sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Trieste torna per un giorno
a essere il centro dell’Europa
Pubblicato il 23-11-2013


TriesteCi sono sicuramente le questioni economiche, ma non solo, a tener banco nell’incontro che martedì 26 si svolgerà in una Trieste blindata per ragioni di sicurezza tra Putin e Letta accompagnato da Alfano e da una folta schiera di ministri. Energia, accordi commerciali, collaborazione tra organi di polizia contro la criminalità costituiranno il piatto forte dei colloqui, ma saranno più in generale la posizione geopolitica del nostro Paese e le sue relazioni internazionali che faranno da sfondo e peseranno nei risultati finali.

Il governo Letta e anche quello precedente di Monti hanno ricevuto da Berlusconi un’eredità di intensi rapporti personali che hanno spianato la strada ad una collaborazione ancora maggiore che si misurerà proprio nell’incontro di Trieste, città che, tra l’altro, ed è forse questa una delle ragioni che ne hanno determinato la scelta, si trova alle porte dell’area balcanica ed ha con essa intense forme di cooperazione, oltre a contare nel suo territorio la presenza di una forte minoranza serba nonché di qualche migliaio tra croati, bosniaci e montenegrini. Senza parlare della storica presenza degli sloveni. Ed è proprio sull’area balcanica che si giocherà il futuro della relazioni tra Italia e Russia.

Non è passato neanche un mese dall’incontro di Ancona tra il governo italiano e quello serbo e a tutti è nota l’influenza della Russia di Putin nell’economia e nelle relazioni internazionali del governo di Belgrado. Il fatto che il metanodotto russo passi per il territorio serbo prima di arrivare a portare il gas da noi non è ininfluente nello scenario generale così come le centrali idroelettriche sul Danubio e quella in costruzione al confine tra Serbia e Romania fanno parte integrante della strategia italiana sui rifornimenti energetici che sicuramente a Trieste sarà al centro dei colloqui.

Ma ci sarà anche il tema dell’entrata della Serbia in Europa con il “problema Kosovo”, con la Russia schierata sulle posizioni serbe assolutamente contrarie all’indipendenza e l’Italia, che pur ne ha riconosciuto l’indipendenza, forte di una posizione autonoma, enunciata dall’allora sottosegretario agli Esteri De Mistura, favorevole all’entrata della Serbia in Europa anche senza questo riconoscimento.

In Serbia poi, grazie agli accordi tra questo Paese e la Russia, è in atto un forte interesse economico delle aziende italiane che aprono attività produttive per il mercato russo attirate dalla quasi inesistente tassazione. Senza dimenticare le oltre tremila aziende che hanno spostato la loro produzione dalla Romania in Serbia proprio per le facilitazioni fiscali.

C’è poi un’altra questione importante che sarà sicuramente affrontata nell’incontro che, lunedì 25 avverrà in Vaticano tra Putin e Papa Francesco, ma che potrebbe indirettamente riguardare anche la Serbia. E cioè quella religiosa: potrebbe essere proprio la Chiesa ortodossa serba a diventare il trait d’union tra la chiesa cattolica e quella ortodossa russa, superando così fasi storiche di incomprensioni e di rapporti difficili. E a Trieste è presente una folta comunità ortodossa che fa riferimento alla Chiesa di Belgrado e quindi a quella ortodossa russa.

Una ragione di più per sperare che lo svolgimento di questo vertice, di cui gli onori di casa saranno fatti dalla Presidente della Regione, Debora Serracchiani, serva a scuotere questa città dalla crisi e dal suo torpore.

Sandro Perelli

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