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Opinioni e commenti
 

Nencini: Renzi può fare la differenza
Pubblicato il 09-12-2013


Renzi-Pd-Nencini

Nel pomeriggio, dopo rottamato la vecchia segreteria, Guglielmo Epifani compreso, e inaugurato la nuova, per il neo segretario del PD, Matteo Renzi primo a faccia a faccia, col presidente del consiglio, Enrico Letta. Tutti i nodi passano infatti per Palazzo Chigi, perché se è vero che Renzi vuole cambiare davvero, tutto passa per il governo perché qualunque riforma ha bisogno di una maggioranza che se non dovesse coincidere con quella che sostiene Letta, inevitabilmente porterebbe a una crisi politica.

Il Sindaco di Firenze ha da tempo deciso di cavalcare la tigre dello scontento popolare, anche per recuperare i consensi fuggiti nelle braccia di Grillo, sposando due cause molto popolari: i costi della politica e la legge elettorale, promettendo novità in tempi brevissimi. Renzi è consapevole che ora deve portare a casa qualcosa: “Lo so che l’inizio è decisivo. Ho due mesi per imporre un segno, far capire che non scherzavamo e vedere soprattutto se riusciamo a fare questa benedetta legge elettorale”. Dunque ha bisogno di fare delle alleanze e così alleati e oppositori lo aspettano al varco.

Il primo è Berlusconi. A parlare per lui il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta. “Renzi, Berlusconi e Grillo vogliono una nuova legge elettorale bipolare, maggioritaria. Sono oltre il 75% dell’elettorato. Con loro una nuova legge elettorale si può fare in una settimana, e poi tutti al voto a maggio dell’anno prossimo, assieme alle elezioni europee in un solo giorno, in un’election day”.

Sbaraccare il governo e andare al voto a maggio solo per far contento Berlusconi e Grillo (e Renzi) non è una prospettiva allettante per l’appena nato NCD, il nuovo centrodestra dei diversamente berlusconiani. Il suo leader, Angelino Alfano, non rifiuta l’idea di modificare la legge elettorale , ma le elezioni le vede un anno più in là. “Si potrà tornare alle urne nella primavera del 2015, con una nuova legge elettorale, istituzioni cambiate e situazione economica speriamo migliorata”.

E quale sarà l’atteggiamento del neosegretario del PD verso i socialisti? “Mi auguro dice Bobo Craxi – che egli possa continuare a dialogare con l’area politica che, seppur minoritaria, rappresenta l’appendice, storica e presente, del socialismo riformista italiano ed europeo. È vitale, per la sinistra italiana e per il Paese, mostrare un carattere plurale, nel segno di un reale rinnovamento politico all’altezza delle sfide che pone il nostro tempo”.

“Sì – ci spiega il segretario del PSI, Riccardo Nencini – Renzi la differenza la può fare, se non altro in termini generazionali e di provenienza politica. Ma la può fare davvero se interpreta in maniera eretica nuove soluzioni ai nuovi problemi delle società contemporanea”.

Per le primarie sono andati a votare poco meno di tre milioni di elettori. Il PD è bravissimo a vincere le primarie, a galvanizzare una parte del suo elettorato, poi però alle elezioni è un’altra, cosa come insegnano le lezioni del passato. Renzi ha ottenuto la segreteria ma adesso deve dimostrare cosa sa fare. “I nodi che deve sciogliere sono quelli che abbiano definito al Congresso di Venezia: la povertà di ritorno, il rapporto tra migranti e sicurezza e come si finanzia lo stato sociale con la crisi economica che costringe a tagliare la spesa pubblica. Hic Rhodus, hic salta”.

Ma anche Renzi come Veltroni pensa a un PD autosufficiente? “Renzi è decisamente più realista del suo predecessore alla segreteria del PD. Non credo che ripeterà lo stesso errore che fece Veltroni. Certo poi tutto dipende anche dalla legge elettorale perché Veltroni pensava di utilizzare a suo vantaggio il ‘porcellum’ che assegnava il premio di maggioranza senza soglia non solo alla coalizione più forte, ma pure al primo arrivato. Se andiamo a rileggere la storia recente, dal 1994 fino ai giorni nostri, vediamo che molto dipende da come funziona il sistema politico, cioè dalla alleanze che si riescono a mettere in campo. In questi due decenni abbiamo avuto due leggi elettorali molto diverse, ma chi ha vinto con entrambe le leggi lo ha potuto fare in virtù del sistema di alleanze che ha saputo costruire”.

Abbiamo tutti detto che il porcellum faceva schifo ed era da cambiare, ma fino a oggi nessuno ha saputo neppure immaginare una maggioranza parlamentare decente per cambiare la legge elettorale. Giustamente Renzi la mette al primo punto anche perché vuole andare a votare e pensa di poter prendere il posto di Letta. Ma con quale maggioranza pensa di riuscirci? Con Berlusconi e Grillo? “La legge elettorale è un pilastro portante nell’edificio politico-istituzionale di qualunque democrazia parlamentare e perché possa funzionare al meglio deve essere scritta con maggioranze le più larghe possibili. Stiamo parlando infatti delle regole di base che riguardano tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di minoranza. La sensazione è però che né Berlusconi né Grillo abbiano voglia di mettere mano al ‘porcellum’ e quindi ci dobbiamo acconciare a modificare la legge con una maggioranza più ristretta di quella che sarebbe auspicabile”.

Si deve partire dall’assemblea di Montecitorio o di Palazzo Madama? “La riforma della legge elettorale è stata incardinata al Senato e lì deve restare anche perché ha poco senso varare una riforma alla Camera con una certa maggioranza che poi può non esserci al Senato dove il PD non ha i numeri per imporre la sua linea. Il fatto è che fino a ieri il problema era anche nel PD stesso, dove le proposte di modifica erano più di una. Ma oggi c’è Renzi e questo può aiutare a chiarire la posizione del suo partito. Certo i tempi non possono essere quelli fulminei di cui lui ci parla. Quanto alle riforme istituzionali, visto che Renzi parla di abolizione del bicameralismo, ad esempio, il governo di ‘larghe intese’ avrebbe consentito di bypassare l’ostacolo dell’art. 138, garantendo maggioranze molto larghe nelle due Camere, ma le ‘larghe intese’ non ci sono più e al Senato la maggioranza si regge su sette voti di scarto. Comunque si voglia procedere, non si possono tagliare i tempi che prevede la Carta Costituzionale e dunque mi pare difficile riuscirci in meno di un anno e mezzo”.

Dunque? “Dunque piuttosto penserei a un’Assemblea costituente. È la nostra proposta da tempo. La Costituente avrebbe anche il vantaggio di separare il destino del governo da quello delle riforme istituzionali e perciò anche della riforma elettorale. La si potrebbe eleggere entro pochi mesi e i tempi non sarebbero più lunghi di quelli del Parlamento, col vantaggio di sminare il terreno e di fare delle riforme con una base di consenso più fedele alla realtà del corpo elettorale visto che queste Camere sono state elette col ‘porcellum’”.

E sul piano dell’iniziativa di governo? “I socialisti propongono alle altre forze politiche un terreno su cui confrontarsi e i temi sono quelli del Congresso di Venezia, a iniziare dal rapporto tra immigrati e sicurezza. Ecco, comincerei col dire che va bene proporre lo ‘ius soli’, ma limitandolo ai figli dei genitori che sono residenti in Italia da almeno 5 anni; altrimenti questo Paese diventa un Bengodi. Secondo, la questione delle libertà individuali degli immigrati che sono in Italia e sono in regola con le leggi sull’immigrazione. Lo Stato dovrebbe intervenire decisamente, e anche pesantemente, per regolare i diritti di appartenenza che non possono confliggere con quelli individuali e di libertà. Mi spiego: se sono un cittadino somalo residente in Italia non posso pretendere di fare infibulare mia figlia. Così se sono pakistano, non posso organizzare il matrimonio di mia figlia dodicenne con un concittadino che lei non ha neppure mai visto e che ha trent’anni di più. Questi sono diritti di appartenenza su cui la sinistra italiana ha avuto sovente un atteggiamento ambiguo, permissivo, confondendoli col multiculturalismo e barattandoli con i diritti individuali, che invece devono sempre venire prima. Un altro punto è la questione dell’amnistia. Abbiamo un problema urgente da risolvere perché lo stato delle nostre carceri, in alcuni casi, è letteralmente vergognoso e comunque sono sovraffollate oltre ogni limite. Diciamo dunque sì all’amnistia, ma a certe condizioni. Dobbiamo, per esempio, legare la scarcerazione al soddisfacimento di un dovere civico, a un impegno di lavoro per il bene comune. A certe condizioni si può trasformare la pena detentiva in lavoro al servizio della collettività. E ancora la questione dell’Europa. Quella che a noi interessa è l’Europa politica. La moneta da sola non ci ha fatto fare passi avanti sulla costruzione dell’Europa federale e se ci mettiamo anche il fallimento della Carta costituzionale europea, il guaio è completo. Oggi ci troviamo con un’Europa germanocentrica, con una ‘grosse koalition’ tra CDU-CDU e SPD, che ha bocciato gli eurobond. Questo non va bene e l’Italia non può permetterselo anche perché siamo alla vigilia dell’entrata in vigore della clausola del Fiscal compact che obbliga tutti i Paesi con un debito superiore al 60% del PIL, a rientrare entro quella soglia entro venti anni, a una velocità di un ventesimo l’anno, cioè a tagli da 30, 40 miliardi di euro l’anno. I conti devono stare a posto, ma non distruggendo i Paesi membri”.

Il PSI dopo il Congresso… “Al Congresso abbiamo raggiunto di fatto l’unità del partito. Questo ci consente di operare un forte rinnovamento dei gruppi dirigenti a tutti i livelli, non solo nazionale. C’è la coesione sufficiente per affrontare il nuovo ciclo politico che si sta aprendo. Il congresso ha avuto il riconoscimento dei più alti rappresentanti delle Istituzioni, dal Quirinale al governo, alle Camere. E non è stato un riconoscimento postumo, a una bella storia, ma la valorizzazione del nostro ruolo, di ciò che possiamo fare e rappresentare in futuro”.

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Renzi ci voleva!
    Certo che usa la tecnica dello spettacolo, come è uno spettacolo la segreteria di dodici ragazzi e ragazze. Letta non è stupido e sa benissimo che, se farà un patto di ferro col nuovo segretario e, soprattutto, se riuscirà a far prendere all’Italia il treno dello sviluppo, potrà correre per la Presidenza della Repubblica. Spero di non sbagliarmi. Lo spero per tutti noi, per i nostri figli e per i nostri nipoti e anche per l’Europa che ha bisogno di un’Italia forte. Sono convinto che ci sarà anche il riconoscimento per il ruolo dei socialisti. Meriti e bisogni sono ormai diventati l’argomento ricorrente di ogni discorso di Matteo Renzi.

  2. Un forte rinnovamento è necessario sopratutto per Regioni come la Lombardia dove la rassegnazione e l’immobilismo sono diventati il modo di fare politica, conta solo il posto per me e poi tutto finisce.

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