mercoledì, 22 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Europa, il PD si spacca
sull’aborto sicuro
Pubblicato il 11-12-2013


Aborto_Yo_decidoL’aborto sicuro non è un diritto. Questo quanto ha decretato martedì scorso, nel quasi totale silenzio dei media (siamo tutti europeisti ma quanto avviene a Strasburgo resta per lo più un mistero), la plenaria del Parlamento europeo, bocciando per sette voti la risoluzione sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi, presentata dalla socialista portoghese Edite Estrela, in cui si chiedevano tra l’altro “servizi di qualità per l’aborto legali, sicuri e accessibili a tutti” e “regolamentazione e monitoraggio” della obiezione di coscienza, esprimendo preoccupazione perché i medici sono “costretti” a praticarla nelle cliniche religiose.

Una risoluzione che non aveva alcun valore giuridico e obbligatorio per gli Stati membri, già approvata in commissione Diritti delle Donne e che avrebbe dovuto trovare lo scontato appoggio di gran parte dell’Assemblea. E invece, grazie a una splendida alleanza tra la maggioranza PPE, Conservatori inglesi, nazisti, Front national e liberali di destra e i ‘cattolici’ del PD che si sono astenuti, il testo è stato definitivamente archiviato.

Sono venuti dunque a mancare non i prevedibili voti delle destre, ma proprio quelli del gruppo dei Socialisti e Democratici che ha rivisto l’eterna spaccatura interna alle due anime del PD, con Patrizia Toia, Silvia Costa, Mario Pirillo, Franco Frigo, Vittorio Prodi e il presidente del Gruppo David Sassoli che astenendosi hanno di fatto bocciato un testo che mirava a un’armonizzazione della legislazione per l’interruzione della gravidanza all’interno degli Stati membri, chiedeva garanzie di non perseguibilità per i medici e sanitari che praticano l’aborto e proponeva di “attuare politiche e misure atte a prevenire il ricorso all’aborto per ragioni sociali ed economiche e a sostenere le madri in difficoltà”.

“Un testo troppo radicale, sul quale non si è voluta cercare una maggioranza”, si giustificano le eurodeputate Costa e Toia. La realtà è che non ce ne era tempo. Il testo, essendo ormai a fine legislatura rischiava di non essere neanche esaminato e la stessa relatrice, resasi conto che alcune cose non sarebbero mai passate ha limato i nodi più controversi eliminandoli, come ad esempio la parte volta ad agevolare l’inseminazione artificiale nelle coppie omosessuali. Non è stato sufficiente. È passato un altro testo, totalmente innocuo e privo di contenuti, sul quale la Estrela, deplorando la “ipocrisia e l’oscurantismo” dell’aula e affermando di essere certa che gli elettori avrebbero ricordato questa vergognosa votazione, ha levato la firma sommersa da ‘buu’ e fischi.

“L’esercizio dell’obiezione di coscienza non deve mettere in discussione la prestazione del servizio dell’IVG, costringendo le donne a mendicare il proprio diritto ad interrompere, in sicurezza e legalità, una gravidanza non voluta, come avviene ancora in molti paesi d’Europa, compresa l’Italia – ha commentato la deputata socialista Pia Locatelli – Per questo l’approvazione della risoluzione era un gesto simbolico importante. Voleva dire: noi siamo qui, non torniamo indietro, non abbassiamo la guardia e ci batteremo sempre perché il diritto alla salute delle donne non venga calpestato”.

Il voto sulla risoluzione si è, dunque, trasformato in una battaglia tra anti abortisti e abortisti, tra cattolici e laici con la sconfitta dei secondi. Un brutto segnale che si allinea con quanto sta avvenendo nei singoli Paesi europei, dalla Spagna che vuole eliminare le facilitazioni all’interruzione volontaria di gravidanza introdotte da Zapatero, all’Italia dove l’obiezione di coscienza riguarda mediamente ben sette medici su dieci, all’Irlanda o la Polonia che hanno una legislazione fortemente limitativa.

Un brutto segnale che si affianca alle varie proposte popolari che si stanno moltiplicando nei vari Paesi membri a sostegno del diritto alla vita dei feti, o a iniziative a dir poco discutibili, come quella approvata appena un mese fa, dal sindaco di Firenze, ora segretario del PD, sul cimiterino dei feti.

Un brutto segnale sul quale il PD dovrebbe fare chiarezza, soprattutto alla vigilia di un voto europeo, e prendere, su alcuni temi, una posizione certa e univoca una volta per tutte. Qualunque sia, purché gli elettori lo sappiano.

Cecilia Sanmarco

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