Così parlò Napolitano

Ha cominciato con alcune lettere di disoccupati, di esodati, di impreditori, di giovani in cerca di lavoro. Poi, nel suo messaggio, Napolitano ha tracciato un bilancio preoccupato, ma non disperato, della situazione economica e sociale del Paese. Ha parlato di un’Italia che ha il coraggio di innovare, di accettare le sfide, di competere, di una ripresa necessaria, di uno sviluppo accompagnato da equità. Ha allargato il discorso alla situazione internazionale, alle missioni di pace, ai nostri militari, ai Marò. Ha voluto citare i disastri ambientali, la terra dei fuochi, la questione delle carceri. Ha voluto insistere sul ruolo centrale del Parlamento, sulla necessità di riformare il procedimento legislativo, ma anche, ovviamente, sulla riforma elettorale che è divenuta urgente e necessaria a seguito della sentenza della Corte. Ha affermato che serve un governo che abbia “continuità”, spezzando una lancia a favore di Letta.

Il presidente Napolitano ha tenuto per ultime le questioni relative alle polemiche sul suo ruolo. Ha voluto citare lo spirito “distruttivo” di certe posizioni. E poi si è dilungato sulla questione più attesa. E cioè sul cosiddetto travalicamento del suo potere. Lo ha definito “assurdo strapotere”, ricordando il motivo per cui, dopo aver esaurito il suo settennato, è stato richiamano in servizio. Lo ha fatto per evitare “la paralisi istituzionale”. Ma Napolitano ha sottolineato di averlo fatto per “il tempo necessario”. Non un minuto di più. Quando venne rieletto il Parlamento non era in condizione di eleggere un altro presidente. E adesso il presidente ha dichiarato che resterà al suo posto solo il tempo necessario e fino a quando le sue forze glielo consentiranno. Un discorso di alto profilo. Napolitano si è mostrato ancora una volta come il baluardo della nostra democrazia.

Le prime dichiarazioni paiono piuttosto scontate. Stonano quelle del solito Brunetta che ha parlato di “uomo solo” al comando, di un Parlamento da sciogliere subito perché delegittimato dalla sentenza della Corte, di uno spreed che è solo speculazione internazionale. Ha tuonato in contemporanea anche il solito Grillo in streaming. Avrà usato le solite frasi, gli improperi e le richieste di dimissioni. Noi non lo abbiamo ascoltato perché pensiamo che il presidente della Repubblica abbia più titolo di parlare agli italiani nel nome dell’unità nazionale, ma anche perché abbiamo rifiutato l’invito a spegnere la televisione, all’appello davvero inusuale e irrispettoso, che mai si era verificato nella storia d’Italia, nemmeno ai tempi della guerra fredda. Un altro preoccupante segnale della crisi politica italiana.

Bolzano, con la nuova
giunta la soddisfazione
dei socialisti

BolzanoLa fretta è una cattiva consigliera avevamo scritto ai primi di novembre.
Ebbene, a due mesi da quel monito, ci diciamo soddisfatti del risultato scaturito dalle trattative con la SVP per la formazione della Giunta Provinciale (e Regionale) per i prossimi cinque anni.
Siamo stati partecipi alle trattative e devo ammettere che un clima di collaborazione totale non lo conoscevo da tempo. In questo devo dare atto al Presidente designato Kompatscher di avere avuto coraggio, ma anche la forza di portare avanti insieme a Theiner ed altri il suo disegno che porta diritto alla integrazione di tutti coloro che credono nell’autonomia di questa terra.

Come socialisti possiamo dire di essere stati lungimiranti, fra i promotori dell’autonomia e da sempre persecutori della stessa fino a che anche gli scettici degli ultimi decenni si sono convinti della bontà di questa formula statutaria.

Troppo facile ora esprimere critiche su quanto raggiunto da SVP, PD e PSI nelle trattative di quest’ultimo mese. Che sia sempre legato al disprezzo per quanto non si è ottenuto? La storia della volpe e l’uva insegna.

Tornando al documento programmatico confermiamo l’apprezzamento dello stesso che, in toto, ha accolto in esso i punti del “decalogo socialista” presentato nel maggio scorso e in campagna elettorale. Così come possiamo dichiararci soddisfatti per l’apprezzamento espresso dal Presidente uscente Durnwalder per gli anni passati a fianco dei socialisti in Giunta Provinciale, sottolineando l’onestà, la disponibilità e la responsabilità del leader storico dei socialisti altoatesini Beppino Sfondrini. Aggiungiamo noi, la lungimiranza dei socialisti di allora permette ai cittadini di oggi e di domani di poter essere fieri per essere governati in piena autonomia. I risultati si vedono.

Avanti con coraggio per il bene di questa terra e delle future generazioni.

Alessandro Bertinazzo
segretario provinciale Psi di Bolzano

I socialisti all’Aquila per non dimenticare

Aquila-Psi-terremotoPer restituire l’Aquila ai suoi cittadini servono almeno dieci anni e circa 4 miliardi e 300 milioni di euro. Langue la programmazione e la città muore. Questa in estrema sintesi la situazione del capoluogo abruzzese a oltre quattro anni dal terremoto del 2009 che ha provocato morte e distruzione. Continua a leggere

Una strategia quasi
eversiva contro il Colle

Si tenta di destabilizzare il Quirinale con una strategia quasi eversiva

Dal Sole 24 Ore del 31/12/2013 

Non c’è nemmeno bisogno di sottolinearlo, ma il segretario della Lega, Salvini, ha diritto di guardare il cartone animato di Peppa Pig invece di ascoltare il discorso di San Silvestro di Napolitano. E i seguaci di Grillo hanno a loro volta diritto di sintonizzarsi sul “web” invece che sui canali televisivi. L’uso del telecomando è quasi un diritto civile nel nostro paese e nessuno può immaginare di contestarlo.

Il problema è un altro. Dietro questi messaggi goliardici si nasconde la volontà di delegittimare il Quirinale per impedirgli qualsiasi margine di manovra che non sia lo scioglimento delle Camere secondo i desideri del triangolo Cinque Stelle-Berlusconi-Lega. L’assedio è in atto ed è difficile non accorgersene. È una sfida continua che trova il culmine nelle invettive di Grillo, nel suo insistere sul tema dell'”impeachment”: questione del tutto priva di senso giuridico, ma che nella confusione mediatica di fine anno diventa una carta da spendere con la dovuta spregiudicatezza.
Ovvio che nessuno spiega perché mai il capo dello Stato dovrebbe essere messo in stato d’accusa davanti al Parlamento (questo significa “impeachment” nel nostro ordinamento), visto che il governo in carica può non piacere ma si appoggia a una regolare maggioranza. Del resto a nessuno interessa capire alcunché. Quello che conta è disarticolare ciò che resta delle istituzioni e colpire nel Quirinale il residuo punto di equilibrio del sistema.

A tale gioco Renzi si è logicamente sottratto. La sua iniziativa politica è senz’altro piuttosto ruvida, forse anche priva di lucidità, ma è tutta rivolta al governo Letta. Viceversa la triade Grillo-Berlusconi-Salvini si sta compattando contro la presidenza della Repubblica assai più che contro la maggioranza parlamentare. Nei fatti stiamo assistendo a un’operazione dalle venature eversive il cui capofila è Grillo e gli altri tendono ad accodarsi nel timore di perdere contatto con il carro del vincitore.
Il più oscillante è Berlusconi che da un lato vorrebbe buttarsi a capofitto nel “grillismo” e dall’altro si rende conto di quanto sia pericoloso questo schema di gioco. Ma intanto il capo di Forza Italia ammicca agli elettori Cinque Stelle, illudendosi addirittura di tirarli dalla sua contro il loro leader carismatico. Con il rischio invece di portare acqua al mulino di Grillo, facendo di lui il riferimento di una fetta di elettorato molto più ampia del 25 per cento raccolto in febbraio. In altri termini, il 2014 non nasce sotto buoni auspici. La pressione sulla presidenza si sta facendo quasi insostenibile. Napolitano dovrebbe poter contare su un governo determinato e coeso, ma purtroppo così non è. Quindi si trova stretto fra la tendenziale paralisi della maggioranza e la spinta al “tanto peggio tanto meglio” dell’opposizione. La quale in realtà non vuole che egli lasci il Quirinale, vuole solo condizionarlo: perché si rende conto che nel caos tutti avrebbero molto da perdere, tranne forse il solito Grillo.

Ecco allora spiegato lo sconforto del capo dello Stato verso l’intero arco delle forze politiche. La permanenza di Napolitano nella sua carica si giustifica solo se la stabilità serve a innescare il processo riformatore. Altrimenti è una fatica sterile. Questo principio era già nel discorso inaugurale del secondo mandato davanti alle Camere. Oggi, otto mesi dopo, è più che mai attuale.

Stefano Folli

Schumacher in coma
lieve miglioramento

Schumi-GrenobleL’ex pilota della Ferrari è ricoverato all’ospedale di Grenoble, in Francia, in seguito a una caduta avvenuta domenica mattina, mentre sciava sulla neve a Meribel, insieme al figlio 14enne. Il tedesco ha subito due operazioni al cervello e si trova “in condizioni critiche”, come riferiscono i medici. L’episodio è avvenuto alle 11.07 di domenica 29 e, nonostante Schumi sia stato portato immediatamente con un elicottero nell’ospedale di Grenoble per aver battuto la testa su una roccia, in un primo momento le sue condizioni non destavano particolare preoccupazione. Inoltre Sabine Kehm, storica portavoce dell’ex Ferrarista, aveva riferito al giornale tedesco ‘Bild’ che Michael indossava il casco. Continua a leggere

Umbria Jazz Festival, trionfo italiano

Newport Jazz Festival-BollaniLa musica italiana conquista l’America e vince su quella anglosassone grazie alla mimica, alla gestualità, all’espressività e alla passione tipicamente nostrane. La musica è universale e, quando si lega all’enogastronomia, al turismo, alla cultura, all’arte, all’architettura, diventa un successo esplosivo come accade con il Festival l’Umbria Jazz Winter, giunto alla sua 21esima edizione. Un trionfo che si rinnova ogni anno, ospitando artisti di grande rilievo internazionale, permettendo di ascoltare musica di livello eccellente, degustando le specialità culinarie umbre. Quattro giornate intense, dal 28 dicembre al 1° gennaio, con eventi che si susseguono ininterrottamente per arrivare a festeggiare insieme il nuovo anno. Continua a leggere

Napolitano in TV
io lo ascolterò

Grillo farà un contro discorso di fine anno, Salvini la sera del trentuno guarderà in Tv l’edizione limitata del film Pepa Pig, Berlusconi incita al boicottaggio verso il discorso di fine anno del Capo dello Stato.

Io non cambio canale. Memore di quanto sovente diceva mio nonno a noi nipoti – “non seguite mai qualcuno dentro il pozzo, non ha molto senso” – ascolterò il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica. Lo farò per due semplici motivi, sono cittadina della Repubblica Italiana, col dovere di rendere rispetto alle Istituzioni, col dovere di esser partecipe e collaborativa alla nazione. Seguirò e ascolterò il discorso perché credo fermamente che compito di ogni italiano non sia quello di lamentarsi e lasciarsi andare a inutili piagnistei, perché credo che quest’acerrimo accanimento contro le Istituzioni sia il vero cancro, senza possibilità di estirparlo, che pian piano porterà alla rovina completa dell’Italia.

Inutile negare che innumerevoli errori la politica li ha commessi, tra questi io inserisco l’incessante cattivo linguaggio politico istituzionale che ha imperversato negli ultimi venti anni italiani. È un male creato a puntino, rivolto all’ignoranza e indifferenza che caratterizza la maggior parte degli italiani nell’approccio al vero significato del termine politica. La crisi, forse anche quella creata a immagine e somiglianza di un occhio propenso a vedere il male solo in un’unica direzione, ha reso le menti ancor più propense al secondo male nazionale -“credere a occhi chiusi” – a ogni diceria.

Per quanto mi riguarda, è in atto un vero e proprio tentativo di far apparire migliore ciò che è in realtà peggiore, facendo ricadere su Napolitano, su la politica in genere, le colpe di tutti. Se c’è qualcuno che perderà per aver creduto al peggiore, come arma per la resa migliore delle cose, sarà il popolo credulone, retorico, demagogico, populista non propenso a ragionare in modo indipendente. Questo popolo mi riporta alla mente il famoso processo a Socrate. Meleto, Anito e Liccone, le loro accuse insensate mosse a Socrate furono la dimostrazione che coloro che ritenevano d’esser i sapienti nei vari campi del sapere, in realtà non lo erano. Il migliore era Socrate che si congeda dalla vita difendendo fino all’ultimo il suo operato. Dinanzi alla sua estenuante difesa non vinse mai l’odio. Speriamo non vinca nemmeno in ogni tribunale populista eretto contro le Istituzioni.

Antonella Soddu

Matteo Renzi, e il sì di Landini

Quando penso al mondo del lavoro, però, insieme ai lavoratori dipendenti, penso sempre più spesso ai neolaureati e giovani professionisti.

Trovare un lavoro per questi nella migliore delle ipotesi consiste nell’aprirsi una partita IVA, così l’azienda per cui lavorano invece di assumerli gli fattura il costo del lavoro.
Dipendo da una azienda, ma non ho la busta paga, bensì ricevo una fattura.
Morale: niente oneri previdenziali, te li paghi da solo.

Altrettanto confusa è la vicenda intorno all’art. 18.

La non licenziabilità del lavoratore, senza giusta causa, infatti, non dipende dall’art. 18 il quale, se fosse abolito, lascerebbe inalterata la questione poiché il suddetto articolo si occupa del rimedio in caso di licenziamento. La legge che disciplina la non licenziabilità senza giusta causa è, infatti, la legge 604 del 66 e a ciò è da aggiungere la stima secondo cui oltre il 90% dei lavoratori licenziati senza giusta causa ha preferito l’indennizzo al reintegro sul posto di lavoro, per motivi che è facile immaginare. Lavorereste mai in un ambiente, dove fino al giorno prima con il datore di lavoro ve le siete date di santa ragione in tribunale?

“Mettere mano” alla legislazione sul lavoro è divenuto necessario.

Chiunque inizi a occuparsi di lavoro si troverà di fronte leggi e provvedimenti pressoché illeggibili. Ben vengano quindi chiarezza e contratto unico,  ma a patto che ci si occupi dei senza diritti e di chi quei diritti li vede calpestati. A che serve la cassa integrazione attraverso cui molte aziende, soprattutto nel meridione, fanno poi lavorare i dipendenti in nero? A che servono tutte le tipologie di contratti, quando nelle imprese (anche qui sopratutto del meridione) i lavoratori lavorano anche 12 ore al giorno, assunti a tempo indeterminato, ma comunque senza diritti e con lo “straordinario” dimezzato in busta paga? Dove sono i sindacati? Ah, già, a difendere pensionati e pubblico impiego, categorie privilegiate, è brutto dirlo, di suo.
Il mondo del lavoro come il Paese deve essere rivoltato come un calzino: è necessario, quindi,  chiarire queste questioni ancora prima di rendere chiara la legislazione.
Se è lo scopo che vuole raggiungere, Renzi troverà su quel pezzo di strada un nuovo “compagno” di viaggio: la Federazione dei Giovani Socialisti con i suoi 110 anni di battaglie per il riscatto dei deboli e del lavoro.

Francesco Meringolo
responsabile nazionale Lavoro e Welfare FGS

LA VOCE DEL COLLE

Napolitano-Nencini

Grillo per non sentirlo si butterà nella rete, Berlusconi è tentato di imitare il comico genovese e fare anche lui un controdiscorso, insomma controinformazione come nel ’68 contro lo “Stato delle SIM” (che non era quello delle schede dei cellulari, ma lo Stato Imperialista delle Multinazionali). Un tandem inseguito dalla Lega che lancia l’operazione ‘bollino rosso’. Eppure così facendo non fanno altro che sottolineare il ruolo insostituibile che il Presidente della Repubblica ha avuto e ha nella crisi della politica italiana rendendo, forse, mai così atteso come oggi il suo discorso di fine anno. Rischiano insomma l’autogol i due ‘tecnici’ dello spettacolo, ma cosa vogliono e cosa si aspettano da Napolitano? Continua a leggere

La ricetta di Gutgeld non convince

EconomiaYtzhak Yoran Gutgeld, economista israeliano naturalizzato italiano e membro del Parlamento eletto nelle liste del PD, ha “confezionato” un’ipotesi di programma di governo d’ispirazione liberista per risanare e riqualificare l’economia italiana ed il suo sistema della politica. Il programma, per ammissione dello stesso Gutgeld, è stato scritto con il contributo di molti suoi amici, tra i quali Matteo Renzi, nuovo segretario del PD.

Leggendo il libro – “Più uguali, più ricchi” – nel quale è presentata la proposta, al lettore non sfugge il fatto che il discorso d’insediamento di Renzi da segretario del suo partito, dopo il successo quasi plebiscitario conseguito con il voto delle ”primarie” dei giorni scorsi, “trasuda” delle idee esposte nel libro. Considerata la possibilità che Renzi, in un tempo a venire molto vicino, possa diventare primo ministro italiano, la lettura con largo anticipo del suo probabile programma di governo consente di svolgere qualche utile considerazione critica.

Per Gutgeld, il rilancio dell’Italia “non richiede correzioni, manovre o aggiustamenti. Serve qualcosa di molto più forte, un cambio di orizzonte mentale, un nuovo paradigma economico, sociale e politico che rompa con gli schemi e con le certezze, e le incertezze, del passato”. La rottura col passato serve a liberare nuove energie: per sottrarre gli imprenditori dalle “grinfie” di una burocrazia inefficiente, corrotta e disinteressata, trasformandola in una “meritocrazia serviziocratica”; per mettere l’equità al centro dell’azione politica, in considerazione del fatto che essa è, per sua intrinseca natura, virtuosa, nel senso che può concorrere a creare ricchezza e benessere; per trasformare una parte degli iniqui assegni sociali e previdenziali in servizi sociali veri e propri; per incentivare le innovazioni, mirando a migliorare selettivamente il capitale fisso sociale, avendo cura di localizzare gli investimenti pubblici in alcune aree ad alto potenziale produttivo; per garantire ai gruppi imprenditoriali l’accessibilità a costi ridotti ai mercati finanziari e per rendere possibile che la classe politica diventi “la lobby dell’unico gruppo di interesse che in questo Paese non vede i suoi interessi attivamente curati e difesi: i cittadini italiani”. Se fosse possibile liberare solo una parte delle energie potenziali della quali dispone il Paese, secondo Gutgeld, esso sicuramente riguadagnerebbe il governo del proprio futuro.

Per raggiungere l’obiettivo di risanare economicamente e politicamente il Paese, l’amico-economista di Renzi ritiene sia sufficiente un “massiccio spostamento di risorse”, riassunto nell’espressione “cabalistica” “30×4”, che esprime l’idea di una dislocazione in “cinque anni” di “quattro blocchi di trenta miliardi ciascuno in quattro aree di uscite ed entrate pubbliche: tasse, spesa, investimenti e assegni sociali”. Sul fronte delle entrate fiscali dovrebbero essere ricuperati, dal sommerso e dal contrasto all’evasione, 30 miliardi da utilizzare per ridurre le tasse sul lavoro; sul fronte della spesa pubblica, previa sua riduzione, dovrebbero essere ricuperati, 30 miliardi, senza diminuire la quantità e la qualità dei servizi sociali, per finanziare, in parte, la spesa in conto capitale e quella necessaria per imprimere un nuovo impulso alla domanda interna e, in parte, per rendere più competitive le imprese nazionali orientate all’esportazione; sul fronte degli investimenti pubblici dovrebbero essere ricuperati altri 30 miliardi con la diminuzione degli investimenti in grandi opere e dei trasferimenti alle imprese, per trasformarli in un “vero motore di sviluppo e di creazione di posti di lavoro”; infine, sul fronte degli assegni sociali, dovrebbero essere ricuperati gli altri 30 miliardi da destinare alla realizzazione di una maggiore equità, al miglioramento del livello e della qualità dei servizi e alla creazione di nuova occupazione qualificata.

L’espressione “30×4” significa, quindi, una forma di utilizzazione diversa delle risorse disponibili e un nuovo modo di gestirle; i risultati che possono essere ottenuti con l’attuazione del piano che Gutgeld propone sono valutabili, secondo simulazioni da lui direttamente effettuate, in termini di una crescita annua del PIL pari al 2%; la stabilizzazione di questo trend darebbe il via alla riduzione del rapporto del debito pubblico rispetto al PIL in una misura del 2-3 per cento all’anno. Con questi risultati, conclude Gutgeld, l’Italia ritornerebbe “dopo qualche decennio, a creare davvero” ricchezza.

Una politica economica che attuasse il programma “30×4” consentirebbe di combattere l’iniquità diffusa che si è impossessata del Paese negli ultimi quarant’anni, connotando in termini iniqui, non solo la distribuzione del peso fiscale e della spesa sociale, ma anche la produttività degli investimenti. Perciò, la maggiore equità realizzata con l’attuazione del programma “30×4” potrà produrre più uguaglianza, tenendo presente, sottolinea Gutgeld, che equità non dovrà significare eguaglianza. Il programma “30×4” potrà avere successo se la massiccia “riallocazione” dei quattro “blocchi di trenta miliardi” avrà come base legittimante non l’eguaglianza, ma l’equità, perché è questa e non la prima a promuovere la crescita e lo sviluppo, anche se dovesse mancare la realizzazione di una maggiore eguaglianza. Rendere il sistema-paese e il suo settore pubblico più efficienti e più equo è la ratio che sottende l’attuazione dell’intero programma “30×4”.

Francamente, ci saremmo attesi che la nuova politica economica per il rilancio del sistema-paese italiano proposta da Gutgeld evocasse per intero la teoria della giustizia di John Rawls, secondo il quale la crescita del sistema economico realizzato in presenza di disuguaglianze risulta equa solo quando gli esiti finali sono vincolati al miglioramento di chi sta peggio; un vincolo di tal fatta manca nella formulazione del programma “30×4”, o è espresso sotto il velo della fideistica illusione che con la “riallocazione” dei quattro blocchi tutto migliori. Senza l’indicazione di come ricuperare sulla via della crescita e dello sviluppo una struttura produttiva da quarant’anni in declino, che qualche profondo conoscitore della realtà italiana considera quasi irreversibile, a causa della scelte allora effettuate, è possibile invertire tale declino solo con il “girotondo” dei trenta miliardi?

Le scelte che nella seconda metà del secolo scorso hanno privilegiato la realizzazione di una struttura produttiva e un’organizzazione del settore pubblico al solo fine di garantire condizioni distributive che avessero tenuto coeso il sistema sociale con la creazione di nuovi posti di lavoro, ha creato solo inefficienza produttiva e disoccupazione nascosta, i cui esiti sono emersi oggi in tutta la loro estensione, non certo a causa della crisi dei subprime, ma solo perché questa è valsa a rompere il “tappeto” sotto il quale erano state celate sino ad allora le “macerie” dell’economia dell’Italia.

Per un sistema-paese siffatto, è fortemente improbabile che 5 anni siano sufficienti a realizzare il programma proposto da Gutgeld; ciò è ancora più vero, se si considera che il programma “30×4” manca di indicare con quale ingegneria politico-istituzionale può essere gestito l’enorme massiccio spostamento, non solo di risorse materiali, ma anche della forza lavoro che pro-tempore dovesse perdere ogni capacità di reddito, a causa delle realizzazione nei prossimi decenni dell’obbiettivo di una crescita continua e stabile.

È plausibile pensare che il programma “30×4” pecchi di semplicismo e trascuri il fatto che una delle risorse più scarse delle quali sarebbe necessario disporre per la sua realizzazione è il consenso sociale; questo, in Italia, ha sempre presentato in tutta la sua storia unitaria pesanti deficit per i “grandi progetti”. Lo scontento per la realizzazione di politiche pubbliche di grande respiro ha origini ben anteriori al tempo al quale Gutgeld fa risalire l’inizio della crisi dell’economia e della società italiane. Anche la mancata considerazione di questo aspetto fa, come si è soliti dire, del programma “30×4” un “primo piatto appetitoso, ma di difficile digestione”.

Gianfranco Sabattini