mercoledì, 15 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Ayrault e Hollande
promettono riforme
Pubblicato il 30-12-2013


Eliseo_ParigiJean-Marc Ayrault, primo ministro francese, assicura il suo popolo sull’anno che verrà. La Francia è sulla pista giusta per uscire dalla spirale recessiva. Infatti le cifre del mese di novembre confermano l’inversione di tendenza per quanto riguarda la disoccupazione nel quarto trimestre del 2013. Il numero di richieste per l’accesso ai sussidi statali è notevolmente calato.

In una recente intervista, Ayrault, dopo aver ricordato la complessità del sistema fiscale francese, composto da 380 tasse nazionali e locali, insiste sulla necessità di una riforma della fiscalità. Tale riforma si dovrà basare su quattro obiettivi: stabilità; semplicità; giustizia; efficacia (per l’impiego, il lavoro, gli investimenti e i servizi pubblici). Una commissione è già al lavoro e ha il beneplacito dei parlamentari e delle parti sociali.

Come in Italia, anche in Francia una delle voci d’intervento politico riguarda la riduzione della spesa pubblica. Il bilancio del 2014 prevederà un taglio di 14 miliardi, ed entro cinque anni la spesa pubblica dovrà essere ridotta di 50 miliardi. Altro capitolo dell’azione socialista in Francia è la riforma delle pensioni.
L’obiettivo è di assicurare un futuro di solidarietà e di agire per la giustizia sociale fra tutte le generazioni. Il disegno di legge in questione è stato approvato il 18 dicembre scorso presso l’Assemblea Nazionale. Il presidente della repubblica François Hollande ha indicato i nodi fondamentali da sciogliere della riforma pensionistica: parità tra donne e uomini; proteggere i giovani e le carriere a rischio; misure concrete per i mestieri che mettono a rischio la vita e la salute del lavoratore; rafforzare il sistema di distribuzione equa delle pensioni tra i dipendenti e i datori di lavoro. Per un risultato del genere è necessario un graduale aumento dei contributi pensionistici dei singoli dipendenti e delle imprese dello 0,15% nel 2014 e dello 0,3% entro il 2020.

Il primo ministro Ayrault ha evidenziato altri punti su cui intende muoversi: sostenere la crescita con investimenti produttivi e crediti per migliorare la competitività delle imprese; la creazione di posti di lavoro attraverso il potenziamento dei servizi pubblici (istruzione, sanità e assistenza all’infanzia). Aumentare il potere di acquisto dei francesi è possibile solo con la presenza attiva dello Stato, che taglia dove deve tagliare e investe dove deve investire. L’ideale sarebbe, per il Parti Socialiste Français, inasprire la tassa sulla ricchezza e i grandi patrimoni.

Il partito socialista francese e i suoi rappresentanti hanno ben chiaro il tipo di progetto che si intende portare avanti. Un vero programma socialista che però deve confrontarsi con l’Europa dell’austerity e, in particolare, con la Germania della Merkel. La presenza dell’SPD nella compagine governativa tedesca potrebbe rivelarsi fondamentale per allentare i limiti di una ricetta incentrata sul contenimento del debito pubblico. L’unico punto su cui sarebbe opportuno aprire un dibattito è il tema degli interventi militari francesi in Africa visto che il socialismo si prefigge non solo di combattere povertà e miseria ma anche di lottare per la pace e la convivenza tra i popoli.

Le elezioni europee del 2014 saranno un giro di boa per i destini dell’Unione Europea. I partiti socialisti europei, sostenitori del PES, devono collaborare attivamente per delle proposte concrete da portare avanti all’insegna dell’uguaglianza sostanziale e formale dei lavoratori. La disoccupazione e, conseguentemente, la miseria porterebbero alla ribalta movimenti estremisti anti europei e xenofobi.

Manuele Franzoso

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