mercoledì, 26 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Commedia teatrale semiseria sui danni del berlusconismo
Pubblicato il 09-12-2013


maurizio-micheli-aldo-ralli-teatro-della-cometaTorna in scena l’opera teatrale, “Anche nelle migliori famiglie”, interpretata da Gino (Maurizio Micheli) e Paolo (Paolo Gattini), ospitata al teatro Manzoni di Roma, fino al 22 dicembre. I protagonisti sono due amici di vecchia data alla soglia dei sessanta, uomini apparentemente agli antipodi, ma padri molto simili. Gino si nasconde dietro, e non dentro, la sua realtà fatta di filmografia improponibile dello Sri Lanka, passione per il golf e per i viaggi in paesini italiani. Vorrebbe osare, lacerare quel velo di Maya oltre al quale c’è una realtà mai conosciuta, ma è veramente migliore di quella che sta vivendo? Una realtà in cui sguazza Paolo, che vende auto usate, storpia qualsiasi citazione e si crede un tombeur de femme, ma peccato che paghi chi gli scalda il letto. 

Proprio in una serata all’insegna del bunga bunga, Gino scopre che sua figlia Annamaria, la sua adorata Annamaria, non solo non ha sostenuto l’esame di anatomia, ma non si è proprio iscritta all’università, perché da tempo collabora con un’agenzia di escort come “assistente sociale”. Così ama definirsi la “bambina”, felice di aiutare il prossimo.

Se Gino deve combattere la vergogna di sentirsi chiamare papà da chi avrebbe dovuto tenergli compagnia sotto le lenzuola, Paolo si confronta poco e male con il figlio Walter, che oltre a non essere più “Walterino”, è incastrato tra l’età adolescenziale e i “falsi miti di progresso” targati black bloc, il blocco nero della guerriglia metropolitana.

Verrebbe da dire che anche i figli siano in due dimensioni diametralmente opposte, in realtà sono solo il retaggio di un ventennio becero e populista che ci lascia addosso il suo imprinting, insegnandoci che l’importante è essere belli e essere contro il sistema, la società, il prossimo, poco importa cosa. È molto più facile agire e farlo “alla grande”, parlare e confrontarsi sono passatempi da radical chic con la Mercedes.

I giovani esteti non si pongono la domanda di salvare il mondo ma solo di salvaguardarlo, i giovani “contro”provano a cambiarlo con futili operazioni di cosmesi, che non fanno altro che assicurarne lo status quo. Nella notte buia di idee, valori, emozioni che il berlusconismo ci ha tramandato, Annamaria e Walter, promessi sposi, sono lucciole che librano indicandoci la via o civette immobili che si mimetizzano nell’oscurità? Difficile dare la risposta anche per l’autore stesso.

Silvia Anela

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