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Opinioni e commenti
 

Larghe intese anche a Berlino
L’SPD sigla l’accordo con la Merkel
Pubblicato il 27-11-2013


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Due mesi e quattro giorni, tanto ci è voluto, ma alla fine la SPD di Sigmar Gabriel ha fatto l’accordo con la CDU di Angela Merkel, ovvero una Grosse Koalition, che in italiano traduciamo in ‘governo di larghe intese’.

Di fronte ad un risultato elettorale bloccato, così come è successo qui in Italia, i due maggiori partiti senza isterismi, né della piazza né di commentatori più o meno autorevoli, hanno imboccato una strada che già in passato è stata percorsa, preferendo ciascuno perdere qualcosa piuttosto che far perdere tempo al proprio Paese. Una lezione che qui sembrano capire in pochi preferendo continuare a darsele di santa ragione piuttosto che immaginare di dare subito qualche risposta ai cittadini.

L’accordo a Berlino è fatto, ma per il governo vero e proprio bisognerà ancora aspettare forse fino a Natale perché l’accordo verrà sottoposto dalla SPD a un referendum interno. Saranno i 474 mila iscritti a dire l’ultima parola, anche se è presumibile che la sigla apposta dai vertici socialdemocratici dopo un’ultima estenuante trattativa durata ininterrottamente 17 ore e finita all’alba, sia basata su presupposti abbastanza solidi.

Nelle elezioni che si sono tenute il 22 settembre scorso la CDU-CSU, hanno ottenuto il 41,5% dei voti, il miglior risultato dal 1990, ma insufficiente per appena cinque seggi a conquistare la maggioranza assoluta.

La strada per le larghe intese non è stata tuttavia facile anche perché la SPD conserva ancora le cicatrici dell’esperienza del 2005-2009 quando nelle elezioni successive, uscirono dalle urne con le ossa rotte e in quell’occasione il partito ottenne il risultato peggiore della sua storia.

Il referendum tra gli iscritti si svolgerà per posta elettronica e si concluderà il 14-15 dicembre e non c’è nulla di scontato anche se Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo e nella delegazione che ha negoziato l’accordo, ha parlato di “risultato eccellente”.

In concreto l’accordo siglato prevede il rafforzamento del salario minimo, pensioni più generose, l’istituzione del pedaggio autostradale, ma solo per gli stranieri e la possibilità di avere la doppia cittadinanza per i figli degli stranieri. I socialdemocratici hanno ottenuto l’introduzione del salario minimo a 8,50 euro l’ora che verrà introdotto gradualmente a cominciare dal 2015 e per divenire obbligatorio dal 2017 e la revisione dell’innalzamento dell’età pensionistica che resterà a 63 anni anziché 67 per chi ha già maturato 45 anni di contribuzione. Sempre sulle pensioni, alle donne – come aveva promesso la Merkel in campagna elettorale – verranno riconosciuti contributi aggiuntivi se hanno sospeso il lavoro per accudire i figli.

La SPD ha dovuto rinunciare a molte richieste che avrebbero comportato spese da finanziare anche con un aumento delle tasse sui redditi più alti. L’aggravio complessivo previsto oggi per il bilancio dello Stato, pari a 23 miliardi di euro, verrà sostenuto dal surplus che la Germania accumula ogni anno e che servirà anche a finanziare nuove infrastrutture.

Per quanto riguarda la linea di austerità e risanamento finanziario che tanti problemi sta causando ai partner della Germania, non sembra cambiato granché. La Cancelliera ha difatti ribadito che intende continuare a costruire un’unione europea fondata sulla stabilità e non sui debiti e che va “mantenuto il principio che ogni Stato membro è responsabile del proprio debito”. Dunque chi nelle capitali europee, soprattutto in quelle di Portogallo, Spagna, Italia, Francia e Grecia, sperava che da Berlino arrivasse un segnale di un allentamento delle condizioni del risanamento dei deficit, può solo continuare a stringere la cinghia e sperare in un ripensamento a meno di non trovare in un accordo tra le capitali, la forza per imporre un cambio di rotta alla Merkel.

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. I nostri politici saprebbero cosa fare, ma hanno lo sguardo abbassato dalle beghe interne, e siamo alle solite la Merkel come il PDL, via le tasse ai ricchi, i casini dei derivati neanche a parlarne, qualche briciola fra tre/quattro anni agli operai e impiegati, i precari non si toccano, e l’SPD che come il PD utile ma non indispensabile si accomoda.
    NOOOOO cosi non andiamo da nessuna parte mi dispiace.

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