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Opinioni e commenti
 

Ancora su Craxi e Berlusconi
Pubblicato il 14-12-2013


Ce l’ha fatta Stefania a riportare il pensiero all’analogia tra Craxi e Berlusconi. Durante la presentazione del libro sul grande leader socialista scritto da Niccolò Amato, prima direttore generale delle carceri e poi avvocato difensore di Craxi, si sono alzate grida manzoniane di Brunetta e dello stesso Berlusconi contro la duplice persecuzione giudiziaria. E naturalmente quest’ultimo si è presentato nelle vesti del nuovo Craxi, anch’egli osteggiato e ingiustamente condannato dalla magistratura. Anzi il cavaliere s’è offerto nelle vesti di un Craxi più coraggioso perché, ha annunciato, diversamente dall’amico Bettino, ha scelto di non andare in esilio. Dunque l’equiparazione è stata giocata tutta a vantaggio di Berlusconi, più orgoglioso e deciso a combattere in patria la sua battaglia per la libertà e per la verità.

Intendiamoci, non siamo certo noi a difendere l’operato di una magistratura italiana che ha spesso scambiato il suo ruolo con quello di una forza politica, organizzata come centro di potere, divisa in veri e propri partiti, senza alcuna separazione tra funzione e carriera inquirente e giudicante e abituata all’uso spesso illegittimo del carcere preventivo. Noi siamo schierati con i radicali per una giustizia diversa, per una giustizia giusta. Resta tuttavia il fatto che il paragone dei due casi risulti piuttosto ardito e per noi anche inaccettabile. Berlusconi è stato condannato per reati compiuti da imprenditore, da uomo d’affari, il più ricco tra gli italiani, Craxi per reati tutti collegati al finanziamento illecito ai partiti. Bettino era un uomo politico, a capo di un partito che non riceveva risorse né da Est né da Ovest. La sua missione non era quella di far soldi, ma di far grande il suo partito. Ammise di essere colpevole, come lo erano tutti gli altri, di finanziamento illegittimo alla politica, mentre Berlusconi annuncia la sua innocenza a fronte di reati quali l’evasione e la truffa fiscale che nulla c’entrano con la politica. La differenza è evidente.

Anche sul piano politico non ci può essere comparazione. Craxi era vice presidente dell’Internazionale socialista e Berlusconi esponente del Partito popolare europeo, e neppure sempre gradito. E poi non possiamo dimenticarci che Berlusconi garantista lo è diventato quando si è trattato di difendere se stesso, mentre in una prima fase, quando si trattava di difendere Craxi, appoggiò con le sue televisioni l’operazione Mani pulite e chiese a Di Pietro di diventare ministro del suo primo governo. Parlai con Craxi e lo andai a trovare ad Hammamet in quei giorni trovandolo parecchio irritato col suo vecchio amico. Mi fermo qui. Ho troppo amore per la nostra storia e per quella di Bettino Craxi, che ho seguito fin da quando era a capo di una piccola componente di minoranza del PSI, per dover giustificare l’esistenza di ulteriori differenze tra i due.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Direttore,
    sono d’accordo sulle diversità tra Craxi e Berlusconi: al di là delle vicende di quest’ultimo, non è questo il metodo per inquadrare correttamente quelle che riguardano il defunto Presidente del Consiglio e difenderne la memoria.
    Piuttosto, ritengo che sarebbe di vitale importanza per il socialismo liberale e più in generale per la purezza della nostra democrazia portare avanti una campagna di verità che non nasconda affatto le ombre che incombevano sul PSI e che non si limiti neanche ad illustrarne i meriti. Invece, sarebbe auspicabile che una siffatta operazione si muovesse proprio nel solco tracciato dal Presidente Craxi nel suo discorso del 29 aprile 1993 andando ad indagare sulle eventuali ombre della politica in generale.
    Sicuramente, il Paese ha vissuto momenti gloriosi e la nostra storia passa anche per l’Eni di Enrico Mattei, per il Congresso di Trento della Democrazia Cristiana, per Sereno Freato e per la realizzazione di importanti metropolitane anche in città come Milano e Napoli. Ma ai giornalisti, di questa storia, spetta anche l’onere di individuarne i capitoli critici e di difendere la verità delle proprie tesi.
    Del resto, sarebbe bello se la politica crescesse un po’ e la smettesse di affidarsi a vuoti proclami e santini di personaggi (mi riferisco a quelli politici) che non sono mai esistiti: in un Paese ancora un po’ fideista ed emotivo come il nostro, questo sarebbe anche un lavoro per costruire una società più adulta.
    Un caro saluto,
    Stefano Bini

  2. Bravo direttore! Ormai, sull’ argomento, non c’ è più sordo di chi non vuol sentire. Le differenze sono abissali e per quanto riguarda i carnefici, noi, ne abbiamo avuti di tutte le parti, ma il cav. è stato, purtroppo, uno di quelli di Bettino nel 1992-93-94. E questi sono gli anni in cui andava difeso e non dopo averlo fatto fuori per tenersi i suoi voti.

  3. Bene Direttore, codivido totalmente il tuo pensiero.
    Non comprendo e non condivido il modo con il quale Stefania si presta ad assimilare suo padre a Berlusconi.
    Ho avuto modo di dirglierlo personalmente in occasione di una iniziativa promossa da Forza Italia per commemorare Bettino Craxi, mi rispose che i Socialisti lo avevano tradito.
    Sarebbe ora di fare chiarezza su tutta la vicenda.

  4. Stefania dovrebbe ricordare che è una dipendente di Berlusconi, magari è ininfluente magari la rende meno lucida e inconsapevole di quanto chiaramente spiegato da Mauro Del Bue. Francesco

  5. Su Craxi ho un dubbio enorme. O ne parliamo o no. Se ne parliamo allora facciamolo come si deve. Insomma, per me Craxi è il punto di svolta non ancora chiarito. Il PSI fa finta di nulla, ok. Stefania invece insiste e si porta dietro Silvio che ci trova una sponda ai suoi guai.
    Il PSI deve parlare o no di Craxi? La questione morale sollevata da Craxi, altro che Berlinguer, deve essere urlata o taciuta? A mio avviso la deriva moralista giustizialista presa nel 93 dalla sinistra italiana è la causa della situazione della sinistra di oggi e dell’Italia. Ma questo è arcinoto ai socialisti. Puo’ anche essere un argomento per far rinascere il PSI o no? Lo so, Gianni ci ha provato, e non è riuscito. Forse i tempi non sono maturi (e che palle..) pero’ se non i socialisti, chi?

  6. Caro Direttore,
    Craxi era alto di statura mentre Berlusconi non lo è.
    A forza di cercare , però, c’è un punto che accomuna le due vicende. C’è che entrambi, leaders politici di forze di governo, sono stati eliminati dalla scena politica per via giudiziaria con l’amplificazione mediatica.
    Senza scomodare tesi complottiste, basta constatare che in entrambi i casi i governi del giorno dopo sono e sono stati espressione della minoranza del Paese.
    Lo sono in permanenza dal ’93, da quando minoranze più o meno consistenti gareggiano per avere surrettiziamente, grazie a leggi elettorali insensate, la maggioranza assoluta per governare.
    Così, in Italia vi è meno democrazia rappresentativa di prima dei fatti del ’93.
    Più che sulle differenze, il paragone Craxi – Berlusconi fa riflettere sulle comuni minacce alla democrazia.

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