’uscita all’orizzonte è spingere l’acceleratore verso la Federazione Europea, che tra l’altro sarebbe il primo antidoto contro la carenza di democrazia delle attuali istituzioni europee.

Alessandro Marchetti
Vice segretario della sezione imolese del Movimento Federalista Europeo

Ps: le cartoline dell’ActionWeeks sono disponibili presso l’AMI (Associazione Mazziniana Italiana) a Imola in Piazza Gramsci n. 21 (quarto piano) il mercoledì e giovedì dalle ore 17,00 alle ore 18,30.

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Commenti all'articolo
  1. E’ giusto ribadire fino alla fine che le soluzioni globali hanno bisogno di risposte globali, così come i problemi europei hanno bisogno di risposte europee. Avanti fino all’obiettivo principe, l’unità politica europea. La strada è difficile, ma dev’essere percorsa e lo sarà: per creare un senso di cittadinanza europea, per una politica europea. Bravo Alessandro Marchetti! (@ Jean Sebastien, dovrei rispondere per le rime alle tue accuse complottiste, ma non vedo perchè dovrei dare attenzione ad uno che non sa firmarsi neanche con nome e cognome)

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