domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Storia di un capo
Pubblicato il 04-11-2013


Berlusconi è oggi apertamente contestato da Alfano, il suo delfino senza mare. Viene da pensare a quanti, dopo aver collaborato con Silvio, se ne sono distaccati. A quanti non hanno sopportato la trasformazione di un leader in un capo con poteri assoluti. Il primo fu Bossi, che provocò il finimondo e nell’inverno del 1994 lo mise sotto in Parlamento. Poi fu la volta di Follini, allora segretario dell’Udc, che non sopportava, lui politico puro, di assoggettarsi ai suoi dictat. Nel 2008 fu la volta di Casini, che non accettò la svolta del predellino e l’intimazione di aderire al Pdl, e si presentò in solitudine alle elezioni. Nel 2010 fu la volta di Fini, che venne sostanzialmente espulso dopo mesi di contestazioni. Anche lui non sopportava un partito dove comandava uno solo. Nel 2013 è esplosa la grana delle colombe, o governativi o rinnovatori che si dicano. E il loro leader, Alfano, stava per fondare un altro partito, se Berlusconi avesse deciso di votare contro la fiducia al governo. In mezzo c’era stata anche la scissione di Tremonti, uomo forte dei governi berlusconiani, in rotta di collisione e rientrato in Parlamento grazie alla Lega. Adesso Alfano, la notizia è di oggi, chiede le primarie per la designazione del nuovo candidato premier del centrodestra. Non si accorge di essere nel partito del capo. E così la risposta di Fitto, leader emergente dell’area cosiddetta lealista, è che il dopo Berlusconi lo decide Berlusconi. Idea alquanto originale, ma certo non nuova, in un partito che dice di sposare la libertà. Cioè è il capo che decide le sorti del partito. Non è il partito che decide le sorti del capo. Il dopo Berlusconi per i lealisti non esiste. Esiste solo lui. Anzi, il dopo Berlusconi sarebbe solo Berlusconi, al massimo la figlia, se il papà dovesse ritirarsi, oppure il caos. Purtroppo temo che i lealisti abbiano ragione, anche a fronte della decadenza di Berlusconi e della sua interdizione. Se non potrà ripresentarsi lui, sarà lui che sceglierà il successore. Credo che pensare al Pdl o a Forza Italia come a un partito sia un grave errore. Se proprio vogliamo essere generosi potremmo definirlo un partito a proprietà unica e indivisibile. Alfano non si lanci in una sfida interna che perderebbe di brutto. Se vuol fare un’altra politica pensi a farsi anche un altro partito.

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Commenti all'articolo
  1. Sempre lucido e acuto il nostro direttore.
    La parabola politica di Berlusconi mi ricorda una scena del film Ben Hur che vidi da ragazzo. In quella scena i suoi sostenitori lo izzarono e legarono a cavallo da morto e anche da morto, fu determinante per vincere la battaglia contro il nemico.

    • Scusa guarda che il film era EìL-CID eroe della guerra degl8i spagnoli contro i mori, comunque il paragone è molto azzeccato, a livello nazionale , a livello locale , il Burlusconismo è un marchio in franciaising, si mette su bottega .

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