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Opinioni e commenti
 

L’acqua di Napoli, uno scoop che avvelena la città?
Pubblicato il 14-11-2013


Acqua Napoli

«Io non me la prendo con l’inchiesta, chiedo solo che non venga sbattuta in prima pagina questa roba». Così il consigliere regionale socialista, Corrado Gabriele, commenta all’Avanti! la decisione di presentare un esposto presso la Procura della Repubblica di Napoli per chiedere «di accertare se non sia il caso di verificare gli estremi della violazione dell’articolo 658 del Codice Penale e vietare l’uscita in edicola delle copie». Il riferimento è alla copertina dell’Espresso che titola “Bevi Napoli e poi muori”, in edicola dal 15 novembre con un’inchiesta “esclusiva” sulla contaminazione dell’acqua nella zona del napoletano.

Dura la reazione della direzione dell’Espresso che sottolinea come “prendersela con chi fa informazione, invece che con chi dovrebbe impedire il traffico di rifiuti tossici gestito dalla criminalità organizzata, può solo peggiorare la vita di chi vive in quelle zone e da anni sopporta le terribili conseguenze dell’inquinamento”.

Ma, Gabriele sottolinea come il suo intervento riguarda solo la volontà di non fare allarmismo e cavalcare temi sui quali c’è, anche giustamente, molta sensibilità soprattutto a seguito del caso “Terra dei fuochi”: «Mi dicono da più parti che la storia si conosceva da tempo, dunque viene legittimo il sospetto che si possa trattare di “uno scoop” per essere meglio presenti in edicola in un momento di difficoltà». Non proprio un buon servizio all’informazione secondo il consigliere che precisa: «Naturalmente come partito chiederemo a Caldoro di fare tutte le analisi utili perché i cittadini i devono stare tranquilli».

In effetti, anche ad una prima e sommaria ricerca in rete, risulta evidente che il tema è vecchio di almeno 2 anni. Uno dei primi articoli ad apparire sui motori di ricerca è datato 29 giugno 2011 e appare sulla testata “Terrascienza” che, a firma di Valentina Arcovio, titolava “I militari americani allarmati per l’inquinamento a Napoli”. Avanti! ha rintracciato la giornalista che ha detto: «Parliamo di roba vecchissima, non capisco perché l’Espresso ne parli oggi. Addirittura io scrissi quel pezzo dopo essere venuta a conoscenza della ricerca in questione, che viene svolta regolarmente, attraverso il giornalino interno della base che forniva consigli pratici piuttosto che giudizi polemici».

Un po’ eccessiva risulta la cifra riportata dall’Espresso, 30 milioni di dollari, che sarebbe stata spesa per portare a termine l’analisi delle acque. Avanti! ha contattato il comando militare della US Navy a Napoli che non ha voluto commentare rimandando alla ricerca consultabile sul sito Internet.

Il rapporto, in effetti , non evidenzia particolari rischi per la salute connessi con l’uso delle acque di Napoli, sottolineando che le sostanze tossiche, pur presenti, non arrivano a concentrazioni tali da costituire un allarme, praticamente una situazione analoga a quella di tutte le grandi città del mondo. Cio’ che davvero potrebbe rappresentare un pericolo,  e che caratterizza in particolare la città di Napoli, sono i numerosi allacci abusivi alla rete idrica soggetti ad infiltrazioni e fuori controllo.

«Inoltre», continua l’esponente socialista, «non si capisce per quale ragione la ditta americana incaricata di svolgere la ricerca non abbia mai voluto confrontare la metodologia con cui ha analizzato l’acqua con quella usata dal Comune di Napoli e dall’Università Federico II che certifica la maggior parte della acque minerali commercializzate. Il Comune regolarmente analizza le acque e non ha messo in evidenza alcun problema. Del resto se fossero state avvelenate, in tutti questi anni, e con milioni di persone interessate, avremmo almeno avuto notizia di qualche caso di avvelenamento».

Secondo Gabriele, dunque,  è legittimo ipotizzare un reato di procurato allarme soprattutto alla luce del «danno all’economia campana e del danno psicologico per milioni di cittadini napoletani e campani che, oltre a subire le conseguenze dei rifiuti seppelliti nella regione, devono vivere nel terrore di utilizzare l’acqua e i prodotti agricoli della nostra terra». Come forma di protesta nei confronti della copertina dell’Espresso, il consigliere ha invitato i lettori «della storica rivista a boicottare la vendita la vendita delle copie dell’Espresso in edicola questa settimana». «È assurdo che si faccia una campagna contro l’immagine della nostra città: propongo a tutti i lettori abituali de l’Espresso di destinare il prezzo di copertina agli aiuti umanitari che l’Ong “Save The Children” sta promuovendo per i bambini delle Filippine rimasti senza casa e senza». Analoga iniziativa sarà presentata a Roma dal capogruppo dei Socialisti alla Camera Marco Di Lello.

Proprio l’onorevole Di Lello, insieme a Gabriele, ha presentato un’interrogazione urgente rivolta al ministro della Salure Lorenzin, al presidente della Giunta Regionale della Campania Caldoro, al sindaco De Magistris e al Prefetto di Napoli per valutare la situazione e la consistenza del pericolo di inquinamento delle acque potabili nel capoluogo campano chiedendo “di tutelare la salute dei cittadini per evitare il pericolo che crescano le apprensioni e si inneschi una vera e propria psicosi sull’acqua pubblica con l’evidente ricorso a maggiori oneri per l’acquisto di acqua minerale imbottigliata”.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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