lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

No, Emanuele, dopo il Pd c’è il Psi
Pubblicato il 08-11-2013


Emanuele Macaluso, nella sua intervista all’Avanti!, scudiscia il Pd a più non posso. Sulla politica, sul tesseramento, sulle regole delle primarie che definisce scellerate. E chiarisce perché egli non vi abbia aderito. Macaluso è uno dei vecchi saggi del riformismo comunista, protagonista, come Napolitano, dell’adesione del Pds al socialismo europeo e anche italiano e dunque a quell’unità socialista proposta da Craxi, in forte polemica con l’oltrismo di Occhetto. L’unica cosa discutibile è l’osservazione che dopo il Pd ci sia il nulla, solo il baratro. Questo assunto di Macaluso sembra in netto conflitto con la sua storia e la sua politica. Dopo il Pd ci può essere una forza socialista europea e italiana.

Ci può essere quello che è mancato in Italia in questi vent’anni. Ci può essere il grande assente. E cioè quel partito che Macaluso voleva nascesse e non è mai nato. Strano però che oggi siano gli uomini che provengono dalla Margherita, e in particolare Renzi, a proporre l’adesione del Pd al socialismo europeo e non i vecchi compagni di strada di Macaluso che al socialismo europeo avevano pur aderito al tempo del Pds-Ds. Che confusione. Resta il fatto che, come Macaluso ha sempre pensato, o la sinistra italiana assume un carattere identitario o assume il carattere del Pd, quello di un partito senza anima e col coltello sempre tra i denti.

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Commenti all'articolo
  1. Io non mi sono mai illuso questi erano e sono comunisti come cultura politica e quindi il nemico numero uno era e resta il socialismo italiano i suoi dirigenti e la sua storia. Non perdiamo più tempo a convincere chi non vuole essere convinto, guardiamo avanti il loro destino oramai è segnato scomparire lentamente perchè incapaci di rinnovarsi

    • Sperare che i comunisti diventino socialisti, mi sembra illusorio.
      Che al dopo P.d ci possa essere il P.S.I come punto di riferimento della sinistra riformista in Italia può darsi, dipende molto da noi: Saremmo in grado di agregare tutti coloro che lasceranno il P.d per ritornare alla casa madre, compresi quelli che sono andati con Berlusconi?
      Il Congresso di Venezia può essere l’inizio di una politica a tal fine.

  2. Il problema è sempre il medesimo: nessuno, nè la destra nè la sinistra possono pensare di dare soluzione al proprio problema senza pensare di fare in Italia quel che in Europa è stato fatto da tanti decenni, la socialdemocraziea ed il popolarismo.
    Finalmente D’Alema, che da anni è vicepresidente del PSE, s’è deciso a portare davvero il PD nel PSE. Quando ciò avverrà, cioè in primavera, il problema dei socialisti sarà quello di chi finalemente ha vinto la battaglia e deve, coerentemente, pensare alla fusione nell’unico partito del socialismo italiano. Senza altri falsi problemi.

  3. …oddio, proprio tutti quelli della margherita no, direi.
    Quello del PD, ed è lo stesso negli altri partiti, non è più un problema ideologico o ideale delle identità che li compongono, ma di sopravvivenza dei vari esponenti e delle cordate che fanno capo a ciascuno di loro.
    Il riferimento europeo alle grandi famiglie politiche del PSE e del PPE è, forse,l’unica opportunità di fare chiarezza e anche un po’ di pulizia.

  4. La cultura del deridere i socialisti (sono stato deriso quando distribuii la proposta dello statuto dei lavoratori) è un marchio, ancora ora, purtroppo indelebile. La difesa del mondo del lavoro, nel mondo, non è separabile dai socialisti.

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