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Opinioni e commenti
 

Alle europee 2014 partiti italiani
“figli di nessuno” e senza parità di genere
Pubblicato il 03-12-2013


Parlamento-Europeo-StrasburgoL’anomalia italiana con i suoi grandi partiti che non appartengono a nessuna delle grandi famiglie politiche europee, è destinata a durare ancora a lungo. Le elezioni europee sono vicine, si vota a maggio, ma l’elettore forse non riuscirà a capire la parentela europea del partito che si accinge a votare. A oggi infatti, con qualche eccezione, come quella del PSI, l’unico partito italiano iscritto formalmente al PSE e l’unico a sostenere esplicitamente la candidatura di Martin Schulz alla presidenza della Commissione europea, i maggiori partiti rappresentati nel Parlamento italiano, dal PD a Forza Italia passando per il Movimento 5 Stelle, continueranno a non dichiarare dove andranno a sedersi nell’emiciclo di Strasburgo.

Una mozione presentata dal segretario del PSI, Riccardo Nencini, sottoscritta da 15 senatori di centrosinistra, tra i quali Buemi, Longo, Mineo, Sposetti, Lumia, Casson che impegnava il governo “a prevedere, anche con proprio provvedimento urgente, il recepimento delle raccomandazioni della Commissione europea sull’indicazione dell’affiliazione europea dei partiti concorrenti alle elezioni europee 2014 nelle schede elettorali” doveva essere votata oggi, ma è rimasta nel cassetto. A decidere per il rinvio sono stati i senatori del PD, di SEL, del NCD e anche del Movimento 5 Stelle. Favorevoli invece a votare subito, gli eletti di Forza Italia.

“La Commissione europea – si leggeva nella mozione presentata dal segretario del PSI – ha chiesto che prima e durante le elezioni i partiti politici nazionali indichino chiaramente a quale partito politico europeo sono affiliati e rendano noto quale candidato sostengono alla presidenza della commissione europea”, ma così, almeno per ora, non sarà. Quanto alla scelta di rinviare, è evidente che nel Partito democratico, soprattutto in questo momento, a prevalere è stato l’imbarazzo. La battaglia delle primarie sul futuro segretario, anche se i tre candidati in lizza hanno tutti dichiarato di volere l’iscrizione al PSE, ha contribuito a paralizzare il PD, diviso come non mai tra le due anime, quella post comunista e quella post democristiana.

“Questa posizione è un elemento di disagio per noi socialisti – spiega il senatore Enrico Buemi – perché viene dichiarata ripetutamente la volontà di appartenenza alla famiglia europea socialista da parte di tutti i candidati alla segreteria, ma poi di fronte a un atto concreto che avvierebbe anche una convergenza politica dei tre soggetti coinvolti, cioè noi del PSI, il PD e SEL, che potrebbero lavorare per una prospettiva socialista in Italia, il PD ancora una volta applica la tattica del rinvio. C’è solo da augurarsi che dietro questa scelta vi sia solo il desiderio che sia il nuovo segretario a pronunciarsi sulla questione. Se fosse così, saremmo ben lieti di attendere ancora, altrimenti saremmo di fronte all’ennesima prova di una decennale tattica dilatoria”.

La legge elettorale per le europee ha comunque bisogno di essere ritoccata per un’altra ottima ragione e cioè perché altrimenti non ci sono garanzie che venga rispettata la parità di genere.

A sollevare la questione sono state tre parlamentari che hanno presentato una specifica proposta di legge che prevede la doppia preferenza di genere alle elezioni europee. “La pdl – ha spiegato Pia Locatelli (PSI) cofirmataria assieme a Enza Bruno Bossio (PD) e Marisa Nicchi (SEL), intervenendo al convegno ‘Se non è paritaria non è democrazia’ – mira non solo a garantire una rappresentanza paritaria nel Parlamento europeo, ma anche a scongiurare il pericolo che vengano presentate liste nelle quali le donne non raggiungano neanche un terzo delle candidature. In pochi sanno, infatti, che le modifiche alla legge elettorale che hanno introdotto l’obbligo di rappresentare in ciascuna lista almeno un terzo dei candidati di sesso diverso erano valide solo per le elezioni del 2004 e del 2009 e quindi non per la prossima tornata elettorale. Da qui la necessità di intervenire subito, prevedendo nella composizione della lista che nessuno dei due generi possa essere rappresentato per più dei due terzi, che le elettrici e gli elettori possano esprimere due preferenze e soprattutto che una delle due debba necessariamente appartenere ad un candidato di genere diverso, pena la cancellazione della seconda preferenza”.

Redazione

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Commenti all'articolo
  1. Si tolga anche lo sbarramento esistente, che risponde solamente ad una anomalia italiana di voler imporre il bipartitismo per legge. Si prenda atto che questa linea sciagurata è fallita, lasciando molte macerie politiche sul campo e la sconfitta delle forze progressiste.

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