martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

TREMATE PENSIONATI, TREMATE!
Pubblicato il 14-11-2013


Pensionati-Inps

Tra tagli, blocco dell’adeguamento all’inflazione e buco nei conti dell’INPS, terrorizzare i pensionati presenti e futuri pare diventato lo sport nazionale più praticato dai politici di destra e di sinistra negli ultimi tempi. Oggi a lanciare l’allarme è il presidente dell’ente previdenziale, Antonio Mastrapasqua, che si dice preoccupato sui dati di bilancio dell’Ente che mostra sofferenze per l’accorpamento con l’INPDAP e l’ENPALS a cui si aggiungono le difficoltà contingenti, ovvero “la forte contrazione dei contributi per blocco del turnover del pubblico impiego e il continuo aumento delle uscite per prestazioni istituzionali”, insomma in una parola per gli effetti della crisi economica e dei tagli al deficit statale imposti dagli ultimi governi.

Indubbiamente, spiega Giuliano Cazzola, oggi responsabile welfare di Lista Civica con una lunghissima esperienza alle spalle in materia previdenziale, l’INPS aveva prima della crisi “due gestioni fortemente attive. Sei miliardi di attivo dalla gestione dei fondi per le prestazioni temporanee, malattia, cassa integrazione, disoccupazione ecc e altrettanti miliardi dal fondo dei parasubordinati, i COCOCO. Con questi 12 miliardi di euro copriva i buchi delle pensioni dei lavoratori autonomi. L’INPS aveva insomma una bella gallina dalle uova d’oro che oggi non sta facendo più uova”.

A modificare questo equilibrio però non è stata solo la crisi, ma anche, come ricorda Mastrapasqua, la questione dell’unificazione con la cassa dei dipendenti statali, l’INPDAP.

“Prima del ’96 gli statali non avevano una gestione pensionistica. Lo Stato pagava prima lo stipendio e poi la pensione. Con la riforma Dini e l’unificazione, l’INPS si trova ad accollarsi 14mila miliardi di lire di pensioni da erogare ogni anno dietro l’impegno dello Stato a trasferire una cifra equivalente”. Il guaio però è che questi soldi oggi restano sulla carta perché a un certo punto, per ‘aggiustare’ i conti e ridurre il deficit pubblico, questi trasferimenti vengono trasformati in ‘anticipazioni’ che così paradossalmente aumentano il deficit di bilancio dell’Ente a vantaggio di quello dello Stato.

E l’ENPALS? “No, l’ENPALS all’INPS ha portato un attivo di tre miliardi”. “Ma sono fatti noti, non c’è nulla di nuovo” aggiunge Cazzola. Ma allora perché Mastrapasqua riapre questo capitolo? Si possono fare solo ipotesi. “In sostanza è come se dicesse ‘attenti, se volete intervenire sulle pensioni, non c’è spazio per largheggiare’. Poi si può anche pensare che riguardi la sua situazione personale. Mastrapasqua è stato blindato al vertice con la legge che ha unificato gli enti previdenziali e ci resterà fino al 2014. Ma tutto questo a qualcuno piace poco. Ad esempio al Partito Democratico che non vorrebbe un uomo solo al comando e vorrebbe invece rifare il consiglio di amministrazione”.

Quanto alle ricette che piovono a ripetizione in questi giorni per trovare soldi tagliando le spese e che mettono molto spesso le pensioni nel mirino, come quella che prevede contributi per le pensioni più alte, siamo in presenza di “tanta demagogia”. “Quando la Corte Costituzionale ha obbligato il Governo a restituire le somme trattenute con quei tagli si è scoperto che non erano le cifre favolose di cui si parla, ma appena 80 milioni”. E altrettanta demagogia c’è in quelle ricette che prevedono di rifare i conti di tutti gli assegni in base al meno favorevole calcolo contributivo anziché retributivo, calcoli sostanzialmente impossibili da fare perché riguarderebbero praticamente tutta la platea e comunque di quel vantaggio, anche se in misura diversa, “ne hanno usufruito un po’ tutti”.

Susanna Camusso, il segretario generale della Cgil, osserva che Mastrapasqua non dovrebbe limitarsi agli allarmi, ma “dovrebbe dirci cosa intende fare”. Quanto all’unificazione degli istituti previdenziali e ai versamenti da parte dello Stato, questo “non può essere un alibi per immaginare una insicurezza del sistema previdenziale”.

Poi in serata arriva prima la smentita del ministro dell’economia, poi quella dello stesso Mastrapasqua. “Le pensioni – dicono – non sono in pericolo”.  Beh, ci mancherebbe altro, ma più che smentita questa è una precisazione. I due, all’unisono, spiegano difatti che si tratta solo di una questione contabile. Lo Stato, chiarisono, non vuole apparire debitore e l’INPS non vuole un buco miliardario in bilancio. Allora Mastrapasqua è stato solo imprudente e ha dimenticato di accendere il cervello prima di parlare? Tutto bene dunque?

No, prima di tutto perché il sospetto è che sia stata scelta una strada tortuosa per frenare ogni ipotesi di miglioramento della situazione, sia sul fronte del blocco dell’adeguamento all’inflazione, sia su quello dell’aumento delle pensioni minime. Ma più grave è che in questo modo si spaventano milioni di persone che vivono di quello che arriva a fine mese con la pensione e che spesso neppure basta. Così facendo però si terrorizzano milioni di futuri contribuenti dell’INPS, sospingendoli verso le pensioni private. Un sospetto inquietante. E non basta, perché questo vuol dire anche minare alle fondamenta il welfare, creando così per davvero i presupposti per un default sicuro del sistema. Sono i versamenti dei lavoratori che pagano le pensioni correnti. E così facendo si amplifica pure la tendenza a uno squilibrio dei conti dell’INPS, già gravati da un’evasione di massa, praticata per decenni soprattutto nel settore del lavoro autonomo, che di conseguenza ha portato a una cospicua riduzione dei versamenti che si riverbera oggi inevitabilmente sull’entità dell’assegno di pensione. Si sa che tante pensioni al minimo, hanno alle spalle dichiarazioni delle tasse menzognere.

L’intervento di Mastrapasqua è dunque censurabile per più ragioni e c’è solo da augurarsi che nel futuro il presidente dell’INPS sia più corretto. Intanto il messaggio che ha lanciato è chiarissimo: tremate pensionati, tremate!

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Mastropasqua innazitutto intende garantire il suo futuro e il suo lauto stipendio.
    Il disegno è – secondo Tremonti e la destra che si definisce liberale (sic) – distruggere l’INPS e i pensionati i quali educati ad una vera democrazia sono un pericolo per questa destra reazionaria e fascista. E il PD che fa? Ma il PD e un’accozaglia di cretini e il PSI non ha il coraggio di affermarlo ai quattro venti.

  2. Mastrapasqua è uno che le spara grosse!Voglio ricordare il caso dei cosidetti esodati della scuola,i Quota 96,che per una svista della Fornero sono costretti da due anni a lavorare pur avendo acquisiito il diritto alla pensione.L’inps aveva affermato che sono più di 9.000 ,ma il MIUR ,che ha effettuato una ricognizione ufficiale, ha scoperto che sono ,invece,solo 3.976!Allora è chiaro, Mastrapasqua fornisce i dati a convenienza di certi politici ai quali evidentemente deve rispondere.

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