martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

L’OCSE: precari da giovani, poveri da vecchi
Pubblicato il 27-11-2013


giovani-precariPrecari oggi e poveri domani. E’ l’allarme lanciato dall’Ocse nel rapporto 2013 sui sistemi pensionistici, relativamente ai lavoratori con contratti intermittenti. “L’adeguatezza dei redditi pensionistici – denuncia l’Organizzazione – potrà essere un problema” per i pensionati italiani domani dal momento che “con il metodo contributivo, i trattamenti di quiescenza sono legati strettamente al valore previdenziale dei contributi corrisposti”.

Per questo “i lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti saranno più vulnerabili al rischio di povertà durante la vecchiaia”. L’Ocse segnala inoltre come “oltre alle prestazioni sociali (assegno sociale) erogate secondo il livello di reddito, per le persone di 65 anni e per quelle più anziane, l’Italia non prevede alcuna indennità aggiuntiva per attenuare il rischio di indigenza per gli anziani”. Non solo. “Il pilastro pensionistico privato – rimarca ulteriormente il rapporto – non è ancora ben sviluppato. In seguito all’introduzione del meccanismo d’iscrizione automatica ai piani pensionistici privati nel 2007, la loro copertura raggiungeva soltanto il 13,3% della popolazione in età lavorativa alla fine del 2010”. Dal rapporto emerge di contro un altro dato: nel Bel Paese resta ancora “relativamente bassa” l’età effettiva alla quale uomini e donne lasciano il mercato del lavoro.
Per gli uomini l’età rilevata è di 61,1 anni e 60,5 per le donne, contro una media Ocse rispettivamente di 64,2 e 63,1 anni. Anche i tassi di partecipazione al mercato del lavoro dei lavoratori appartenenti alla fascia di età compresa tra i 55-64 anni (anche se sono migliorati passando dal 27,7 % al 40,4 % tra il 2000 e il 2012) “sono ancora relativamente bassi” e presentano “spazio per ulteriori miglioramenti”.

Tuttavia, riconosce l’organizzazione, “l’innalzamento del requisito anagrafico pensionabile non è sufficiente per garantire che le persone rimangano in costanza di rapporto di impiego, soprattutto se esistono meccanismi che consentono ai lavoratori di lasciare il mercato del lavoro in anticipo”. Sono pertanto “essenziali” politiche per promuovere l’occupazione e l’occupabilità e per migliorare la capacità degli individui ad avere carriere professionali più lunghe. Ciononostante “con una spesa pubblica per pensioni di vecchiaia e superstiti pari a 15,4% del reddito nazionale (in confronto a una media Ocse del 7,8%), l’Italia che aveva nel 2009 il sistema pensionistico più costoso di tutti i Paesi dell’Ocse, con la riforma adottata nel dicembre 2011, ha realizzato un passo importante per garantirne la sostenibilità finanziaria”.

Carlo Pareto

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