martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

L’INPS rivuole indietro gli incentivi
Pubblicato il 04-11-2013


Incredibile ma vero. Con una mano si concede e con l’altra si toglie. Questo il fatto: nel 2012 il governo Monti aveva annunciato sgravi per la piccola mobilità. Le aziende, che avessero assunto dipendenti rimasti senza lavoro per giustificato motivo nell’ambito di attività artigianali, avrebbero potuto beneficiare di significativi sgravi contributivi. In altre parole alle imprese sarebbero costati il 10 per cento contro circa il 30 normalmente previsto. Una misura – manco a dirlo – che aveva incontrato il favore unanime di tutti gli operatori economici coinvolti nell’operazione. Adesso però con una circolare Inps dello scorso 25 ottobre per molte aziende quegli sconti dovranno essere rimborsati all’Ente assicuratore. Per giunta in contanti. Beffati e danneggiati, insomma.

Su impulso dell’ex ministro del Welfare Elsa Fornero a partire dall’inizio di quest’anno è  stato in pratica detto addio alla piccola mobilità, che per vent’anni è stata espressamente dedicata a chi perdeva il posto nelle Pmi.  Da rimarcare, però, che a marzo scorso, lo stesso Istituto ha fornito importanti precisazioni in merito alla mancata proroga, per il 2013, della possibilità di iscrizione nelle liste. Specificando che in attesa di direttive da parte del ministero del Lavoro e in via cautelare doveva intendersi anticipata al 31 dicembre 2012 la scadenza di tutti i benefici connessi ai rapporti premiali. In buona sostanza si dichiarava la fine dei circa 300 euro al mese di agevolazioni per neo assunto. Ora la mazzata, una prassi ormai ricorrente, figlia di una delle peggiori abitudini degli esecutivi nazionali: la retroattività.

Quindi, salvo dietrofront da parte della politica, dovrà essere restituita una media di 5mila euro per ciascuna azienda beneficiaria. Cioè che abbia assunto un dipendente. Queste le puntualizzazioni comunicate nello specifico dall’Ente: l’Inps, con circolare n. 150 del 25 ottobre 2013, premettendo che la posizione espressa discende da chiarimenti intervenuti con il Ministero del Lavoro e che la normativa relativa alla c.d. “piccola mobilità”  (quella concernente i lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo dalle imprese dimensionate fino a quindici dipendenti) non è stata prorogata nel 2013, osserva che: a) gli incentivi previsti (sotto forma di contribuzione agevolata al 10%) per le assunzioni effettuate da datori di lavoro entro il 31 dicembre 2012, cessano a tale data; b) non sono riconosciute le agevolazioni per le proroghe e le trasformazioni di contratti stipulati entro il 2012 e avvenute nel corso del 2013; c) non sono riconosciute incentivate le assunzioni di lavoratori della “piccola mobilità” avvenute nel corso del 2013; d) i datori di lavoro che effettuano assunzioni, proroghe e trasformazioni relative afferenti lavoratori già licenziati per giustificato motivo oggettivo da piccole imprese, possono usufruire dell’incentivo già annunciato, a suo tempo, dal Ministro Fornero e contenuto nel Decreto Direttoriale n. 264 del 19 aprile 2013, del Dirigente Generale delle Politiche Attive e Passive del Ministero del Lavoro (nei limiti massimi ivi prefigurati) per un importo pari a 190 euro mensili per 12 mesi.

Il Decreto rimanda, per la piena operatività dell’agevolazione, ad una circolare Inps non ancora emanata, sicché, al momento, il beneficio non può essere “goduto”; e) Il mancato differimento delle agevolazioni per i lavoratori provenienti dalla “piccola mobilità” incide anche sugli incentivi per l’apprendistato dei lavoratori in mobilità (art. 7, comma 4, del D.L.vo n. 167/2011), qualora l’istituto, peraltro poco utilizzato, riguardi gli stessi: attualmente, si è in attesa di approfondimenti concordati con il Dicastero del Lavoro e, di conseguenza, non vengono rese note disposizioni applicative. Il punto dunque sta tutto nel concetto di retroattività. Purtroppo periodicamente riproposto in barba allo Statuto dei Contribuenti (violato dal 2000 al 2012 almeno 450 volte). Che regolarmente diventa “inefficace” con una semplice parolina inserita nei decreti o nelle leggi. Ovvero, in deroga. È accaduto nella legge di stabilità del 2012 nella quale l’abbattimento a detrazioni e deduzioni e il limite di franchigia si applicava ai redditi dell’anno in corso.

A differenza dell’abbattimento di un punto delle aliquote Irpef dei due scaglioni più bassi che invece veniva applicata ai redditi 2013 in conguaglio fiscale nel 2014. Vale pure per il redditometro che di fatto agisce a decorrere dal 2009. Nel caso degli sgravi contributivi c’è tuttavia un ulteriore strascico. Molti imprenditori non avrebbero assunto impegni datoriali senza quelle opportunità e ora li si lascia con meno soldi in cassa e i dipendenti da pagare puntualmente a tariffa piena.

Carlo Pareto

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Commenti all'articolo
  1. Sul tema sollevato il 7 novembre 2013 è stata presentata un’interrogazione a risposta scritta al ministro del Lavoro dal capo gruppo del PSI a Montecitorio, Marco Di Lello. Ecco il testo dell’interrogazione:
    Premesso che:
    – la Riforma del mercato del lavoro (Legge 92 del 2012) ha previsto l’abrogazione, a decorrere dal primo gennaio 2017, dell’iscrizione alle liste di mobilità;
    – esistono due diverse liste di mobilità che fanno capo rispettivamente alla L. 223/91 e alla L. 236/93. In particolare quest’ultima si riferisce ai lavoratori licenziati da aziende con meno di quindici dipendenti, ed è applicabile in virtù di provvedimenti normativi appositi che ne prorogano di anno in anno le previsioni;
    – l’iscrizione alle liste di mobilità per i lavoratori licenziati da aziende con meno di quindici dipendenti, ed i conseguenti incentivi (sgravi contributivi) per le aziende che li assumono, sono stati prorogati fino a tutto il 31 dicembre 2012 dapprima con il D.L. 185/2008 e successivamente con la L. 183/2011;
    – in sede di approvazione della L. 228/2012 (Legge di Stabilità) sono stati prorogati alcuni ammortizzatori sociali e si attendeva la proroga per il 2013 della cosiddetta “piccola mobilità” destinata, per l’appunto, alle aziende con meno di quindici dipendenti;
    – la Legge di stabilità però non ha prorogato le previsioni del comma 13 dell’art. 19 del D.L. 185/2008 comportando di fatto l’impossibilità per i suddetti lavoratori di iscriversi alle liste di mobilità dal 1 gennaio 2013. Parimenti non sono stati rifinanziati gli incentivi per le aziende che assumono;
    – Questo ha determinato che: dal 1 gennaio 2013 i lavoratori licenziati da aziende con meno di quindici dipendenti non saranno più iscritti alle liste L. 236/93; che le aziende che assumeranno lavoratori iscritti in via residuale a tali liste non avranno più diritto agli sgravi contributivi; che le aziende che hanno assunto nel 2012 lavoratori iscritti alle liste 236/93 potranno fruire dello sgravio fino a scadenza naturale del contratto ma non per le proroghe stipulate nel 2013 (es. assunto 01/11/2012 fino al 30/04/2013 e successivamente prorogato al 30/06/2013: sgravio dal 01/11/2012 al 30/04/2013 – no sgravio dal 01/05/2013 al 30/06/2013);
    – quanto sopra viene confermato dalla Circolare INPS 137/2012 che prevede: “Gli incentivi per l’assunzione dei lavoratori iscritti nelle liste di mobilità a seguito di licenziamento individuale rimangono attualmente applicabili alle assunzioni, proroghe e trasformazioni effettuate entro il 31 dicembre 2012, ai sensi dell’articolo 33, comma 23, legge 12 novembre 2011, n. 183 (cosiddetta legge di stabilità); l’applicazione degli incentivi per le assunzioni, trasformazioni o proroghe effettuate fino al 31 dicembre 2016 è subordinata alle eventuali proroghe legislative della disposizione citata.”;
    – lo stesso concetto viene riaffermato nella circolare INPS 13/2013 del 28 gennaio 2013 che così recita:“Disposizioni in favore dell’occupazione – Mancata proroga della possibilità di iscrizione nelle liste di mobilità per i lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo”: Per l’anno 2013 non è stata prorogata la possibilità di iscrizione nelle liste di mobilità dei lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo, per i quali non ricorrono le condizioni per l’attivazione delle procedure di mobilità. Manca anche la copertura degli oneri per il finanziamento delle relative misure incentivanti; ne consegue che, per l’anno 2013, non sarà possibile fruire delle agevolazioni previste dalla legge n. 223/1991. Al riguardo, si forniscono le seguenti precisazioni. Non essendo possibile l’iscrizione nelle liste per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo decorrenti dal 01.01.2013, consegue che, per eventuali iscrizioni – comunque avvenute – gli incentivi non possono essere riconosciuti. In relazione agli altri aspetti connessi alla mancata proroga della norma è stato richiesto parere al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali; si fa pertanto riserva di successive indicazioni. Rimangono in vigore l’iscrizione nelle liste di mobilità dei lavoratori oggetto di licenziamento collettivo e gli incentivi previsti per la loro assunzione dagli articoli 8, commi 2 e 4, e 25, comma 9, della legge 223/1991, secondo quanto già illustrato con la circolare 137/2012.”;
    – con la circolare n. 150 del 25 ottobre 2013, l’Inps, a parziale scioglimento delle riserve contenute nella circolare n. 13 del 2013, ha fornito chiarimenti inerenti gli incentivi per l’assunzione dei lavoratori iscritti nelle liste di mobilità ai sensi dell’articolo 4, comma 1, del decreto legge n. 148 del 1993 Queste le puntualizzazioni comunicate nello specifico dall’Ente: l’Inps, premettendo che la posizione espressa discende da chiarimenti intervenuti con il Ministero del Lavoro e che la normativa relativa alla c.d. “piccola mobilità” (quella concernente i lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo dalle imprese dimensionate fino a quindici dipendenti) non è stata prorogata nel 2013, osserva che: a) gli incentivi previsti (sotto forma di contribuzione agevolata al 10%) per le assunzioni effettuate da datori di lavoro entro il 31 dicembre 2012, cessano a tale data; b) non sono riconosciute le agevolazioni per le proroghe e le trasformazioni di contratti stipulati entro il 2012 e avvenute nel corso del 2013; c) non sono riconosciute incentivate le assunzioni di lavoratori della “piccola mobilità” avvenute nel corso del 2013; d) i datori di lavoro che effettuano assunzioni, proroghe e trasformazioni relative afferenti lavoratori già licenziati per giustificato motivo oggettivo da piccole imprese, possono usufruire dell’incentivo già annunciato, a suo tempo, dal Ministro Fornero e contenuto nel Decreto Direttoriale n. 264 del 19 aprile 2013, del Dirigente Generale delle Politiche Attive e Passive del Ministero del Lavoro (nei limiti massimi ivi prefigurati) per un importo pari a 190 euro mensili per 12 mesi. Il Decreto rimanda, per la piena operatività dell’agevolazione, ad una circolare Inps non ancora emanata, sicché, al momento, il beneficio non può essere “goduto”; e) Il mancato differimento delle agevolazioni per i lavoratori provenienti dalla “piccola mobilità” incide anche sugli incentivi per l’apprendistato dei lavoratori in mobilità (art. 7, comma 4, del D.L.vo n. 167/2011), qualora l’istituto, peraltro poco utilizzato, riguardi gli stessi: attualmente, si è in attesa di approfondimenti concordati con il Dicastero del Lavoro e, di conseguenza, non vengono rese note disposizioni applicative.

    Si chiede di sapere:
    – quali iniziative urgenti, il Ministro interrogato ha intenzione di assumere al fine di far chiarezza, in tempi rapidi, in merito alla questione sopra esposta dal momento che molte imprese si trovano attualmente nella condizione di dover far fronte ad un ingente esborso economico per coprire i costi dei contributi non versati e nella prospettiva, per l’immediato futuro, di avere oneri maggiori che non avrebbero assunto se la normativa in materia fosse stata chiara.

    On. Marco DI LELLO

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