domenica, 19 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Salvaguardati, presentazione istanze
Pubblicato il 22-11-2013


Con la pubblicazione della circolare n. 44 del 12/11/2013 il Ministero del Lavoro fornisce (nel paragrafo I dello stesso documento) le indicazioni per la presentazione delle istanze da parte dei 9.000 lavoratori da salvaguardare indicati agli articoli 11 e 11-bis del D.L. 102/2013, e cioè:

1) n. 6.500 lavoratori il cui rapporto di lavoro si sia risolto, in ragione della risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro medesimo, che abbiano conseguito dopo la cessazione, la quale comunque non può essere anteriore al 1° gennaio 2009 e successiva al 31 dicembre 2011, un reddito lordo complessivo non superiore a 7500 euro e che siano in possesso dei prescritti requisiti anagrafici e contributivi che avrebbero comportato la decorrenza del trattamento pensionistico entro il trentaseiesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto legge citato;

2) n. 2.500 lavoratori che, nel corso dell’anno 2011, risultano essere in congedo ai sensi dell’articolo 42, comma 5, del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e successive modificazioni, o aver fruito di permessi ai sensi dell’articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e successive modificazioni, i quali perfezionino i requisiti anagrafici e contributivi utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto, entro il trentaseiesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del medesimo decreto. Questi lavoratori dovranno inoltrare la domanda di salvaguardia alle competenti Direzioni territoriali del Lavoro entro il 26 febbraio 2014. Nel paragrafo II della richiamata circolare si impartiscono invece istruzioni alle Commissioni per la trasmissione all’Inps delle istanze della prima procedura di salvaguardia di cui al D.l. 1 giugno 2012 e alla circ. 19/2012 del 31 luglio 2012, dai lavoratori dipendenti delle Regioni o degli enti locali, risultanti beneficiari dell’istituto dell’esonero in virtù di leggi regionali e in precedenza oggetto di decisioni di non accoglimento, in quanto, in base all’art. 2 commi 5-bis e 5-ter del D.L. n. 101/2013, è stata superata la posizione ministeriale in merito all’accessibilità alla salvaguardia da parte dei lavoratori dipendenti non statali esonerati in virtù di leggi regionali e da parte di coloro nei cui confronti l’istituto dell’esonero si considera comunque in corso qualora il provvedimento di concessione sia stato emanato a seguito di domande presentate prima del 4 dicembre 2011. Oltre alle indicazioni di cui sopra, le Commissioni (paragrafi II e III) dovranno esaminare le istanze inviate per la prima volta da queste categorie di lavoratori in occasione della c.d. “prima salvaguardia”, nel paragrafo II viene altresì fissato al 27 febbraio 2014 il nuovo termine entro il quale i lavoratori interessati dai commi 5 –bis e 5 – ter potranno consegnare per la prima volta richiesta di salvaguardia alle competenti Direzioni territoriali del Lavoro. La circolare traccia infine le fasi e le modalità operative per l’intero procedimento amministrativo di presentazione e l’esame delle istanze riportando in allegato la modulistica da utilizzare. Per ogni opportunità e per ogni eventuale chiarimento è utile consultare le notizie precedentemente pubblicate sulle operazioni di Salvaguardia, raccolte nel Messaggio Inps n. 14254 del 10 settembre 2013.

48% ITALIANI HA UN SECONDO LAVORO PER ARRIVARE A FINE MESE

Il 48% degli italiani ha una seconda fonte di reddito per arrivare a fine mese, mentre i cugini europei cercano una seconda entrata (50%) per finanziare viaggi, istruzione e altre spese non fondamentali. E’ quanto emerge dalla ricerca che Herbalife, la multinazionale globale leader nel settore della nutrizione e nelle vendite dirette, ha realizzato in dieci Paesi dell’Unione europea, fra cui anche l’Italia, per capire come sia cambiato l’atteggiamento dei cittadini europei nei confronti del lavoro, con un’attenzione particolare al settore delle vendite dirette e alla seconda occupazione. Una scelta, quella della seconda occupazione, che il 79% degli italiani intervistati raccomanderebbe a parenti e amici. La crisi sembra stimolare l’attitudine imprenditoriale degli italiani: il 56% dei nostri connazionali dichiara di aver considerato l’idea di aprire un’attività in proprio. Il Paese in cui si riscontra la percentuale più alta è la Polonia, con l’81%, seguita da Slovacchia (67%), Repubblica Ceca (66%) e Spagna (53%). L’Italia si attesta in quinta posizione seguita da Regno Unito (46%), Romania (45%), Paesi Bassi (39%). Germania (29%) e Francia (25%). Nonostante l’alta percentuale di italiani con più di un’occupazione, l’80% degli interpellati ritiene che nel nostro Paese non ci siano sufficienti opportunità di lavoro adatte a chi voglia intraprendere una seconda attività (è la percentuale più elevata in Europa, insieme a Slovacchia e Spagna). Al contrario, la Germania è la nazione in cui si riscontra una maggiore fiducia circa l’offerta di occupazioni di questo tipo. Edilizia (26%), libera professione (21%), turismo (16%): sono questi i comparti prevalenti nei quali gli europei cercano un secondo lavoro. Il lavoro manuale è diffuso soprattutto nell’Europa orientale, mentre le occupazioni nel settore alberghiero sono più comuni nel Regno Unito e nei Paesi Bassi. La vendita al dettaglio, la vendita diretta e le attività amministrative garantiscono un reddito extra al 10-12% degli intervistati. La vendita diretta ha fatto registrare un aumento significativo in Italia nel corso dell’ultimo decennio. Il comparto è infatti cresciuto del 170% fra il 2002 e il 2011 e il numero degli addetti ha segnato un incremento del 146%. Il 40% sostiene, inoltre, di conoscere persone che hanno raggiunto il successo grazie alla vendita diretta. L’Italia è lo Stato con la percentuale più bassa di donne che hanno svolto almeno due lavori contemporaneamente nell’arco della loro vita. Tra i Paesi che registrano un risultato di segno opposto, troviamo invece Slovacchia e Regno Unito con, rispettivamente, il 62% e il 65% di donne che hanno un secondo lavoro. “E’ sorprendente – ha commentato Cristiano Napoli, country director Italy di Herbalife – scoprire quanti italiani considerino il secondo lavoro un normale elemento della vita lavorativa contemporanea. Che sia per arrivare a fine mese, per l’educazione o per mettere da parte i soldi per intraprendere un’attività in proprio, è chiaro come avere più di una sola fonte di reddito stia diventando la normalità”. Dalla ricerca Herbalife affiora anche un notevole cambiamento dell’atteggiamento e delle aspettative degli europei nei confronti del lavoro rispetto al passato. Se generalmente lo stipendio adeguato è ancora il fattore che influenza maggiormente nella scelta di un lavoro (citato dal 64% degli italiani e dal 63% degli europei) altri elementi che tradizionalmente erano considerati fondamentali, come contratti a tempo indeterminato e prospettiva di una pensione a fine carriera, non rientrano più nelle priorità dei lavoratori del vecchio continente. Al secondo e terzo posto gli europei citano, difatti, l’orario flessibile (45% degli italiani e 48% degli europei) e opportunità di formazione e sviluppo professionale (44% degli italiani e 46% degli europei). “L’opportunità di un lavoro extra part-time – ha fatto notare Cristiano Napoli – compresa quella offerta dalla vendita diretta, può svolgere un ruolo importante per l’aumento dei guadagni, la crescita di un mercato del lavoro dinamico e può rappresentare uno stimolo all’imprenditorialità. La vendita diretta potrebbe costituire, infatti, non solo una semplice seconda fonte di reddito ma un fattore trainante per diffondere lo spirito imprenditoriale, oltre che un’occasione per apprendere competenze utili e spendibili in altri campi”.

Carlo Pareto

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