domenica, 19 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

LA VENTICINQUESIMA ORA
DI BERLUSCONI
Pubblicato il 25-11-2013


Berlusconi-scongiuri

Avrà Silvio Berlusconi una venticinquesima ora dove vince la speranza, si materializzano i sogni e si cancellano le colpe? Il leader di Forza Italia ha tentato l’ultimo stratagemma per convincere i senatori, anche quelli del Movimento 5 Stelle e del PD a cui si è rivolto – dopo tanti insulti – con un appello scritto, a non votare la sua decadenza dallo scranno di Palazzo Madama portando una serie di documenti che ne dovrebbero dimostrare l’innocenza e ribaltare così la condanna per frode fiscale della sentenza Mediaset. Nello stesso tempo Letta mantiene la barra del governo ben salda e punta al voto di fiducia sulla Legge di stabilità entro domani sera per costringere Forza Italia a uscire allo scoperto votando contro o a favore indipendentemente dal voto di palazzo Madama sulla decadenza da senatore del suo leader che si terrà dopodomani, mercoledì 27.

 “Noi siamo avversari politici, ma non deve venire meno il rispetto reciproco”. Comincia con queste parole la lettera che Berlusconi ha inviato ai senatori per chiedergli un ripensamento sul voto che gli toglierà il seggio in base alla legge Severino, approvata – ricordiamo – un anno fa anche con i voti dei suoi parlamentari.

La richiesta è l’ultima tappa di un crescendo cominciato sabato con un duro affondo nei confronti del Quirinale accusato di non voler concedere la grazia con un motu proprio in assenza di una sua richiesta in tal senso e con la convocazione di una manifestazione davanti al Senato nella giornata del voto. Oggi poi c’è stata la conferenza stampa per la presentazione dei documenti giunti dall’America con “12 testimonianze, di cui sette nuove”, sulla base delle quali chiedere la revisione del processo e “altre già proposte ai collegi di primo e secondo grado ma respinte”. Poi la consueta trafila di lamentazioni le “violazioni di ogni principio legale” che ha fatto sì “che sia stato fissato per mercoledì il voto in aula” sulla sua decadenza “buttando “all’aria il Regolamento del Senato” e violando così “il principio della non retroattività della legge, oltre all’art. 25 della Costituzione e all’art.7 della Convenzione europea”. Nel centrosinistra la mossa non sembra però aver fatto breccia.

 “In bocca al lupo a Berlusconi per la revisione del processo – dichiara il capogruppo del PSI a Montecitorio, Marco Di Lello – ma ancora una volta sbaglia destinatario, confondendo il Parlamento con una Corte di Appello. Il Parlamento applica le leggi, ed in questo caso prende atto di una sentenza definitiva. La Corte può, in presenza di nuovi elementi, dar luogo ad un processo si revisione. Come italiani saremo felici di sapere di non aver avuto un Presidente del Consiglio che ha frodato il fisco, ma – conclude Di Lello – non spetta alle Camere stabilirlo”.

“Le posizioni che i socialisti hanno sostenuto per arrivare ad una applicazione della sentenza su Berlusconi – spiega Enrico Buemi, membro della Giunta delle elezioni e delle immunità e Capogruppo Psi in Commissione Giustizia – nel pieno rispetto del Regolamento del Senato e della legge penale, ci consente, da un lato di richiamare Berlusconi al doveroso rispetto delle più alte istituzioni della Repubblica e alla accettazione delle conseguenze delle sentenze della magistratura, che i socialisti ritengono debbano essere sempre applicate senza procedure ad personam; dall’altro lato, di ribadire la giustezza della proposta a suo tempo avanzata durante le attività della Giunta che indicava, nel rigoroso rispetto delle procedure di decadenza, un percorso attento ai sentimenti e alla dignità di una parte consistente dell’elettorato italiano che si riconosce nella leadership del senatore Berlusconi. L’esasperazione del conflitto innescato dalla sentenza, dalle sue conseguenze e dalle reazioni scomposte successive – commenta Buemi – allarma e complica i rapporti tra le forze politiche e tra esse e le istituzioni terze, che devono essere tenute fuori dallo scontro politico. Gli effetti della sentenza, che sta per passare in giudicato, anche per la parte interdittiva dai pubblici uffici, non consente ad alcuno di potersi sottrarre e nello stesso tempo le forzature, alla fine, non si dimostreranno utili a nessuno”.

 L’ultima chance per Berlusconi arriva da un proposta del suo ex alleato Casini che propone di prendere atto della decadenza, ma a sentenza definitiva. In sostanza il voto dovrebbe slittare fino “al momento della decisione definitiva della Corte di Cassazione sulla durata dell’interdizione”. La proposta sarà oggetto di una pregiudiziale che verrà avanzata mercoledì in apertura dei lavori. Questo, secondo Casini, metterebbe anche al riparo da possibili ricorsi in sede europea oltre che contribuire “alla pacificazione” del clima politico. Difficile però che PD e Movimento 5 Stelle dopo tutto quello che è stato detto, e proprio per il clima arroventato che lo stesso Berlusconi ha contribuito a surriscaldare, accettino una soluzione che apparirebbe come un ultimo tentativo di salvataggio del ‘condannato’.

 La questione si intreccia strettamente con le vicende del governo e in modo particolare con il voto sulla Legge di stabilità. Da lungo tempo Berlusconi minacciava Letta di togliergli i suoi voti come rappresaglia nel caso in cui il Senato ne avesse decretato la decadenza anche se questo avrebbe comportato una crisi di governo e l’impossibilità di votare la finanziaria costringendo all’esercizio provvisorio col rischio di un immediata e pericolosissima perdita di credibilità del Paese sui mercati internazionali, ma la rottura con Alfano, costruita o meno che sia, ha disinnescato la minaccia. Il ‘cada Sansone con tutti i filistei’ non spaventa più molto perché Alfano – che al Senato con i suoi 30 senatori è in grado di garantire la vita della maggioranza di governo – ha già fatto sapere che non seguirà la strada di Berlusconi.

 Resta però una battaglia mediatica per quella che si annuncia come l’ennesima e interminabile campagna elettorale, vuoi che si guardi alle elezioni per il parlamento europeo, vuoi che si vada ad elezioni politiche anticipate. Far votare prima del voto sulla decadenza di Berlusconi la Legge di stabilità, costringe difatti Forza Italia a uscire dalla maggioranza senza poter usare come schermo la defenestrazione del suo leader, ma accollandosi la responsabilità di un’eventuale, anche se remoto, affondamento del governo.

“Sulla legge di Stabilità – spiega a metà pomeriggio Dario Franceschini, ministro per i rapporti con il Parlamento – porremo la questione di fiducia. Rispetteremo totalmente il lavoro del Parlamento ponendola sul testo che la commissione bilancio sta ultimando”. E il voto di fiducia sulla legge di Stabilità, spiegano ufficiosamente da Palazzo Chigi, “viene vissuto come atto politico di verifica della nuova maggioranza”, oltre che naturalmente “sulla stessa legge di bilancio”. Nessun ossigeno alle trombe che soffiano sul “colpo di stato”, sul “sovvertimento dei principi democratici”. “Il Cavaliere si deve assumere le responsabilità di fronte al Paese. Deve scartare sul voto a quella manovra necessaria a mantenere i conti in ordine e a preparare la ripresa – sottolinenano – non sulle proprie faccende personali”. “Il governo – aggiunge il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanni Legnini – punta a chiudere questa notte l’esame in Commissione, a porre la questione di fiducia domani mattina e a votarla domani sera”. E che Forza Italia voglia rompere non è un mistero visto che il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta, ha messo nero su bianco che, così com’è, la finanziaria saranno “costretti a non votarla”. Da domani dunque, Forza Italia passerà all’opposizione, ma lo farà sui temi economici e non sulle vicende giudiziarie del suo leader.

Come se non bastasse, fosse per Berlusconi che farebbe cadere il Governo, salterebbe pure la cancellazione della seconda arata dell’IMU. Difatti slitta pure il Consiglio dei ministri che era stato annunciato per domani e che avrebbe dovuto varare i decreti con l’abolizione della seconda rata dell’Imu e la rivalutazione delle quote di Bankitalia, già rinviati la scorsa settimana.

E non è finita perché fonti governative hanno fatto sapere che i ministri si riuniranno non appena incassata la fiducia sulla manovra in modo tale che già in serata o al massimo la mattina di mercoledì il governo potrà presentarsi a Palazzo Madama con un pacchetto di misure economiche di impatto notevole e sul quale Forza Italia non avrà però più voce in capitolo.

 Frattanto si rincorrono le voci di un Berlusconi pronto a fuggire con un passaporto diplomatico che gli darebbe il suo amico Vladimir Putin. Ma di confermata c’è solo la cena a casa del cavaliere con l’autocrate di Mosca russo mentre è lo stesso Berlusconi a dichiarare che quella del passaporto russo “è un’ipotesi che non ho mai considerato: Desidero che la mia innocenza venga fuori a tutto tondo io sono italiano al cento per cento e non prevedo scappatoie straniere. Nessuna offerta di passaporto, nemmeno per sogno né dalla Russia né da altri Paesi”.

Carlo Correr

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