domenica, 20 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Così parlò Napolitano
Pubblicato il 31-12-2013


Ha cominciato con alcune lettere di disoccupati, di esodati, di impreditori, di giovani in cerca di lavoro. Poi, nel suo messaggio, Napolitano ha tracciato un bilancio preoccupato, ma non disperato, della situazione economica e sociale del Paese. Ha parlato di un’Italia che ha il coraggio di innovare, di accettare le sfide, di competere, di una ripresa necessaria, di uno sviluppo accompagnato da equità. Ha allargato il discorso alla situazione internazionale, alle missioni di pace, ai nostri militari, ai Marò. Ha voluto citare i disastri ambientali, la terra dei fuochi, la questione delle carceri. Ha voluto insistere sul ruolo centrale del Parlamento, sulla necessità di riformare il procedimento legislativo, ma anche, ovviamente, sulla riforma elettorale che è divenuta urgente e necessaria a seguito della sentenza della Corte. Ha affermato che serve un governo che abbia “continuità”, spezzando una lancia a favore di Letta.

Il presidente Napolitano ha tenuto per ultime le questioni relative alle polemiche sul suo ruolo. Ha voluto citare lo spirito “distruttivo” di certe posizioni. E poi si è dilungato sulla questione più attesa. E cioè sul cosiddetto travalicamento del suo potere. Lo ha definito “assurdo strapotere”, ricordando il motivo per cui, dopo aver esaurito il suo settennato, è stato richiamano in servizio. Lo ha fatto per evitare “la paralisi istituzionale”. Ma Napolitano ha sottolineato di averlo fatto per “il tempo necessario”. Non un minuto di più. Quando venne rieletto il Parlamento non era in condizione di eleggere un altro presidente. E adesso il presidente ha dichiarato che resterà al suo posto solo il tempo necessario e fino a quando le sue forze glielo consentiranno. Un discorso di alto profilo. Napolitano si è mostrato ancora una volta come il baluardo della nostra democrazia.

Le prime dichiarazioni paiono piuttosto scontate. Stonano quelle del solito Brunetta che ha parlato di “uomo solo” al comando, di un Parlamento da sciogliere subito perché delegittimato dalla sentenza della Corte, di uno spreed che è solo speculazione internazionale. Ha tuonato in contemporanea anche il solito Grillo in streaming. Avrà usato le solite frasi, gli improperi e le richieste di dimissioni. Noi non lo abbiamo ascoltato perché pensiamo che il presidente della Repubblica abbia più titolo di parlare agli italiani nel nome dell’unità nazionale, ma anche perché abbiamo rifiutato l’invito a spegnere la televisione, all’appello davvero inusuale e irrispettoso, che mai si era verificato nella storia d’Italia, nemmeno ai tempi della guerra fredda. Un altro preoccupante segnale della crisi politica italiana.

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Commenti all'articolo
  1. Se mai Napolitano va oltre il potere conferitogli dalla Costituzione (ammesso che ciò accada) non fa che esercitare un ruolo di supplenza alla politica, incapace di eleggere un Presidente della Repubblica, inetta di fronte a una legge elettorale che la magistratura dichiara incostituzionale.

  2. Mi congratulo con te Direttore per il commento, riassunto, del discorso di Napolitano che anche a me è piacuto perchè realistico e privo di ogni demagia da vero uomo di stato. Tralascio i discorsi di Brunetta e Berlusconi perchè quelli mi preoccupano molto, per il fatto che loro sicuramente, come da dichiarazioni, se avessero il potere pieno con la maggioranza assoluta, occuperebbero tutte le istituzioni con l’idea di un liberismo sfrenato contro una sinistra che vuole, con la redistribuzione della ricchezza, rubare ai ricchi ciò che hanno guadagnato onestamente e i poveri che non hanno capacità che si arrangino.

  3. ottima sintesi del discorso di Napolitano, ma per capire quanta gente “malata” ci sia in giro basta leggere i commenti volgari che si trovano oggi in rete sul discorso di fine anno ….Renzi se ha a cuore il bene dell’Italia dica a Letta di darsi una mossa….

  4. Viene da più parti predicata la politica del fare anche da chi, e non è il caso di pronunciarne il nome, è stato per più di 7 anni presidente del consiglio. Ma fare cosa? Nessuno indica un progetto e tutti si limitano a richiamare i vincoli finanziari. E’ possibile costruire tale progetto che, deve assolutamente, nella sua prima fase, razionalizzare il nostro sistema produttivo, utilizzando anche le poche risorse? Mi permetto di rispondere con un si. Per raggiungere tale obbiettivo occorre un progetto politico, e uso un termine “socialista” la programmazione economica. Oggi su Rai 24, il prof Giuseppe Berta, nel commentare le realizzazioni della Fiat in America, richiamava che la fiat di Termine Imerese, pur essendo un centro produttivo efficiente, con il vuoto siciliano delle infrastrutture, ha costi di trasporto delle produzioni incompatibili. L’accordo e il documento di programmazione economica, del primo centro sinistra, che si poneva della razionalità del nostro sistema, fu battezzato come massimalista e drasticamente ridimensionato. Ogni giorno, di fronte ai problemi del paese, riemerge l’attualità del pensiero di Riccardo Lombardi.

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