sabato, 18 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

“Marco Cavallo” in viaggio
Stop ai manicomi giudiziari
Pubblicato il 18-11-2013


Marco Cavallo-legge 180È in viaggio Marco Cavallo, simbolo della riforma psichiatrica di Franco Basaglia, che da Trieste passerà in 16 città italiane per sostenere la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari. A questa iniziativa è arrivato anche un messaggio di augurio del Presidente Napolitano. A questo proposito, e più in generale sulla situazione nel nostro Paese che riguarda la salute mentale, l’Avanti! ha voluto sentire il prof. Franco Rotelli, già braccio destro di Basaglia e poi direttore per lunghi anni del Dipartimento di Salute mentale di Trieste e attualmente Presidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia.

A 35 anni dalla promulgazione della legge 180 di riforma psichiatrica, quale bilancio si può fare in Italia?
Cinquanta anni fa erano più di centomila gli internati nei manicomi italiani. Grazie alla 180 non c’è più nessuno. Tuttavia in molte regioni troppe resiidenze psichiatriche trattengono (di solito con metodi molto diversi da allora) persone per troppo tempo senza vero impegno raiabilitativo, in molti servizi dentro gli ospedali generali si abusa di contenzioni fisiche e si eccede spesso con gli psicofarmci. In varie aree del Paese i servizi pubblici sono carenti in termini quantitativi, molto più spesso anche in termini di qualità delle cure.

L’esperienza triestina di Franco Basaglia rappresenta l’elemento fondamentale di questa normativa. Ci può dire brevemente come venne vissuto a Trieste e nel resto del Paese, a livello istituzionale, politico e sociale questo profondo rinnovamento ?
Fu la grande stagione degli anni settanta con la Riforma psichiatrica, la Riforma Sanitaria Sanitaria, la legge 194, la speranza di grandi cambiamenti sociali. La riforma sanitaria del 1978 fu preceduta da infinite assemblee nelle fabbriche, nel sindacato nei partiti, nelle piazze. Poi vennero gli anni bui del terrorismo e tutto fu interrotto. Trieste, città straordinariamente civile accolse la riforma psichiatrica tra entusiasmi, stupore, curiosità e un dissenso mai aggressivo se non in qualche frangia della magistratura e in certe firme de Il Piccolo.

Al di là dell’aspetto scientifico e di difesa della dignità umana, c’è anche una motivazione di carattere economico e quindi di risparmio di risorse che ha promosso la legge 180?
Non ho mai colto un interesse ai possibil risparmi tra i fautori della legge. Anni dopo molti si accorsero che si poteva dirottare altrove quelle risorse e questo servì certamente a chiudere davvero vari manicomi che fino ad allora, e parlo ancor della fine degli anni novanta, non avevano ancora chiuso i battenti nonostante la legge.

L’esempio italiano è stato “esportato” in altri Paesi o le strutture manicomiali continuano a rimanere attive all’estero?
Stati del Canada, province argentine, regioni spagnole, alcuni Stati nordamericani, buona parte della Gran Bretagna e Australia non hanno più i manicomi. Il resto del mondo ne è pieno (quattrocentomila persone in Giappone).

Il simbolo di questa riforma è il monumento a Marco Cavallo che dal comprensorio di San Giovanni a Trieste (sede del vecchio manicomio ) sta intraprendendo un viaggio in 16 città italiane per chiedere la chiusura degli ospedali Psichiatrici giudiziari. A che punto siamo con questa auspicabile chiusura?
In Italia persistono sei Ospedali psichiatrici Giudiziari per un totale di circa mille persone. La legge 9 del 2012 ne ha decretato la chiusura (per ora prorogata al marzo 2014), ma questa non avverrà nei tempi previsti. Se avverrà rischia di portare con sé la nascita di tanti piccoli OPG previsti da quella legge in ogni Regione: strutture denominate REMS cioè residenze per misure di sicurezza che configurano inquietanti scenari di moltiplicazione di contenitori di presunte (e sempre scientificamente indimostrabili) “pericolosità sociali” termine quant’altri mai ambiguo e applicabile arbitrariamente a seconda degli umori e delle paure sociali del momento.

Dopo 35 anni la 180 Ha bisogno solo di piena applicazione o di qualche ritocco?
La legge non va cambiata, ma occorrerebbero strumenti amministrativi, forti Progetti Obiettivo condivisi tra Stato e Regioni, finanziamenti mirati a Centri sulle 24 ore e vincolanti, legislazioni più generose sulla cooperazione sociale, gli inserimenti lavorativi, il sostegno al reddito di persone con difficoltà gravi. Soprattutto occorre investire sulla formazione di operatori per la salute mentale non riconducibili alle sole figure professionali classiche.

Sandro Perelli

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento