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Opinioni e commenti
 

13 dicembre 2003: la fine di Saddam
Pubblicato il 13-12-2013


Cattura-Saddam-HusseinIl 13 dicembre del 2003, nel corso dell’operazione ‘Alba Rossa’, un dispiegamento di soldati americani ai quali si unirono guerriglieri curdi catturò Saddam Hussein. L’ex dittatore iracheno era nascosto sul fondo di un pozzo in una fattoria vicina alla città di Tikrit. Il rais, riferì poi chi lo stanò, stava accovacciato in una buca malamente scavata e occultata nel terreno, un cunicolo così angusto che poteva accogliere solo una persona alla volta. Il rifugiato nell’antro claustrofobico poteva respirare a malapena grazie a un rudimentale impianto di areazione.

Saddam Hussein al momento della cattura aveva con sé una somma di denaro in dollari e due mitragliatori. Quando vide i militari americani stappare il collo di bottiglia nel quale si era calato si consegnò stanco e rassegnato, senza opporre alcuna resistenza. Fu così che finì un’epoca, proprio con quelle foto che immortalavano l’ex dittatore braccato. Un uomo che per come venne mostrato nei video e nelle immagini che fecero il giro del mondo non incuteva più alcun timore, ma che al contrario sembrava provare egli stesso paura. Difficile da credere che quell’essere barbuto, spettinato, impolverato e sporco, con quegli occhi spiritati e disorientati fosse lo stesso dittatore spavaldo che aveva osato sfidare le massime potenze del globo.

Saddam Hussein era nato il 28 di aprile del 1937 nel villaggio di al-Awaja, nel distretto della città di Tikrit. Era il secondo figlio di una famiglia umile e quindi sin da ragazzino dovette arrangiarsi per crescere in fretta. Non ancora ventenne si iscrisse al partito Ba’th (partito arabo, socialista e della resurrezione), poi partecipò a un tentativo di colpo di Stato fallito e per questo fu costretto a lasciare il suo Paese per trovare riparo in Egitto, dove studiò e si laureò in legge. Nel 1963 fece ritorno in Iraq, e nel 1964 fu arrestato e incarcerato dopo l’ennesimo cambio di regime. Nel 1967, però, riuscì a evadere.

Dopo un altro giro di valzer al vertice delle istituzioni ottenne la laurea in diritto anche all’università di Baghdad, mentre sempre nel 1968 ricoprì l’incarico di vicepresidente del Consiglio del Comando Rivoluzionario. Anche se non aveva mai intrapreso la carriera militare, nel 1973 fu ugualmente promosso al rango di generale dell’esercito iracheno. L’ascesa ai vertici della politica e poi alla guida dello Stato culminò nel 1979, quando il presidente della Repubblica Ahmad Hasan al-Bakr annunciò il suo ritiro lasciando il campo al giovane Saddam Hussein.

Nel suo primo periodo da capo della nazione irachena Saddam Hussein si occupò di modernizzare le infrastrutture del suo Paese. Portò ovunque l’energia elettrica e passando per la nazionalizzazione delle risorse petrolifere sponsorizzò alcune riforme sociali: istruzione gratuita e obbligatoria, sanità pubblica e ristrutturazione dell’apparato della giustizia tramite l’abolizione delle corti islamiche. Tuttavia, gran parte delle risorse economiche dello Stato iracheno furono trasferite nel settore della sicurezza, dell’esercito e dell’armamentario bellico. Nel 1979, inoltre, l’ayatollah Khomeyni era salito al potere in Iran e da quell’esatto momento entrambi gli Stati avevano iniziato la sfida per l’egemonia nell’area del Golfo Persico e del vicino Oriente.

La tensione, le rivalità e la voglia di dominio dei due Paesi crebbero in modo esponenziale, tanto che nel 1980 l’Iraq attaccò i vicini dell’Iran dando inizio a quella Guerra del Golfo che durò ufficialmente sino al 1988, ma che si protrasse in realtà sino al 1990. Nel conflitto l’Iraq di Saddam Hussein fu appoggiata dagli Stati Uniti e in parte anche dall’Urss, che preferiva uno Stato laico a quello di stampo integralista dell’ayatollah Khomeyni. Nei primi anni della lunga guerra gli iracheni avanzarono incessantemente. Ma in seguito, a partire dal 1986, gli iraniani si concentrarono in una strenua e cieca resistenza tanto da piegare l’inerzia dell’esercito di Saddam Hussein che fu di fatto ricacciato fuori dal territorio invaso.

Durante il decennale conflitto il rais iracheno mostrò il suo lato spietato e stragista impiegando contro gli iraniani gas e armi chimiche, mentre questi si difendevano seminando il panico tra le fila del nemico con attacchi suicidi sempre più spettacolari. Sempre negli stessi anni della Guerra del Golfo, sul fronte interno, la popolazione curda dell’Iraq subì la più dura repressione della sua storia. L’episodio più emblematico fu l’attacco alla città di confine di Halabja. Nel 1988 il rais con le armi chimiche uccise 5mila cittadini a suo dire colpevoli di non aver opposto sufficiente resistenza all’invasore iraniano. L’attacco era contemplato nel piano ‘Anfal’ (resti della guerra) che portò alla morte di circa 100mila curdi. E fu così che Baghdad mise a tacere l’opposizione interna.

Nel 1990 tra l’Iraq e l’Iran, due Paesi stremati, venne infine stipulata una tregua. Ma l’Iraq, già duramente provato dalla guerra, non riuscì quasi nemmeno a tirare il fiato poiché la sete di espansionismo del dittatore non si era ancora placata. Il rais, nel mese di agosto del Novanta, ordinò alle sue truppe di invadere il Kuwait, Paese molto ricco di petrolio e poco provvisto di difese militari.

Saddam probabilmente pensò che la comunità internazionale avrebbe lasciato fare. Invece il presidente americano George Bush fu autorizzato dal Congresso a utilizzare la forza militare contro l’aggressore. A Saddam Hussein fu intimato l’ultimatum. Scaduti i termini, era il 16 gennaiodel 1991, una coalizione guidata dagli Stati Uniti e composta da Gran Bretagna, Francia, Italia, Canada, Egitto, Siria e Arabia Saudita diede inizio all’operazione ‘Desert Storm’. Saddam rispose lanciando missili balistici in direzione di Israele e dell’Arabia Saudita. La superiorità della coalizione sulle truppe irachene era totale. Così, nel giro di breve tempo, prima venne liberato il Kuwait, poi, con una manovra a tenaglia, gli alleati arrivarono a 60 chilometri dalla cintura di Baghdad. Ma quando anche la resistenza dell’élite delle forze armate del rais, la Guardia Repubblicana, era ormai piegata, l’avanzata alleata si arrestò.

Gli americani e le altre forze sul campo, arrivate sul punto di rovesciare il regime, decisero di pigiare sul freno per paura di ciò che sarebbe potuto accadere nel vuoto politico e di potere lasciato in Iraq. Così, nel marzo del 1991, fu firmato un armistizio. Saddam era indebolito, ma poteva rimanere in sella. Negli anni seguenti il rais dovette fare i conti con un regime che iniziava a perdere colpi e a mostrare le crepe. La fame, la povertà e l’arretratezza strangolavano il Paese, il che strideva con lo stile di vita sfarzoso della corte di Hussein. Ma lo stesso nel 2002 il rais volle un referendum con il quale si fece confermare leader dal suo popolo. Saddam era l’unico candidato e il voto era obbligatorio, scontato dire che il dittatore ottenne il cento per cento dei consensi.

Tuttavia, il potere di Saddam Hussein era giunto al tramonto. Di li a breve il capo iracheno fu accusato di non avere adempiuto agli obblighi imposti dalla comunità internazionale in merito al possesso di armi nucleari, chimiche e biologiche. Gli ispettori dell’Onu furono inviati in Iraq. L’arsenale in realtà non venne mai individuato, ma lo stesso, il 19 marzo del 2003, Usa e Gran Bretagna diedero inizio all’operazione ‘Iraqi Freedom’ che aveva come obiettivo quello di porre fine alla dittatura del rais. Anche questa volta la superiorità di americani e inglesi fu schiacciante. Baghdad, dopo gli scontri con i fedayn, cadde il 9 di aprile. Il primo di maggio il presidente degli Stati Uniti George W. Bush annunciò la fine della guerra in Iraq.

Il potere di Saddam Hussein, che nella guerra aveva perso parte della famiglia (i figli Uday e Qusay uccisi a Mossul), era ridotto a quello di un fuggiasco protetto da una resistenza sempre più disperata. Il 13 dicembre del 2003 si arrivò quindi alla cattura nelle campagne di Tikrit. Il processo all’ex dittatore, finito alla sbarra con altri sette gerarchi del suo regime, iniziò il 19 ottobre del 2005 e fu condotto da un tribunale iracheno. Il 5 novembre 2006 Saddam fu condannato a morte per impiccagione, dopo la conferma della Corta di Appello, la sentenza fu eseguita il 30 dicembre del 2006, stessa data della festa del sacrificio, importante ricorrenza islamica.

La decisione per la condanna capitale, così come l’esecuzione filmata sino agli ultimi spasimi terreni del rais, scatenò una scia di polemiche tra i vari Stati e divise il parere dell’opinione pubblica mondiale. Il giorno dopo la morte, il 31 dicembre del 2006, il corpo di Saddam Hussein fu consegnato al capo della tribù alla quale apparteneva. I suoi resti sono stati tumulati nella tomba di famiglia che sorge nel villaggio natale di al-Awaja.

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