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Opinioni e commenti
 

Tasse, chi le paga e chi no
Pubblicato il 08-11-2013


Una grande città in cui sono in trasferta per la mia azienda. Una sera come tante, chiamo il taxi per raggiungere la stazione e, come faccio di solito, comincio una breve conversazione con il tassista, così per scambiare due parole nel breve tragitto.

A volte trovi persone che, come te, magari alla fine di una lunga giornata di lavoro, hanno voglia di parlare ed aprirsi un po’. Quasi come sul lettino di uno psicanalista. Il tassista comincia così col raccontarmi che ha comprato da poco la licenza taxi. Dopo due anni di disoccupazione era l’ultima chance. Il costo: centoventimila euro. Licenza comprata da un vecchio tassista che andava in pensione. Come d’uso, insieme alla licenza, ha dovuto comprare anche la vecchia auto dal precedente tassista, di cui poi in qualche modo si è disfatto.

Tra una curva e l’altra, il tassista mi racconta che per comprare la licenza ha dovuto ricorrere ad un mutuo che una banca gli ha concesso, ma non per l’acquisto della licenza, bensì, grazie ad un amico compiacente, per la ristrutturazione della casa.

Gli chiedo quanto guadagna. Mi risponde che, anche in tempi di magra, riesce ad incassare oltre tremila euro al mese, con i quali sostiene anche i costi per l’esercizio dell’attività : “Sa, dottore, devo pagare la radio, la benzina, il mutuo, la manutenzione dell’automobile e a fine mese mi va bene se riesco a portare a casa la metà”.

Poi mi racconta che il lavoro è usurante per la schiena e che è faticoso essere sempre attenti alle chiamate radio ed avere sempre nelle orecchie la voce gracchiante della signorina della sala operativa. Mi spiega: “Stiamo valutando di installare sul taxi dei sistemi informatizzati per la selezione delle corse, che consentirebbero di sostituire la vocina del radiotaxi, ma siamo un po’ perplessi perché così si potranno tracciare le nostre corse e quindi il Fisco un domani potrebbe avanzare contestazioni”. Con finta ingenuità chiedo il perché e lui replica: “Con le spese che sostengo, dichiaro di essere in servizio per un numero di settimane inferiore a quello effettivo, così pago meno tasse”. E poi candidamente aggiunge: “Fortunatamente, fino a quando il Governo non si sveglia e ci obbliga a rilasciare scontrino fiscale, riusciamo ancora a scamparla”. Appunto, penso io, quando si sveglierà e si deciderà a non far pagare le tasse solo ai soliti noti?

Ci avviciniamo intanto alla stazione e sono quasi le 18, ora a cui parte il mio treno e a cui il tassista finisce il suo turno: “Dottore non si preoccupi, se riusciamo ad essere alla stazione entro le 18 riesco anche a fare un’ultima corsa”. “Esentasse” penso io, che le tasse le pago fino all’ultimo centesimo.

Barone Rosso

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Commenti all'articolo
  1. Mi sembrano una marea di stupidagini scritte solo per infangare una categoria.
    I tassisti come altri lavori hanno gli studi di settore, che ti vuoi evadere?
    Parliamo dei giornalisti che prendono migliaia d’euro di soldi statali, o vi fà comodo solo parlare degli altri per distogliere l’attenzione su di voi ?

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