martedì, 21 agosto 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

FIAT compra CHRYSLER
Un affare anche per noi?
Pubblicato il 24-12-2013


FIAT-Chrysler-MarchionneL’annuncio dell’acquisizione di Fiat del 100% della Chrysler, attraverso l’accordo con il fondo pensione Veba del sindacato americano dei lavoratori dell’auto (UAW), ha fatto schizzare il titolo a Piazza Affari, segnando un più 16%. Il mercato dei capitali dunque, ha apprezzato che si sia finalmente arrivati a un accordo, circostanza che sino ad un mese fa non era scontata e che la Casa del Lingotto abbia definito l’operazione senza dovere ricorrere ad aumenti di capitale; e, inoltre, che il prezzo concordato sia al di sotto di quello previsto e della stessa offerta iniziale della Fiat.

Dal punto di vista industriale, l’accordo consente alla Fiat di contare sempre meno sul depresso mercato automobilistico europeo (e su quello italiano ormai esangue) e di aumentare la proprie possibilità di penetrazione in quello statunitense, dove soprattutto le Jeep della Chrysler mostrano di essere destinatarie della ripresa dei consumi, sostenuta dalla Federal Reserve con massicce iniezioni di liquidità.

Sin a qui le luci, con le dichiarazioni entusiastiche di quei sindacati, Cisl e Uil in primo luogo, che avevano sostenuto dal 2009 ad oggi la logica degli accordi “separati”, senza la Fiom-Cgil (con un grave vulnus al nostro sistema di relazioni industriali e allo stesso diritto sindacale, come sancito dalla Corte Costituzionale), e del governo, scontando, però, le perplessità di Confindustria, che con una dichiarazione del suo presidente Squinzi, ha rilevato l’esigenza che il Gruppo Fiat rimanga in Italia e non diventi “americano”.

Non mancano, infatti, le ombre sull’intesa tra la Fiat e il colosso di Detroit, a partire della complessa operazione finanziaria, che vedrà la società guidata dal manager italiano (con residenza in Svizzera) acquisire il 41,5% del capitale di Chrysler non ancora detenuto poiché in mano a Veba, al prezzo di 3,65 miliardi di dollari (pari a circa 2,7 miliardi di euro). Tale cifra sarà suddivisa in un’erogazione straordinaria che la casa automobilistica di Auburn Hills pagherà a tutti i soci, per un totale complessivo pari a circa 1,9 miliardi di dollari, più il versamento, attraverso la liquidità disponibile di Fiat, di 1,75 miliardi di dollari. Inoltre, con il sindacato della Uaw è stato stipulato un memorandum d’intesa che prevede “ulteriori contribuzioni da parte di Chrysler Group al Veba Trust per un importo complessivo pari a 700 milioni di dollari in quattro quote paritetiche pagabili su base annua”.

È dunque evidente che ai 3,65 miliardi vanno aggiunti i 700 milioni interamente sborsati dalla società americana: il prezzo pagato da Fiat (tramite la stessa Chrysler) per arrivare al 100% del 3° gruppo automobilistico made in Usa, sale così a 4,35 miliardi, cifra superiore ai 4,2 miliardi che negli ultimi tempi si diceva che il gruppo del Lingotto avesse messo sul piatto per trovare un accordo con il Fondo pensione del sindacato Uaw.

E ancora, si deve notare che tra i due gruppi c’è una sproporzione produttiva a vantaggio di quello americano, che induce molti analisti a ritenere che la Fiat sposterà il proprio baricentro (oltre che la sede legale) negli States, rinunciando definitivamente ad investire in Italia e abbandonando il progetto “Fabbrica Italia”, più volte trionfalisticamente annunciato da Marchionne, con la previsione di 20 miliardi di euro di investimenti, del quale si sono perse le tracce, come testimonia la scarsità di nuovi modelli lanciati dal gruppo, per fronteggiare una concorrenza sempre più agguerrita e una domanda di auto dalle caratteristiche innovative, sul piano del design, del risparmio energetico e delle tecnologie.

Una scelta di questo tipo provocherebbe inevitabilmente pesanti ripercussioni sui già compressi livelli di occupazione, emblematicamente rappresentati dalla chiusura dello Stabilimento di Termini Imerese in Sicilia, rendendo fondate le perplessità avanzate nei confronti di un’operazione che appare più espressiva di alchimie finanziarie, benedette sul piano politico dall’Amministrazione-Obama, che di tipo produttivo per rafforzare la presenza di Fiat in Italia e in Europa.

Sono sensate quindi, le richieste di parte sindacale, segnatamente della Fiom, e di alcuni settori del nostro mondo politico, di un tavolo a Palazzo Chigi con i vertici del Lingotto, per capire meglio i termini dell’accordo per l’acquisizione di Chrysler e per ottenere serie garanzie di investimenti nel nostro paese da parte di un gruppo che ha ottenuto storicamente dalle nostre istituzioni generosi finanziamenti pubblici: casse integrazioni straordinarie e rottamazioni, a fronte delle quali non ci possono essere ulteriori licenziamenti e riduzioni della presenza industriale di Fiat in Italia.

Maurizio Ballistreri
Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento