mercoledì, 16 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Privatizzare sì
svendere no
Pubblicato il 22-11-2013


VENDESI-ItaliaIl Governo Letta ha annunciato il primo pacchetto di società pubbliche il cui capitale sarà messo parzialmente in vendita. Si parla di quote non di controllo di ENI, STMicroeletronics, ENAV, Fincantieri, Cdp Reti, TAG, Grandi Stazioni, SACE. La contropartita, sottostimata, dovrebbero essere tra dieci e dodici miliardi di Euro di incasso per lo Stato. Per alcune di queste realtà, come ad esempio per il gruppo ENI, campione nazionale dell’energia, è più facile stabilire il valore di mercato, essendo la società da tempo quotata in Borsa. Per altre società, come ad esempio ENAV o Grandi Stazioni, la valutazione d’impresa è più complessa, non essendo il loro capitale oggetto di scambi di Borsa.

VALORIZZARE AL MEGLIO LE SOCIETA’ NON QUOTATE – Si prenda ad esempio il caso di Grandi Stazioni, una società nata per valorizzare le tredici più grandi stazioni ferroviarie italiane. Il capitale di Grandi Stazioni non è quotato bensì è diviso tra due azionisti: il 60 percento è di proprietà delle Ferrovie dello Stato, a loro volta interamente detenute dal Ministero dell’Economia e Finanze. Il restante 40 percento è di proprietà di una società, denominata Eurostazioni S.p.A., che a sua volta fa capo alla Pirelli di Tronchetti Provera, alla Edizione Holding della famiglia Benetton, alla Vianini Lavori della famiglia Caltagirone, nonché, per una piccola quota, alle ferrovie francesi SNCF. E’ chiaro che occorrerà una attenta, equa e professionale valutazione del capitale di Grandi Stazioni, che valorizzi al meglio le partecipazioni di tutti gli attuali azionisti, massimizzando al contempo l’incasso per lo Stato. Ancora più complesso il caso di ENAV, società che si occupa del traffico aereo civile in Italia e gestisce i servizi di avvicinamento, atterraggio e decollo dalle torri di controllo di 39 aeroporti italiani. La società, che è interamente detenuta dal Ministero delle Finanze, svolge dunque un’attività molto particolare ed è in posizione monopolistica. Considerando anche il cospicuo patrimonio netto, pari ad oltre 1,2 miliardi di Euro, e le buone performance operative, potrà senza dubbio rappresentare una ulteriore buona occasione di incasso per il Governo.

BENE LE PRIVATIZZAZIONI SE ABBATTONO IL DEBITO – Va però ricordato che, cedendo quote di queste società, il Governo si priverà nel futuro di parte dei dividendi che queste società pagheranno agli azionisti. Insomma, pur di abbattere il debito, la strada prescelta è quella della gallina oggi, invece dell’uovo domani.  Nel contesto attuale si tratta di una posizione condivisibile, posto che si tratti di partecipazioni non strategiche e che, in presenza  di un mercato concorrenziale, lo Stato dovrebbe porsi più come regolatore del mercato che come azionista di società. Ma un giudizio definitivo non potrà darsi che all’avvenuto perfezionamento delle operazioni, quando si potrà valutare se la valutazione delle imprese sarà stata equa e se avrà realmente consentito allo Stato di ridurre l’indebitamento e, di conseguenza, gli oneri per interessi a carico della collettività. Teniamo comunque conto che si tratta di una goccia nel mare del debito pubblico italiano che, come si ricorderà, ha superato i duemila miliardi di Euro.

PRIVATIZZAZIONI STATALI, MA NON SOLO – Ecco perché da un lato è fondamentale che l’esempio dello Stato sia presto seguito dagli enti locali, affinché questi avviino al più presto piani di privatizzazione delle utilities locali, quali ad esempio le società di trasporto pubblico locale. Potremmo così sperimentare, oltre ad un aumento dei miliardi di Euro incassati dal Paese, anche una riduzione dei debiti pubblici locali ed un miglioramento della gestione dei servizi, evitando scandali come quello recente dell’Atac di Roma.

Dall’altro lato è dirimente, oltre al ripreso percorso di privatizzazione, anche tenere l’attenzione alta sull’attuazione del piano di spending review presentato pochi giorni fa dal Commissario Cottarelli. Il piano prevede un obiettivo ambizioso, ovvero 32 miliardi di tagli di qui al 2016, ma, guarda caso, nessun taglio è previsto nel 2014. Anche per quanto riguarda la revisione della spesa è importante ottenere quanto prima i primi risultati ed avviarsi su un percorso che, oltre a ridurre sprechi, inefficienze e rendite di posizione ingiuste, porti ad un vero e proprio cambio di mentalità della nostra amministrazione pubblica, sempre più al servizio del cittadino, sempre meno burocrazia fine a se stessa.

Barone Rosso

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Commenti all'articolo
  1. Gia il termine ” privatizzare ” sottende che si possa passare da un monopolio pubblico a uno privato. E non è socialista..
    Altro è liberalizzare in un mercato aperto e concorrenziale spezzando il monopolio ed è socialista, ma gli esempi del passato non sono confortanti.

  2. Per favore qualcuno dica a Grandi Stazioni che a Napoli Centrale, stazione rinnovata pochi anni fa, ci sono due bei ascensori per disabili, oggi entrambi non funzionanti. Ci dicano le Ferrovie: come deve fare un disabile in carrozzella per andare dalla stazione alla metropolitana che si trova al piano inferiore?

  3. Se vengono vendute oggi quote di imprese attive, domani lo Stato si ritroverà senza una parte della sua proprietà e senza gli utili che queste imprese produrranno. Una svendita,niente altro. Un modo come un altro per rinviare le soluzioni e non affrontare i problemi. Ma dove sono i “governanti” ?
    Anche Saccomanni entra di diritto nel club di una classe politica inetta e pericolosa.

  4. ” Professor Joseph Stiglitz, ex capo economista della Banca mondiale ed ex Presidente del Consiglio degli esperti economici del Presidente Clinton, svela i “quattro passi della strategia” della Banca mondiale, che è stata progettata per schiavizzare le nazioni ai banchieri. Riassumo questo qui sotto,
    Passo uno: privatizzazione.
    Questa è in realtà la fase dove ai leader nazionali viene offerto il 10% di commissioni nei loro segreti conti bancari svizzeri affinche’ gli acquirenti possano acquistare i beni nazionali ad un prezzo di vendita veramente stracciato. Pura e semplice corruzione .” http://www.iamthewitness.com/books/Andrew.Carrington.Hitchcock/Synagogue.of.Satan/1998-2002.htm

    letta, saccomanni e compagnia stanno aspettando la tangente del 10%++++++ ?

  5. Anche io sono socialista ma penso che se si vendono quote di società pubbliche per ridurre il debito e la spesa per interessi, questo può essere utile per liberare risorse per politiche sociali. Lo Stato dove possibile deve agire da regolatore, non da azionista.

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