giovedì, 24 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Gli anni ’70 in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma
Pubblicato il 17-12-2013


Anni-’70-Arte-a-Roma-Palazzo-EsposizioniNo, il dibattito no! diceva Nanni Moretti in “Io sono un autarchico”. Sì, il dibattito sì! controbatte Anni ’70. Arte a Roma, la mostra che il Palazzo delle Esposizioni ospita dal 17 dicembre 2013 al 2 marzo 2014. Il fil rouge che tiene unite le oltre 200 opere esposte è proprio il dibattito. Quel confronto presente negli anni ’70, spesso dimenticato e tenuto all’ombra delle più ingombranti figure della paura e della violenza. Parole con cui viene facilmente etichettato questo decennio. 

Anni ’70. Arte a Roma gioca il suo fascino proprio in questa dicotomia, tutta la mostra ha una lettura parallela che accompagna il visitatore lungo il percorso che si snoda dalla Rotonda, la sala inziale, agli ultimi ambienti (Fenomeno, Labirinto, Politica, Racconto). Roma in quegli anni è la terra fertile della cultura (Argan era sindaco) e della comunicazione. Nasce l’Estate Romana, la cultura diventa strumento di rigenerazione, ricorda l’Assessore alla Cultura di Roma Flavia Barca, aggiungendo che è necessario liberare e sostenere i talenti per uscire dalla crisi, allora come oggi.

Da una parte, quindi, il decennio dei conflitti, dall’altra quello del dialogo culturale. Due facce raccontate da 100 artisti nazionali e internazionali. La mostra è leggera e piacevole, e allo stesso tempo didattica e didascalica, si può passeggiare tra le sale e avere la possibilità di ammirare gli artisti più famosi di quegli anni. Avere in un colpo d’occhio una visione d’insieme dall’Arte Povera agli artisti della scuola romana, dall’Arte Concettuale al Postminimalismo e molto altro.

Il tutto accompagnato da documentazione dell’epoca, ricostruzioni delle mostre e curiosità. Le sale sono divise per aree e non per temi, come precisa la curatrice Daniela Lancioni. A partire dalla Rotonda le opere sono raccolte intorno a quattro nuclei di senso, un senso che trova un significato non assegnato a priori ma esperibile al momento. Un senso che scaturisce dalla riflessione, una vista d’insieme che non rinuncia a formulare un’ipotesi interpretativa […], ma che invita […] al confronto dialettico (Lancioni).

Dopo il nucleo iniziale della Rotonda, accompagnato da una serie di fotografie (Abate, Mulas, Piersanti e altri) che documentano quattro mostre individuate come le più importanti di quegli anni a Roma, il percorso prosegue in due direzioni. Il visitatore può scegliere quale prendere, non c’è un percorso stabilito. Questo per sottolineare l’invito al dialogo, ci si può “perdere” e trovare il proprio filo d’Arianna, il proprio senso della mostra.

Si può andare a sinistra e imbattersi ne La carne e l’immaginario (tra cui Burri, De Chirico, De Dominicis, Kounellis, Ontani), Il doppio (Chia, Pistoletto, Pisani, Mariani e altri) e L’altro (Mambor, La Rocca, De Filippi, Zaza e non solo). In queste sale sono la vita quotidiana e le relazioni tra le persone a tessere la trama del racconto. Oppure si può scegliere il percorso di destra con Il disegno e la scultura (Boetti, LeWitt, Melotti, Penone e altri) Sistema (tra cui Accardi, Capogrossi, Carrino) e Il linguaggio (con Mauri, Notargiacomo, Agnetti e altri) dove la riflessione è incentrata sul linguaggio dell’arte.

Il percorso prosegue con Tutto, La Rivoluzione siamo noi, Fenomeno, Labirinto, Politica e Racconto in un susseguirsi di grandi nomi (solo per citarne alcuni Schifano, Mattiacci, Gilbert & George, Mochetti, Vaccari, Woodman, Turcato). Tra i molti spunti raccolti colpiscono i tre video (Quartieri popolari di Roma, Carcere in Italia, Policlinico in lotta) di Anna Lajolo, Guido Lombardi e Alfredo Leonardi per i temi trattati, ancora così attuali.

Valentina Correr

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