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Opinioni e commenti
 

Parma, cassonetti radioattivi
Brescia, A4 al cromo
Pubblicato il 27-12-2013


Rifiuti pericolosiA Brescia li seppelliscono sotto l’autostrada, a Parma li buttano nei cassonetti. Storie di inquinamento con rifiuti pericolosi venute alla ribalta negli stessi giorni che danno da pensare anche perché il cattivo esempio non viene dalla ‘terra dei fuochi’, dalla Campania assediata dalla camorra, ma dal civilissimo e moderno Nord.

Nel primo caso l’Arpa (Agenzia regionale protezione ambiente) di Brescia ha scoperto scorie di cromo sotto l’autostrada A4, anzi sotto la terza corsia nel tratto di Castegnato durante i lavori per la costruzione di un sottopasso. Sostanzialmente si sospetta che siano state nascoste nel materiale di riporto utilizzato in fase di costruzione della terza corsia anche scorie industriali, ma non inerti come prevede la legge, bensì altamente tossiche, soprattutto cromo esavalente in una quantità di 1400 volte oltre i limiti di legge (per la falda il limite è di 5 microgrammi/litro).

Dopo la scoperta ci si chiede ora se anche il resto della Serenissima, da Brescia fino a Milano, nasconda sotto l’asfalto analoghe ‘sorprese’. Per saperlo bisognerebbe fare dei carotaggi che la procura competente, quella di Brescia, potrebbe ordinare nei prossimi giorni.

Il timore però è che l’industria del crimine, abbia trovato un modo comodo e ‘sicuro’ per nascondere i rifiuti tossici. Chi va a guardare sotto l’asfalto di un’autostrada?

Comunque il sindaco di Castegnato, Giuseppe Orizio, ha tranquillizzato i concittadini: il cromo non avrebbe raggiunto le falde acquifere del paese: “L’acqua è sicura. Non ci sono tracce di cromo, nonostante il nostro territorio per anni sia stato abusato di discariche illegittime”.

Se a Brescia e dintorni li seppelliscono sotto il manto stradale a Parma e dintorni, qualcuno ha invece pensato di liberarsene molto più semplicemente buttandoli nei cassonetti dell’indifferenziata, solo che qui si tratta di rifiuti radioattivi.
In questo caso la scoperta è avvenuta ai cancelli dell’inceneritore a Ugozzolo, dove i controlli di routine hanno registrato l’improvviso salto degli strumenti e bloccato i cassonetti provenienti da due zone diverse, uno da Torrile e uno dalla città. Se la radiottività naturale di fondo è inferiore agli 0,5 cps (conteggi per secondo di particelle ionizzate), il camion proveniente da Torrile aveva fatto registrare valori 600 volte superiori. Meno grave il caso di Parma città, perché qui il camion aveva un livello di radioattività di ‘sole’ 32 volte superiore alla norma; abbastanza comunque a far scattare il livello di allarme.

Rifiuti di questo genere, spiegano i tecnici, generalmente provengono dagli ospedali, solo che gli ospedali di solito non li gettano nel secchio dell’immondizie. I camion sono ora fermi in un’area sicura in attesa di venire a capo della vicenda, ma intanto è tornata a infiammarsi la polemica sull’inceneritore. Il Comune ha un sindaco del Movimento 5 Stelle, Federico Pizzarotti, che ha vinto le elezioni anche sull’onda di una furibonda battaglia per non farlo costruire. La battaglia è stata peraltro persa perché l’impianto è entrato regolarmente in funzione, ma quanto accaduto promette di fornire nuove munizioni agli oppositori.

“Iren – scrive Parmaquotidiano.info – ha comunicato l’anomalia ad Arpa e Ausl, ma non ha pubblicato i dati sul sistema Monitorem, il portale pubblico dove ogni impresa fonte di emissioni inquinanti significative è tenuta a mettere a disposizione di tutti i dati essenziali” dell’impatto ambientale, così la Provincia ha diffidato Iren “dal proseguire l’esercizio dell’impianto in difformità alle prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale”. È accaduto tutto due settimane fa ma “il Comune non era informato” “Il Comune aggiunge l’assessore all’ambiente Gabriele Folli – riveste competenze in materia di sanità pubblica e non è accettabile che il gestore, di cui peraltro il Comune è socio, non ci informi direttamente di ogni anomalia”. E il Sindaco? Pizzarotti protesta per averlo saputo leggendolo sui giornali. Difficile dargli torto.

Armando Marchio

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