sabato, 21 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Serve un’unione delle forze di ispirazione europea
Pubblicato il 23-11-2013


Terza Repubblica, il quotidiano on line di Società Aperta, pubblica in questi giorni un amaro, ma stimolante editoriale di Enrico Cisnetto che merita qualche riflessione. Riassumo i passaggi essenziali di questa analisi ed aggiungo alcune chiose.

Fin dal titolo (“Le guerre inutili di PD e PDL aumentano il discredito dei partiti”) si annuncia la descrizione raccapricciante del dissesto in atto del nostro sistema politico, squadernato davanti ai nostri occhi dalle fibrillazioni dei partiti oggi rappresentati in Parlamento. Cisnetto ricorda agli immemori “il sanguinoso percorso dei Democratici verso le primarie” da un lato, e dall’altro, “lo scontro fra berlusconiani e diversamente berlusconiani”. Per il PD prende ora corpo anche la querelle dell’ipotizzato Congresso del PSE a Roma. Ipotesi cui l’on. Fiorni risponde con la minaccia di scissione. Riemerge dunque la disputa e l’ambiguità dell’ubi consistam.

Il Pd non aderisce al Partito del Socialismo Europeo, ma vorrebbe trarre vantaggio elettorale da una sua indefinita “vicinanza”, come ha fatto nell’ultima campagna elettorale organizzando a Torino una manifestazione che escludeva il PSI. Il quadro si completa con le baruffe all’interno di Scelta civica e i sintomi preagonici della Lega, dove un Bossi stracotto reclama la segreteria e il Sindaco di Verona Tosi è già sulla porta della fuoruscita. Poi c’è il consueto girare rumorosamente a vuoto dei grillini, elefanti che barriscono nella cristalleria di Camera e Senato.

Pare difficile non concordare amaramente con gli amici di Terza Repubblica. È semmai difficile valutare chi è messo peggio, fra PD, PDL, Scelta civica e M5S. È invece certo che il danno che le contorsioni dei “Giganti senza cervello”della Seconda Repubblica provocano sulla pelle viva del Paese.

Ecco un altro segno dei tempi bui. Tutti gli attori di questa commedia delirante vanno ad insultarsi, e a farsi insultare dai conduttori, negli stomachevoli talk show, che si moltiplicano in tutte le TV. come i funghi velenosi sotto la pioggia. È questa imbecillità rissosa, lo specchio del degrado della nostra vita politica. “Sotto l’insulto, niente”, titola giustamente il supplemento domenicale del Corriere un articolo di Michele Ainis sulle “feroci invettive” delle nostre corride televisive.

Questo essendo lo scenario indecoroso, Cisnetto avanza con fermezza una previsione disastrosa per l’establishment partitocratico: alla prossima scadenza elettorale, dunque alle elezioni per il Parlamento Europeo, nelle quali cresce la libertà di scelta dei cittadini, questi partiti rissosi saranno puniti da “uno tsunami di proporzioni gigantesche”.

E qui viene la parte più sapida dell’esegesi del Direttore di Terza Repubblica. Anche se lo tsunami non fosse paragonabile a quello che ha funestato le sventurate Filippine, la risposta doverosa di chi vuol fare uscire dal pantano una Nazione in ginocchio – rovinata dagli amalgami non riusciti, dal partito padronale del Berlusca, dai tecnocrati di Monti e dalla Lega in disfacimento – è una sola: costruire nuovi “recipienti politici” capaci di riempire il vuoto che si sta creando.

È tempo che su questa preminente questione si cominci a meditare e discutere anche nella nostra comunità, povera di consensi elettorali, ma grande per la sua storia e per li idee di cui ancora si nutre.

Costruire un polo di attrazione in nome dei valori del liberalismo e del socialismo europeo non è una impresa facile, ma è moralmente riprovevole rimuovere questa esigenza presentandola come impossibile.

Poiché anche per le elezioni per il Parlamento di Strasburgo è stato introdotto la sbarramento del 4 per cento, l’unione delle forze di ispirazione europea, non compromesse con il nefasto ventennio alle nostre spalle, è un dovere e una necessità. Il precedente della “Rosa nel pugno” non è scoraggiante. E il problema ora potrebbe riguardare anche il movimento “Fare per fermare il declino” del prof. Boldrin. Siamo alla fine di un’epoca, di fronte ai prodromi dell’implosione dei due partiti che hanno incarnato il nostro dissennato bipolarismo di guerra. Al cospetto di una situazione straordinaria, sarebbe tempo di mettere in campo una proposta straordinariamente innovativa.

Ha ragione Enrico Cisnetto quando rileva che “il tempo stringe. Maledettamente”. Vedremo nelle prossime settimane chi saprà raccogliere la sfida.

Fabio Fabbri

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