domenica, 19 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

L’Autonomia e le regole non scritte
Pubblicato il 11-11-2013


Un proverbio recita: la fretta è una cattiva consigliera, che, se abbinato ad altri proverbi associati alla fretta, giustifica il perché della cautela delle forze politiche responsabili del futuro governo provinciale e degli interventi di quest’ultima settimana sul tema della futura Giunta provinciale.

Negli ultimi anni si è spesso scritto sui rapporti tra i gruppi linguistici, che devono tenere conto della presenza di tutti i cittadini di questa Provincia, evitando i disagi dei singoli gruppi. Si è detto e scritto del bisogno di unità politica, di fare gruppo. I risultati: 14 liste alla competizione elettorale.

Dopo il voto, nonostante l’astensione, si è capito che gli elettori hanno ritenuto di premiare le aggregazioni credibili.

Noi socialisti siamo soddisfatti del risultato ottenuto dai candidati socialisti nella lista del PD, ma siamo anche soddisfatti di quanto fatto in preparazione delle elezioni con l’Assemblea socialista del maggio scorso. Avevamo sottolineato l’importanza dell’aggiornamento dello Statuto di Autonomia e di quanto necessario fare, in termini programmatici, per dare un futuro certo a questa terra di confine e plurilingue.

A risultato definito, affermiamo la nostra linea: coerenza, lungimiranza, responsabilità e soprattutto sguardo al futuro, senza dimenticare cosa abbiamo alle nostre spalle.

Partiamo convintamente dalla necessità di coinvolgere tutti i gruppi linguistici nel governo della Provincia senza usare il bilancino, ma dando rappresentanza e dignità a tutti i tre gruppi, che, di fatto, hanno consistenze diverse. Non è pensabile che gli italiani, dentro il governo, abbiano lo stesso peso dei ladini, ma è ancora meno pensabile che per far spazio ad un secondo assessore italiano se ne debbano nominare undici. Anche se, per la buona gestione delle variegate competenze, sarebbe meglio distribuire le stesse a più persone, scontentando però i demagoghi ed i populisti, che vedrebbero la proposta come l’aggiunta di poltrone al tavolo.

Per dare un governo alla Provincia, bisogna innanzitutto mettere a confronto le proposte per il futuro dell’Alto Adige, abbandonando il metodo di spartizione “comprensoriale” in base al peso politico, privilegiando il criterio di necessità sociali e strutturali.

Il  Comune capoluogo, Bolzano, in questo non puó essere secondo a nessun altro Comune.

Occorre guardare inoltre alle future generazioni e sentirsi responsabili delle loro vite e delle loro famiglie, creando i presupposti affinché nessuno rimanga indietro.

Da socialisti usiamo parole espresse da personalità del socialismo, che hanno messo in primo piano la dignità della persona, come Sandro Pertini. Ricordiamo anche Adriano Olivetti, che è riuscito a far convivere l’imprenditore con gli operai, smontando le lobbie di potere che vedevano nel profitto imprenditoriale l’obiettivo da raggiungere. Diceva che sviluppo e benessere degli operai possono andare d’accordo, ma anche che non si può avere una fabbrica che funziona ed una società che non funziona. In chiave moderna bisogna proseguire su quella strada.

Lavoro, cultura, sviluppo sono concatenati e sono la linfa del benessere di tutti.

La campagna elettorale è alle spalle. Temi e promesse fatte in campagna elettorale devono essere convertiti in azione di governo. A partire dall’aggiornamento dello Statuto d’Autonomia.

E le battaglie si devono fare alla luce del sole: gli accordi fatti nelle segrete stanze, anche fuori provincia, sono come le bugie che hanno le gambe corte.

Come socialisti siamo pronti a coadiuvare ed a sostenere il PD in questa battaglia per il futuro.

Alessandro Bertinazzo

segretario provinciale Psi di Bolzano

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